Ogni giorno di più il caso Sardegna sembra il riassunto o la fotografia di una certa politica. In primo luogo, il personaggio Solinas: astuto e manipolatore, ha cercato invano la candidatura per un altro mandato fingendo d’ignorare che i sondaggi lo relegano all’ultimo posto nel gradimento dell’elettorato. Ciò nonostante, ha goduto a lungo del sostegno di Salvini. Per quali altri meriti, non è dato sapere. Ovviamente c’è una ragione ed è tutta politica, poco a che vedere con i destini dell’isola. Nel gioco di scacchi interno a una coalizione tenuta insieme solo dalla convenienza a breve termine, la Lega è sempre più debole rispetto a un socio, il partito meloniano, determinato ad allargare gli spazi di potere con le buone o le cattive. E la Sardegna è lo snodo in cui qualcuno potrebbe perdere la faccia e altri cantare vittoria. Lo strano vertice di ieri, in apparenza senza risultati, completa la fotografia e dimostra la difficoltà leghista.
Secondo punto. C’è un candidato che si consi…
Ogni giorno di più il caso Sardegna sembra il riassunto o la fotografia di una certa politica. In primo luogo, il personaggio Solinas: astuto e manipolatore, ha cercato invano la candidatura per un altro mandato fingendo d’ignorare che i sondaggi lo relegano all’ultimo posto nel gradimento dell’elettorato. Ciò nonostante, ha goduto a lungo del sostegno di Salvini. Per quali altri meriti, non è dato sapere. Ovviamente c’è una ragione ed è tutta politica, poco a che vedere con i destini dell’isola. Nel gioco di scacchi interno a una coalizione tenuta insieme solo dalla convenienza a breve termine, la Lega è sempre più debole rispetto a un socio, il partito meloniano, determinato ad allargare gli spazi di potere con le buone o le cattive. E la Sardegna è lo snodo in cui qualcuno potrebbe perdere la faccia e altri cantare vittoria. Lo strano vertice di ieri, in apparenza senza risultati, completa la fotografia e dimostra la difficoltà leghista.
Secondo punto. C’è un candidato che si considera ormai in corsa: il sindaco di Cagliari, Truzzu, sostenuto appunto da FdI. Difficile dargli torto: è lui l’uomo designato dalla destra che conta, a dimostrazione che lo scontro intestino ha già avuto un primo epilogo. La scelta, almeno nell’isola, non è il frutto di una mediazione ma di un braccio di ferro. Dove Salvini può solo negoziare un paracadute per il suo protetto Solinas; e non per generosità verso quest’ultimo, bensì perché è il solo modo di attutire il colpo ricevuto. Ci sarebbe un’altra strada che in realtà è una minaccia estrema: presentare una lista autonoma e dunque spezzare anche sul piano formale l’alleanza con FdI e Forza Italia. Una minaccia, appunto, una carta un po’ disperata calata sul tavolo. Quale sarebbe il risultato? Forse quello di far naufragare il rivale Truzzu, ma con l’esito di regalare un vantaggio magari decisivo al centrosinistra. Del resto, una lista Solinas sostenuta solo dalla Lega o magari del tutto autonoma non riuscirebbe a entrare nel Consiglio regionale. E i riflessi sul piano nazionale sarebbero, questi sì, imprevedibili.
La sensazione è che Salvini abbia già capito l’antifona, ma abbia bisogno di tempo per comunicare le novità all’esterno e soprattutto per svincolarsi dalle pressioni di Solinas, il cui ascendente su di lui è singolare. Di sicuro il ministro delle Infrastrutture non ha intenzione di abbandonare il governo, dove ha tanto da fare, cominciando dal famoso ponte sullo Stretto. Nessun Papeete delle nevi, insomma. Il che comporta la ricerca di un compromesso a proposito delle altre regioni, per rintuzzare tra l’altro l’insidia di Giorgia Meloni sul Veneto, dove si voterà l’anno prossimo e dove peraltro il presidente Zaia ha le caratteristiche per essere l’interlocutore ideale della premier nella nuova fase post-europee: pragmatico, efficiente, uomo del territorio senza ambizioni di protagonismo nazionale. Una Lega che tornerebbe alle origini.
Sullo sfondo, assistiamo al solito scenario: si espande il “melonismo” sulle ali dei sondaggi più recenti, e si rattrappisce la Lega. Il rumoroso dinamismo di Salvini, le quotidiane polemiche che continueranno fino alle elezioni servono a frenare la discesa, forse a consolidare una percentuale non esaltante. Pochi credono che saranno sufficienti per risalire la china in modo significativo. Il presidente del Consiglio da tempo ha scommesso su se stessa e sulla sua capacità di “leadership” nell’Italia che un tempo seguiva Berlusconi. Viceversa, la Sardegna conferma i limiti dell’alleato/rivale Salvini. Solo un politico rafforzato dal più largo consenso può pensare a rompere una coalizione. Un politico debole deve fare buon viso a cattivo gioco e proteggersi in vista di tempi migliori.