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Il governo e l’Ue, si può rimediare al danno sul Mes

Giorgia Meloni e Giuseppe Conte

 (ansa)
La ratifica del Meccanismo europeo di stabilità è stata una delle vittime della campagna elettorale e della competizione tra FdI e Lega. Ma le condizioni potrebbero cambiare dopo le elezioni europee
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Il leader dei Cinque Stelle e la presidente del Consiglio si sono presentati di fronte al Gran Giurì d’Onore della Camera per difendere i loro rispettivi punti di vista sulla questione delle responsabilità del governo che nel 2021 aveva autorizzato la firma del trattato che riformava il Mes. La questione cioè se quel governo avesse o meno i poteri per autorizzare la firma di un trattato internazionale.

Mentre l’Italia attende il giudizio su una questione ormai poco più che di lana caprina perché superata dagli eventi, si possono intanto ricordare alcuni fatti incontrovertibili.

Il primo è che la revisione del Mes fu negoziata, con successo, dal primo governo Conte, in particolare dal ministro Tria, che riuscì tra l’altro ad eliminare dal progetto alcune disposizioni potenzialmente pericolose per l’Italia. Che quell’intesa fu approvata dal governo nella sua collegialità, e dalla maggioranza che lo sosteneva. Che ne faceva parte la Lega, che poi con grande coerenza ha condotto la s…

Il leader dei Cinque Stelle e la presidente del Consiglio si sono presentati di fronte al Gran Giurì d’Onore della Camera per difendere i loro rispettivi punti di vista sulla questione delle responsabilità del governo che nel 2021 aveva autorizzato la firma del trattato che riformava il Mes. La questione cioè se quel governo avesse o meno i poteri per autorizzare la firma di un trattato internazionale.

Mentre l’Italia attende il giudizio su una questione ormai poco più che di lana caprina perché superata dagli eventi, si possono intanto ricordare alcuni fatti incontrovertibili.

Il primo è che la revisione del Mes fu negoziata, con successo, dal primo governo Conte, in particolare dal ministro Tria, che riuscì tra l’altro ad eliminare dal progetto alcune disposizioni potenzialmente pericolose per l’Italia. Che quell’intesa fu approvata dal governo nella sua collegialità, e dalla maggioranza che lo sosteneva. Che ne faceva parte la Lega, che poi con grande coerenza ha condotto la sua battaglia vincente contro la ratifica. E infine che l’azionista di riferimento era proprio quel M5S che a dicembre si è opposto alla ratifica con motivazioni incomprensibili.

Tutto questo per cercare di venire a capo di una vicenda che ha messo in dubbio l’affidabilità dell’Italia di fronte ai partner europei, che ha indebolito la posizione del governo su altri dossier, che ha impedito l’entrata in vigore del Mes riformato ma lascia operativo il Mes originario, e che sottoporrà il governo a periodiche pressioni per arrivare a una soluzione che consenta l’entrata in vigore e l’operatività di un Mes in grado di intervenire nel caso di gravi crisi bancarie.

I fatti sono semplici. Il Meccanismo europeo di stabilità era stato creato nel 2012, con un capitale iniziale sottoscritto di 700 miliardi di euro (di cui solo 80 versati dagli Stati membri parti dell’accordo) e con la possibilità di finanziarsi emettendo obbligazioni sui mercati. La sua funzione fondamentale era concedere assistenza finanziaria (con prestiti sottoposti a determinate condizioni) a Paesi membri con difficoltà di accesso ai mercati finanziari.

Nel 2021 era stata adottata (con un accordo sottoscritto anche dall’Italia) una limitata riforma del Mes, con la quale si era prevista la possibilità di mettere a disposizione anche una rete di sicurezza finanziaria al Fondo di risoluzione comune per le banche.

Di fatto un’ulteriore garanzia della possibilità di intervenire, con uno strumento comune, per contenere i rischi di contagio nel caso di crisi bancarie. E una utile misura di completamento dell’unione bancaria.

Niente quindi di drammatico. Ma solo un’estensione delle responsabilità di questo (raro) strumento comune di contenimento delle crisi. E la riforma è stata ratificata da tutti gli altri Paesi dell’Eurozona, che non condividono le preoccupazioni dei partiti italiani della maggioranza.

Nella prospettiva dell’avvicinarsi della scadenza per la ratifica, e in presenza di pressioni dei nostri partner e delle istituzioni europee, il governo e la maggioranza che lo sostiene hanno cercato di prendere tempo sulla ratifica, perché vincolati da pregresse dure (quanto ingiustificate) prese di posizione contro il Mes, identificato come un perverso strumento che avrebbe reintrodotto politiche di austerity, lo spettro della troika e condizionamenti nelle scelte di politica economica.

È poi seguita una fase confusa in cui l’esecutivo ha tentato di condizionare la ratifica del Mes, secondo un’improbabile logica del “pacchetto”, a contropartite e compensazioni su altri dossier (mai specificati). Salvo poi contraddirsi e affossare la ratifica in Parlamento dopo l’accordo raggiunto a Bruxelles su una riforma del Patto di Stabilità, certo non ottimale, ma che il governo aveva accolto positivamente e come migliorativa delle regole vigenti.

Oggi il danno è fatto. Anche perché la mancata ratifica italiana impedisce l’entrata in vigore dell’accordo e impedisce al Mes riformato di diventare operativo e di essere utilizzato nel caso di gravi crisi bancarie nell’Eurozona.

Ma si può rimediare. Certo non rilanciando l’idea di ulteriori riforme del Mes, che dovrebbero trasformarlo in uno strumento in grado di mobilizzare risorse destinate a finanziare le transizioni energetica e digitale. In primo luogo perché non ci sono le premesse politiche. E poi perché una proposta di questo tipo presupporrebbe ben altra credibilità.

In effetti non c’è che una sola via di uscita, semplice e praticabile se ci sarà la volontà politica. La ratifica del Mes è stata una delle vittime della campagna elettorale e della competizione fra Fratelli di Italia e Lega.

Ma le condizioni potrebbero cambiare dopo le elezioni europee. A quel punto il governo dovrebbe riproporre la ratifica del Mes, collegando l’approvazione del disegno di legge di autorizzazione alla ratifica a un impegno, che il Parlamento potrebbe chiedere al governo, a subordinare una eventuale richiesta di assistenza del Mes a un voto del Parlamento.

Un gesto di questo tipo all’inizio della nuova legislatura europea aiuterebbe a recuperare la credibilità di cui il governo avrà bisogno per affrontare altri dossier più delicati e importanti anche per i nostri interessi nazionali.

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