Press Parliament Party. Le tre P del liberalismo: stampa parlamento partito. Non c’è bisogno di spiegare quanto tutto ciò sia alla base anche della democrazia. Che certamente va oltre il liberalismo, perché esige anche uguali diritti e anche l’intervento pubblico dello Stato per garantirli effettivamente. Ma che privata di quel nucleo è snaturata. Senza quel nucleo è impossibile approssimarsi all’obiettivo che la politica moderna — tanto quella liberale quanto quella democratica — si pone: l’obiettivo della trasparenza. Cioè del controllo sempre più pieno che i cittadini devono esercitare sulla politica: al sorgere delle istituzioni queste devono essere oggetto di un preciso atto di volontà popolare (il potere costituente), mentre il loro funzionamento a regime deve essere ragionevolmente controllabile dai partiti che ne dibattono in Parlamento, e dalla stampa che esercita il diritto-dovere di critica e di informazione. Il cittadino non può essere un suddito ignaro, o semi-informato, …
Press Parliament Party. Le tre P del liberalismo: stampa parlamento partito. Non c’è bisogno di spiegare quanto tutto ciò sia alla base anche della democrazia. Che certamente va oltre il liberalismo, perché esige anche uguali diritti e anche l’intervento pubblico dello Stato per garantirli effettivamente. Ma che privata di quel nucleo è snaturata. Senza quel nucleo è impossibile approssimarsi all’obiettivo che la politica moderna — tanto quella liberale quanto quella democratica — si pone: l’obiettivo della trasparenza. Cioè del controllo sempre più pieno che i cittadini devono esercitare sulla politica: al sorgere delle istituzioni queste devono essere oggetto di un preciso atto di volontà popolare (il potere costituente), mentre il loro funzionamento a regime deve essere ragionevolmente controllabile dai partiti che ne dibattono in Parlamento, e dalla stampa che esercita il diritto-dovere di critica e di informazione. Il cittadino non può essere un suddito ignaro, o semi-informato, contento di ciò che passa il potere. Dentro l’ordine politico deve essere a casa propria, non confinato in cantina buia o poco rischiarata. L’illuminismo, da questo punto di vista, è ancora all’ordine del giorno.
Tutto ciò è teoria, si dirà: la realtà è un po’ (o molto) più opaca, più sporca. Vero, entro certi limiti. Eppure un omaggio, anche solo formale, alle tre P non può mancare in una democrazia liberale — poiché il nostro Paese non è e non deve essere una democrazia illiberale come altri, nell’Europa dell’Est, lo sono o lo sono stati fino a poche settimane fa — . Ma il punto è che difficilmente qualcuno in Italia si oppone frontalmente al nucleo liberale della politica. Si cerca però in vari modi e da più parti di eroderlo, di restringerlo. Molti poteri non apprezzano la critica; molte forze invitano al conformismo o al disinteresse. E proprio per questo contrastare l’opacità, esercitare la critica e l’opposizione, coltivare il pluralismo delle opinioni, è compito di chi vuole una democrazia funzionante: senza questo dinamismo, senza questa dialettica, senza questa libertà, anche la sostanza materiale della democrazia — l’eguaglianza — è ben difficile da immaginare e da promuovere.
Non è sorprendente che la destra non sia a proprio agio in questo contesto politico e intellettuale. Le sue lontane radici — senza tirare in ballo il fascismo — stanno in culture e in pratiche che privilegiano l’autorità sulla discussione, il potere come decisione rispetto alla dialettica, che guardano con sospetto i partiti. E infatti ecco il premierato elettivo promosso con lo slogan “non lasciate che siano i partiti a scegliere”, ecco il ricorso al popolo sovrano per cortocircuitare ciò che resta delle Camere, a dispetto dell’impianto parlamentare che la Costituzione dà alla politica italiana. Ed ecco una serie di problemi, gravi, con la stampa (all’interno di un contenzioso con l’ordine giudiziario).
Da una parte, nel disegno di legge Nordio, il sacrosanto garantismo, il richiamo al rispetto della privacy, sembrano essere grimaldelli utilizzati per rendere difficile — con la limitazione, in diverse sottili modalità, della libertà d’informazione — la piena comprensione di contesti giudiziari rispetto ai quali i cittadini hanno il diritto di “conoscere per deliberare” (per citare un liberale come Luigi Einaudi). Una democrazia liberale contempera i diritti, non ne mortifica uno a favore di un altro.
Dall’altra, l’insofferenza pubblicamente manifestata dalla Presidente del Consiglio Meloni verso Repubblica e il suo direttore, che hanno una posizione critica rispetto al governo, non è un normale confronto alla pari fra avversari politici: non solo lo squilibrio di potere è troppo evidente, ma le rispettive posizioni sono asimmetriche, e devono rimanerlo.
La critica a mezzo stampa del governo è fisiologica, la risposta sdegnata è stonata, intimidatoria o, nel migliore dei casi, inadeguata e fuori luogo rispetto agli standard di una democrazia liberale. Nella quale ciascuno fa la propria parte: il governo agisce senza scendere in polemiche, in Parlamento maggioranza e minoranza dibattono anche aspramente, la stampa informa, la cultura elabora liberamente le proprie idee, i cittadini sono messi in condizione di comprendere e di votare a ragion veduta. La libertà politica è un bene complesso, fatto di equilibri dinamici: se qualche potere — in questo caso il potere politico — non li rispetta e tenta di alterarli, è a rischio la libertà, non solo della stampa ma di tutti.