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Le ombre sul Cancelliere

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La protesta degli agricoltori blocca le strade e paralizza la capitale, il Vice Cancelliere deve rinunciare a scendere da un traghetto a causa delle minacce di una folla di dimostranti inferociti sul molo, l’agitazione dei ferrovieri in sciopero provoca disagi e danni senza precedenti. C'è disorientamento tra la gente e nella politica, accade in Germania, oggi. I segni della stabilità e della fiducia, un tempo marchio della società tedesca, sono scomparsi. Cedono il posto a incertezze, insoddisfazioni e paure. L’economia non aiuta più, gli indici negativi sono lì a dimostrarlo già da un po’. Ma è l’atmosfera generale a essere pesante ed è difficile consolarsi col vecchio adagio tedesco che vuole la situazione migliore dell’umore. Né si vede bene da dove potrebbe venire un colpo d’ala, per ridare vigore e speranza alla Germania.
Il governo di Berlino galleggia tra tensioni e strappi, assorbito da un’estenuante ricerca di sintesi in seno alla coalizione tripartita. E’ protetto dallo scudo della sfiducia costruttiva (art. 67 della Costituzione), usata con successo solo una volta nella storia della Bundesrepublik, nel 1982, quando Kohl spodestò Schmidt. I governi vivono fino alla loro scadenza naturale, ma sull’esecutivo di Olaf Scholz le ombre non sono poche.

In Germania le prossime elezioni europee non sono considerate un sondaggio decisivo sul consenso ai partiti. E’ sulle elezioni regionali di settembre in Brandeburgo, Sassonia e Turingia, che si concentra l’attenzione: in quei tre Länder orientali l’Afd è il primo partito, rispettivamente con il 32%, il 34% e il 36% delle intenzioni di voto, mentre a livello nazionale è il secondo partito, dietro la Cdu/Csu, con il 22% dei consensi. La tendenza è in crescita.
Resta così in primo piano la capacità di attrazione dell’estrema destra, specie nelle regioni orientali, che si sentono ancora diverse e trascurate a oltre trenta anni dalla riunificazione. Allora, nella ex-Ddr cambiò tutto, radicalmente. All’Ovest invece cambiarono al massimo i codici postali, come qualcuno ammette oggi. E’ la storia di un trapianto complesso e dei rischi di rigetto. Se negli ultimi anni le sfide globali hanno imposto pesanti adattamenti (globalizzazione, migrazioni, clima, etc.), soprattutto la Germania ex-comunista rifiuta altri cambiamenti e insegue un’utopia fatta di chiusure e finte protezioni.

L’Afd distribuisce ricette sbrigative, capaci di conquistare le piazze più provate; la sua opposizione è frontale, il linguaggio durissimo, anche ai limiti dell’eversione, frutto di una progressiva radicalizzazione negli anni. Si riaffaccia l’idea di mettere fuori legge il partito o qualche leader con propositi incendiari, ma giustamente ai tribunali si preferisce il confronto politico. A frammentare ancor più il quadro della vecchia politica, ora si aggiungono altre due formazioni, il Movimento Sarah Wagenknecht nata da una costola della Linke con lo sguardo anche a destra, e la WerteUnion di Georg Maaßen fuoriuscito dall’ala conservatrice della Cdu.
Sul piano federale, il cordone sanitario per isolare il virus dell’estrema destra regge. Nei Länder orientali le cose potrebbero essere più fluide, al di là delle prese di distanza. Ha colpito, da ultimo, la rivelazione del piano elaborato in segreto da AfD e altri per la “remigrazione” forzata di stranieri residenti in Germania, più che discutibile sotto il profilo giuridico ma non lontana da vari taciti auspici.

La verità è che la guerra alle porte e la stretta finanziaria hanno compresso i margini di investimento e crescita, incrinando lo stesso modello tedesco, generoso dispensatore di servizi e opportunità. La dimensione locale non spiega tutto, l’anti-europeismo radicale dell’AfD non viene solo dall’avversione di chi all'Est avendo conquistato da poco la sovranità detesta quanti vorrebbero condividerla con l’Europa. C’è di più, se fasce consistenti di popolazione voltano comunque le spalle con sufficienza al sistema su cui la Germania ha prosperato per decenni. Ci sono ansie da riconoscere, assicurazioni da fornire, nuovi programmi da disegnare senza impuntature ideologiche. L’offerta politica va aggiornata con coraggio e comunicata meglio che con le mezze frasi di un Cancelliere debole. Non sarà l’epilogo della democrazia tedesca, ma nei prossimi mesi l’allarme potrebbe risuonare più in profondità, non solo in Germania.












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