Il Pd e il disagio dei cattolici
di Stefano FolliPierluigi Castagnetti è un nome storico del cattolicesimo democratico, vale a dire la sinistra democristiana di un tempo. Come tanti altri, ha aderito al Pd dopo esser stato l’ultimo segretario dell’effimero Partito Popolare e un protagonista della Margherita. La sua idea è che i cattolici debbano essere più incisivi nel loro agire politico, in quanto portatori di valori morali che non sempre sono rappresentati nel dibattito pubblico.
È un tema antico, quello del rapporto tra laici e cattolici, e in passato avrebbe suscitato notevole partecipazione. Oggi, si sa, tutto è sfilacciato.
Castagnetti ha protestato per il caso Anna Maria Bigon, la vicesegretaria del Pd a Verona sospesa e messa in un angolo perché — lei sostiene — i suoi sentimenti le hanno impedito di sostenere in Consiglio regionale la legge sul fine vita (l’eutanasia legale) che il suo partito approvava e che invece è stata affossata.
Secondo Castagnetti è inaccettabile che il Pd non rispetti la libertà di coscienza e…
Pierluigi Castagnetti è un nome storico del cattolicesimo democratico, vale a dire la sinistra democristiana di un tempo. Come tanti altri, ha aderito al Pd dopo esser stato l’ultimo segretario dell’effimero Partito Popolare e un protagonista della Margherita. La sua idea è che i cattolici debbano essere più incisivi nel loro agire politico, in quanto portatori di valori morali che non sempre sono rappresentati nel dibattito pubblico.
È un tema antico, quello del rapporto tra laici e cattolici, e in passato avrebbe suscitato notevole partecipazione. Oggi, si sa, tutto è sfilacciato.
Castagnetti ha protestato per il caso Anna Maria Bigon, la vicesegretaria del Pd a Verona sospesa e messa in un angolo perché — lei sostiene — i suoi sentimenti le hanno impedito di sostenere in Consiglio regionale la legge sul fine vita (l’eutanasia legale) che il suo partito approvava e che invece è stata affossata.
Secondo Castagnetti è inaccettabile che il Pd non rispetti la libertà di coscienza e addirittura punisca i dissidenti; del resto, la segretaria Schlein ha parlato di «sale sulla ferita», a proposito del voto in dissenso della dirigente veronese.
Castagnetti non è l’unico: con lui hanno protestato altri esponenti cattolici, fra cui Delrio. E più in generale si capisce che la vicenda Bigon è solo un aspetto di una questione più generale che riguarda il senso di disagio di un certo mondo nei riguardi del partito per come viene guidato nei passaggi sensibili.
Le ultime uscite di Romano Prodi, intrise di scetticismo, quasi scorate, danno forma politica a questo disagio, che non si esaurisce di sicuro nella dimensione religiosa. Prodi accompagnò con simpatia e attenzione i primi passi della nuova segreteria.
Adesso sembra deluso, come traspare dall’intervista al Corriere, benché in apparenza non si stia preparando a sostenere un’altra figura alla guida del partito. Attende e semmai chiede uno slancio, una capacità di ricucire il tessuto connettivo con il Paese.
Castagnetti e gli altri che fanno riferimento esplicito ai temi etici aggiungono ulteriore disillusione, la più grave in quanto tocca il senso incompiuto del Pd come forza che non riesce a integrare le diverse anime del centrosinistra. E che addirittura non tollera il dissenso individuale.
Alle obiezioni si tende a non rispondere. Tuttavia sui canali social, che sostituiscono le vecchie discussioni in piazza o nelle sezioni, c’è chi definisce “irrilevanti” i dubbi dei cattolici, dal momento che sul piano politico essi non contano più come una volta.
Ovviamente si tratta di una rischiosa forzatura: che pesino meno di un tempo, è vero. Ma è sempre pericoloso irridere un pezzo del Paese che ha dominato la scena per decenni e che oggi assiste, non tanto a una maturazione laica, quanto a un crescente disordine che i partiti faticano a ricomporre. S’intende, i cattolici non pensano in alcun modo di spostarsi verso una nuova forza cattolica tutta da inventare, una forza che non avrebbe le ali per volare.
Il punto è un altro e tocca l’identità del Pd: se non riesce a rappresentare un ventaglio di stati d’animo e sentimenti anche molto diversi, tenendo fermi al tempo stesso alcuni capisaldi dell’azione quotidiana, in politica interna come in politica estera, il partito si consegna a una funzione minoritaria. Ed è destinato alla sconfitta.
Prodi lo dice chiaro: Giorgia Meloni e FdI sembrano imbattibili non tanto per l’azione di governo, che non è certo entusiasmante, quanto per l’assenza di una opposizione credibile. Quindi il disagio dei cattolici nel Pd, segnalato da Castagnetti, non va sottovalutato perché è la spia di un malessere del “Paese profondo” che si sente messo nell’armadio dei ricordi in favore di un confuso radicalismo.