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La storia di Marco e i diritti della vita inattesa

Milano, una manifestazione per i diritti Lgbtq+

 (fotogramma)

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La maternità, come molte altre cose, forse tutte, è una relazione. Che la madre sia diventata un uomo è una notizia solo perché siamo un Paese retrivo. E lo siamo perché abbiamo un governo che inibisce i nostri desideri e la nostra immaginazione
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La storia di Marco, che è un nome di fantasia e aspetta un bambino, ha il peso e il volume dell’Italia di oggi. Marco ha seguito una terapia ormonale, si è mastectomizzato, il tribunale ha autorizzato rettifica di attribuzione di sesso e cambio di nome sui documenti. Marco per lo Stato italiano è un uomo. Durante la visita preparatoria per l’operazione di asportazione dell’utero, i medici si accorgono che Marco aspetta un bambino.

La situazione pone ovviamente questioni mediche, che riguardano la relazione tra gravidanza e ormoni e la salute di chi aspetta e di chi è atteso, per esempio.

Pone questioni giuridiche perché Marco, a parto avvenuto, sarà madre biologica e padre legale.

Pone questioni politiche perché siamo un Paese dove i cittadini e le cittadine italiani, omosessuali e transgender, hanno tutti i doveri ma non tutti i diritti, nel quale la gestazione per altri ha rischiato di essere dichiarata “reato universale”, nel quale i bambini e le bambine nate da coppie omogenitoria…

La storia di Marco, che è un nome di fantasia e aspetta un bambino, ha il peso e il volume dell’Italia di oggi. Marco ha seguito una terapia ormonale, si è mastectomizzato, il tribunale ha autorizzato rettifica di attribuzione di sesso e cambio di nome sui documenti. Marco per lo Stato italiano è un uomo. Durante la visita preparatoria per l’operazione di asportazione dell’utero, i medici si accorgono che Marco aspetta un bambino.

La situazione pone ovviamente questioni mediche, che riguardano la relazione tra gravidanza e ormoni e la salute di chi aspetta e di chi è atteso, per esempio.

Pone questioni giuridiche perché Marco, a parto avvenuto, sarà madre biologica e padre legale.

Pone questioni politiche perché siamo un Paese dove i cittadini e le cittadine italiani, omosessuali e transgender, hanno tutti i doveri ma non tutti i diritti, nel quale la gestazione per altri ha rischiato di essere dichiarata “reato universale”, nel quale i bambini e le bambine nate da coppie omogenitoriali possono perdere improvvisamente, o hanno già perso, un genitore e due nonni e dover affrontare un percorso giuridico per riacquisirli.

Mi chiedo pure quale enorme questione rappresenti Marco per le associazioni pro-vita i cui cartelloni urlano, per esempio, “Basta confondere l’identità sessuale dei bambini nelle scuole. Stop gender e carriera alias”. System Error.

Marco e la sua gravidanza al quinto mese rendono evidente quanto la nostra politica si occupi e legiferi vanamente su questioni che sono già superate dalla realtà. E che in fondo lo sono sempre state perché i corpi umani fanno ciò che vogliono oltre qualsiasi legislazione, ideologia, intenzione, temperie politica. Il desiderio è mutevole, disordinato, e personalmente credo che non ci siamo estinti proprio perché desideriamo.

Nel primo mese dell’anno 2024 mentre in Italia governano partiti conservatori che, nel migliore dei casi, predicano in pubblico comportamenti che non riescono a mantenere in privato, in cui gli antiabortisti si sentono spalleggiati, in cui la parità salariale tra uomini e donne è, nel migliore dei casi, un orizzonte e in cui gli obiettori fanno ascoltare a una donna che vuole abortire il battito del feto, arriva Marco e rende evidente quanto per vivere in accordo al desiderio, prima ancora che la legislazione, debba esserci la capacità di accettare l’esistenza dell’inatteso.

Anche a un uomo che voglia abortire sarà fatto ascoltare il battito del feto? Macabra proposta che non guarda con carità ai corpi. Marco invece è l’opposto del macabro perché il desiderio, qualsiasi esso sia, è l’opposto del macabro.

Vista la situazione, consiglio a tutti di leggere o rileggere il romanzo La signora trasformata in volpe di David Garnett (Adelphi, traduzione di S. Pareschi) che comincia con quella che mi è sempre parsa una grande intuizione e adesso descrive il nostro presente italiano: “Gli avvenimenti portentosi o soprannaturali non sono particolarmente rari, semmai hanno una cadenza irregolare. Magari nel corso di un secolo non accade neppure un prodigio degno di tal nome, e poi capita che ne arrivino tanti tutti insieme”.

La vicenda raccontata nel romanzo è quella di un uomo che, nonostante la moglie una mattina si svegli volpe e via via si inselvatichisca, continua ad amarla e trova un modo di vivere con lei. La signora è diventata volpe, ma l’amore e l’attitudine alla cura, che è più dell’amore, è rimasto lo stesso.

La maternità, come molte altre cose in questa vita, forse tutte, è una relazione. Che la madre sia diventata un uomo è una notizia solo perché siamo un Paese retrivo e lo siamo perché abbiamo un governo che inibisce i nostri desideri e la nostra immaginazione raccontando che esiste una sola famiglia, una sola patria e un solo modo di stare al mondo, un solo modo di avere figli.

Quando una donna diventa volpe e tutto può funzionare, siamo in quella grande disciplina che accoglie gli umani i loro desideri, le loro mancanze o eccessi e si chiama letteratura. Siamo nel luogo principe che immaginando forme di vita, ci esercita a pensare possibilità e dunque diritti per quelle forme di vita inattese.

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