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Il veleno dell’islamofobia indebolisce i nostri diritti

Esplosioni a Gaza

 (reuters)
Dal 7 di ottobre ad oggi, negli Stati Uniti viene segnalato un netto aumento degli episodi di odio contro ebrei e musulmani
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In inglese li chiamano hate-crimes. Sono quei reati motivati da ostilità e pregiudizi basati su razza, religione, orientamento sessuale o disabilità. Dal 7 di ottobre ad oggi, negli Stati Uniti viene segnalato un netto aumento degli episodi di odio contro ebrei e musulmani. Dei casi di antisemitismo denunciati dall'Anti-Defamation League ci ha raccontato in modo esteso Maurizio Molinari. I quotidiani internazionali generalmente ne parlano accompagnandoli a speculari denunce di islamofobia. Tra il 7 ottobre e il 2 dicembre, il Council on American-Islamic Relations ha registrato 2.171 richieste di aiuto, con un aumento del 216% rispetto allo stesso periodo del 2022.

In un sobborgo di Chicago, Joseph Czuba ha pugnalato 26 volte Wadea Al-Fayoume, un bambino palestinese-americano di 6 anni, uccidendolo. Al…

In inglese li chiamano hate-crimes. Sono quei reati motivati da ostilità e pregiudizi basati su razza, religione, orientamento sessuale o disabilità. Dal 7 di ottobre ad oggi, negli Stati Uniti viene segnalato un netto aumento degli episodi di odio contro ebrei e musulmani. Dei casi di antisemitismo denunciati dall'Anti-Defamation League ci ha raccontato in modo esteso Maurizio Molinari. I quotidiani internazionali generalmente ne parlano accompagnandoli a speculari denunce di islamofobia. Tra il 7 ottobre e il 2 dicembre, il Council on American-Islamic Relations ha registrato 2.171 richieste di aiuto, con un aumento del 216% rispetto allo stesso periodo del 2022.

In un sobborgo di Chicago, Joseph Czuba ha pugnalato 26 volte Wadea Al-Fayoume, un bambino palestinese-americano di 6 anni, uccidendolo. Alcune settimane dopo, il 48enne Jason James Eaton ha sparato a tre studenti universitari palestinesi-americani che indossavano la kaffiyeh. A New York, una donna musulmana è stata colpita al petto da un uomo. Il 7 novembre a Brooklyn, Hadasa Bozakkaravani, 48 anni, ha lanciato una tazza di caffè caldo verso un uomo che indossava una kaffiyeh e che era con suo figlio di 18 mesi accusandolo di essere un terrorista. Il 27 ottobre 2023, Robert Wolcott, 61 anni, è stato arrestato dopo aver detto a una donna musulmana e a suo figlio di "tornare nel loro paese, terroristi", e avergli sputato addosso. Il 24 ottobre Kenneth Pinkney, 47 anni, è stato arrestato per aver aggredito un’impiegata musulmana a cui ha strappato l'hijab colpendola in faccia. Il 18 ottobre a New York un uomo ha strappato l’hijab a una sedicenne, urlandole “sei una terrorista”. Il 7 novembre, Stuart Seldowitz, 64 anni, ex dipendente del governo federale, ha molestato un venditore di cibo halal accusandolo di sostenere Hamas, deridendo l'Islam e commentando "se uccidessimo 4.000 bambini palestinesi, non sarebbe abbastanza”. Il 7 novembre, in Sylvania, Ohio, un uomo ha lasciato una bambola decapitata nel cortile di una casa che esponeva una bandiera palestinese. Il 25 ottobre a Washington, un palestinese ha trovato una nota con la scritta “morte a tutti i palestinesi” nel suo ufficio presso l'American University.

Un deputato tedesco di origini curdo-siriane ha ricevuto biglietti minacciosi contenenti vetro e feci. Una testa di maiale è stata lasciata vicino al sito proposto per una moschea in Inghilterra. Secondo la polizia britannica, i crimini d’odio contro i musulmani nel Regno Unito sono aumentati del 140% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Sempre nel Regno Unito vengono riportati moltissimi incidenti nelle università e nelle scuole, dove si assiste ad un incremento di insulti ai musulmani, spesso accusati di essere tutti terroristi. Anche gli atti di vandalismo sono aumentati: spray rosso sangue è stato ripetutamente trovato sulle cancellate di bar e negozi arabi. Questi sono solo alcuni esempi di una situazione altamente preoccupante.

Alcuni governi europei hanno specificamente invitato i musulmani a prendere pubblicamente le distanze dall’antisemitismo, come se in Europa questa fosse una loro esclusiva. Sarebbe invece indispensabile promuovere misure antidiscriminatorie e di eguaglianza incentrate su protezione, prevenzione ed educazione, efficaci contro pregiudizi, discriminazioni e comportamenti razzisti in generale.

Gli uni e gli altri sono dati allarmanti, ma invece che tratteggiare i contorni di fenomeni più estesi, col rischio di delegittimare chi porta avanti critiche e analisi più complesse, andrebbero isolati. Nessuno di buon senso approva le azioni antiebraiche, così come nessuno di buon senso ha provato altro che orrore per il 7 di ottobre e la cattura degli ostaggi. Confondere le piazze e i palestinesi con Hamas, confondere i musulmani con i terroristi è un grave errore. E vale ovviamente il contrario: molti ebrei e israeliani condannano il massacro di Gaza e le violenze nella West Bank.

Ciò che avrei voluto sentire forte e chiaro da Israele e dal mondo sarebbe stata una condanna spietata nei confronti di Hamas, con conseguenti provvedimenti legali che si distinguessero nettamente dagli schemi della violenza indiscriminata. Invece bisogna ricordare che mentre la Palestina ha aderito allo Statuto di Roma e assunto l’obbligo di cooperazione nei confronti della Corte Penale Internazionale (ICC), Israele non la riconosce. Ciò significa che qualora la Corte volesse indagare ed esercitare un’azione penale tanto nei confronti di cittadini israeliani, quanto di esponenti di Hamas, le autorità palestinesi avrebbero l’obbligo di cooperare, garantendo l’accesso al territorio per le eventuali attività d’indagine, mentre Israele, che lo controlla, lo negherebbe.

Si è preferito legittimare, con gravissime implicazioni, la punizione collettiva nei confronti della società civile palestinese, mentre sarebbe stato auspicabile punire i crimini di Hamas attraverso il sostegno all’indagine delle corti internazionali. Di fatto si è scelto di esporre la Corte penale internazionale e le Nazioni Unite ad un processo di gravissima delegittimazione.

In nome delle pietre di inciampo che ho posto con i miei figli a Trieste in ricordo dei nostri morti ad Auschwitz, e sapendo quanto il mio nonno ebreo abbia sofferto l’esilio, è soprattutto agli ebrei italiani che chiedo, se tanto dolore inflitto nei confronti di un altro popolo sia la macchia che desideriamo portarci addosso. Non era forse proprio questa l’occasione per insegnare qualcosa alla storia, prendere le distanze dagli atti di Hamas e proporre di meglio? Il vero antidoto alle bugie è non raccontarne, essere onesti innanzitutto con noi stessi: stiamo facendo il possibile per contrastare i fanatismi, perseguire la pace e la giustizia e interrompere la spirale dell’odio?

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