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Come pesa in Italia il fattore Trump

Per Giorgia Meloni non sarà semplice restare fedele alla linea atlantica, essere amica del nuovo potere americano e al tempo stesso tenere a bada le suggestioni destrorse
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L’ipotesi di un ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca è ancora lontana, ma meno di una settimana fa, dopo le primarie in Iowa stravinte dall’ex presidente. Ne deriva che in prospettiva europea il problema si pone e in Italia riguarda sia la maggioranza di governo sia l’opposizione.

Rispetto a due anni fa la situazione geopolitica si è molto complicata, caricandosi di contraddizioni. Rispetto all’invasione dell’Ucraina, Giorgia Meloni ha sempre seguito la linea di solidarietà atlantica, e quindi di totale solidarietà a Kiev, che era già di Mario Draghi. Attraverso questa via la giovane premier, all’inizio sconosciuta all’estero, ha stabilito un rapporto solido con l’amministrazione Biden.

In seguito, l’esecutivo di destra-centro ha manifestato vicinanza a Israele per gli attentati del 7 ottobre e ha condannato con fermezza gli episodi di antisemitismo. Il governo si è comportato insomma come un socio attivo dell’alleanza occidentale.

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L’ipotesi di un ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca è ancora lontana, ma meno di una settimana fa, dopo le primarie in Iowa stravinte dall’ex presidente. Ne deriva che in prospettiva europea il problema si pone e in Italia riguarda sia la maggioranza di governo sia l’opposizione.

Rispetto a due anni fa la situazione geopolitica si è molto complicata, caricandosi di contraddizioni. Rispetto all’invasione dell’Ucraina, Giorgia Meloni ha sempre seguito la linea di solidarietà atlantica, e quindi di totale solidarietà a Kiev, che era già di Mario Draghi. Attraverso questa via la giovane premier, all’inizio sconosciuta all’estero, ha stabilito un rapporto solido con l’amministrazione Biden.

In seguito, l’esecutivo di destra-centro ha manifestato vicinanza a Israele per gli attentati del 7 ottobre e ha condannato con fermezza gli episodi di antisemitismo. Il governo si è comportato insomma come un socio attivo dell’alleanza occidentale.

New Delhi (India), 9 settembre 2023: Giorgia Meloni e Joe Biden al G20

 (ansa)

Ora, con l’inasprirsi della crisi in Medio Oriente, prevale invece una maggiore prudenza. Di fronte alla missione militare americana e inglese nel Mar Rosso contro i ribelli filo-iraniani, l’Italia ha evitato di esporsi, nonostante che la minaccia alla libertà di navigazione colpisca in modo diretto i nostri interessi economici.

L’argomento formalmente corretto è che bisogna interpellare il Parlamento prima di impegnare le Forze Armate. E in ogni caso la preferenza del governo va a un’iniziativa europea distinta da quella Usa, ma raccordata con essa.

Di fatto l’Unione è assente, per cui sono prevedibili tempi lunghi nella migliore delle ipotesi. C’è la Spagna che si è già chiamata fuori e il responsabile della politica estera europea, Borrell, non ha ancora presentato un progetto d’intervento. Sullo sfondo, la Germania è sottosopra per le agitazioni degli agricoltori; il che non ha un nesso diretto con le vicende del Mar Rosso, ma indica una debolezza della nazione considerata da decenni la guida dell’Unione.

In tutto questo si colloca l’ipotesi Trump. Se si deve dar credito ai suoi programmi, a novembre potrebbe essere eletto un presidente che detesta l’Europa e in particolare proprio la Germania; che ostenta l’amicizia con Putin e in generale interpreta un sentimento isolazionista (e protezionista) come non si vedeva da tempo. Un’America che si dichiara pronta a espellere i migranti e considera il muro al confine Sud non tanto un modo per proteggersi dai messicani, quanto una barriera contro il resto del mondo.

Come è ovvio, nulla vieta di immaginare e sperare che un Trump al secondo mandato si dimostri diverso dai suoi proclami e offra qualche sorpresa positiva. Ma siamo nel campo delle supposizioni. Al momento Trump è sinonimo di ribaltamento dell’approccio euro-atlantico, spina dorsale del governo di destra-centro nella versione Meloni. In teoria dobbiamo aspettarci una ripresa della linea filo-russa oggi silente nella maggioranza, vedi la Lega.

Del resto, anche nell’opposizione riprenderanno fiato i fautori di un’Europa più distante dall’America. Non solo sull’Ucraina. È un paradosso, ma una parte del centrosinistra, ossia i 5S, può trovarsi in sintonia con Trump sulla guerra in Ucraina. E su questo mettere in difficoltà il Pd.

Lo stesso può accadere a destra. La premier ha costruito un rapporto con la Casa Bianca e con l’establishment atlantico in funzione anti-Putin. Ora i trumpiani incoraggeranno l’estrema destra nei vari Paesi europei, formazioni a vario titolo simpatizzanti con il Cremlino.

Per Giorgia Meloni non sarà semplice restare fedele alla linea atlantica, essere amica del nuovo potere americano e al tempo stesso tenere a bada le suggestioni destrorse. La cautela rispetto al Mar Rosso si spiega anche con gli sviluppi geopolitici e la difficoltà delle scelte.

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