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Giorno della Memoria, il grande equivoco su Israele

Visitatori al Museo di Auschwitz-Birkenau (afp)

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Penso in particolare ai nostri studenti, erroneamente convinti che un filo di morte colleghi ed equipari la strage che ha travolto per cinque anni l’Europa con la terribile guerra di Gaza
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Quando vedete, nelle varie rappresentazioni televisive o incontrate in strada, una fitta siepe di bandiere palestinesi agitate con passione e furore da ragazzi delle migliori scuole d’Italia (accade al Tasso ma anche ad Harvard), non sbagliatevi, sul senso di quella focosa dimostrazione.

Non è una comprensibile risposta agli eventi militari subiti o provocati da Israele nei kibbutz assaltati o nella Striscia di Gaza. È, che lo sappiano o no i partecipanti, lo specchio della persuasione che Israele non deve esistere o non ci sarà mai pace.

È questo odio viscerale per l’esistenza dello Stato ebraico che crea un collegamento fra le orribili violenze di Hamas compiute il 7 ottobre e lo sterminio degli ebrei da parte dei nazifascisti che ricordiamo nel Giorno della Memoria.

In apparenza le due posizioni di antagonismo e di odio fra Israele e Palestina si corrispondono: l’uno non vuole l’altro, a nessuna condizione. Sappiamo infatti che la formula dei “due Stati”, fondamento degli acco…

Quando vedete, nelle varie rappresentazioni televisive o incontrate in strada, una fitta siepe di bandiere palestinesi agitate con passione e furore da ragazzi delle migliori scuole d’Italia (accade al Tasso ma anche ad Harvard), non sbagliatevi, sul senso di quella focosa dimostrazione.

Non è una comprensibile risposta agli eventi militari subiti o provocati da Israele nei kibbutz assaltati o nella Striscia di Gaza. È, che lo sappiano o no i partecipanti, lo specchio della persuasione che Israele non deve esistere o non ci sarà mai pace.

È questo odio viscerale per l’esistenza dello Stato ebraico che crea un collegamento fra le orribili violenze di Hamas compiute il 7 ottobre e lo sterminio degli ebrei da parte dei nazifascisti che ricordiamo nel Giorno della Memoria.

In apparenza le due posizioni di antagonismo e di odio fra Israele e Palestina si corrispondono: l’uno non vuole l’altro, a nessuna condizione. Sappiamo infatti che la formula dei “due Stati”, fondamento degli accordi di pace siglati a Oslo nel 1993, è rifiutata sia dall’Israele di Netanyahu che dalla Palestina di Gaza, ovvero da Hamas.

Qui si incastra un equivoco che contamina tutto ciò che sta accadendo. La simmetria delle due posizioni politiche e morali è una tragica apparenza che sfugge persino ai ragazzi colti e informati.

Diciamo per prima cosa che la storia non cambia. Le distese di campi intrisi di sangue e di morte, intorno ad Auschwitz e dovunque sia giunta la mano assassina e potente del nazismo e del fascismo, che si erano prefissi di sterminare il popolo ebraico, sono lì come allora, in una pace tremenda che non sarà mai oltrepassata e cancellata.

Chi vi ha partecipato (gli infiniti scrupolosi Eichmann di tutta un’Europa complice) continua a portarsi sulle spalle e a testimoniare che è accaduto davvero, tutti quei morti sterminati da una follia ideologica come se lo porta sulle spalle ogni italiano che combatte con sprezzo l’antifascismo, cioè la Liberazione e la fine dell’immensa mattanza.

Qui, ho appena scritto, si incastra l’equivoco che contamina la percezione e persino il senso di tutti gli eventi che stiamo vivendo. È un equivoco diffuso con tenacia e bravura da tutto l’antisemitismo del mondo e accolto con tragica ingenuità persino da molti antifascisti.

Penso in particolare ai nostri studenti, agli studenti americani, bastioni fino a poco fa della difesa di Israele, erroneamente convinti che un filo di morte colleghi ed equipari la strage che ha travolto per cinque anni l’Europa con la terribile guerra di Gaza, lasciando indietro lo spaventoso evento del 7 ottobre. Ma non si tratta di confrontare la brutalità delle guerre, o la orrenda potenza che esprimono in modi spaventosi e diversi le guerre contrapposte.

Da dove nasce dunque l’equivoco? Pur sapendo tutto quello che so della guerra di Netanyahu, leader politico pericoloso, so che, avendo vissuto il tempo che ho vissuto, non posso che stare fuori e lontano dalla selva di bandiere palestinesi sventolate da ex compagni perché sembrano non rendersi conto che in palio non c’è il procedere di questo momento terribile bensì la sopravvivenza di Israele.

Tutto nasce quando l’Onu e Israele, nel 1947 dissero sì ai due Stati contigui, ma la Palestina venne indotta a dire no dalle potenze arabe che intendevano rifiutare la nascita di Israele. Quel rifiuto ideologico continua oggi a perdurare nel mondo di tutti quegli estremisti e terroristi — come Hamas — che perseguono la distruzione dello Stato ebraico e l’eliminazione di ogni ebreo.

Ecco perché l’orrore del pogrom del 7 ottobre contro i villaggi del Negev mi riporta alla mente, in questo Giorno della Memoria, la scritta che campeggia sul cancello di Auschwitz “Arbeit macht frei”.

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