I soliti responsabili
di Bruno Giordano“Non è abbastanza”, aveva detto il presidente Mattarella dopo aver ricevuto la ministra Calderone a seguito del disastro ferroviario di Brandizzo ed averle chiesto quale fosse la strategia per arginare la strage permanente sul lavoro. Il monito di Mattarella, declamato anche nel discorso di insediamento ricordando il giovane Lorenzo Parrelli, morto nell’alternanza scuola-lavoro, è rimasto inascoltato. Un altro operaio ora è morto a Chiari in un cantiere ferroviario. Nella notte del 21 marzo 23, dalla stazione di Nocera Inferiore, un treno merci di ben 20 vagoni, senza motrice, senza nessuno a bordo, si muove da solo per chilometri fino a schiantarsi contro un cantiere ferroviario nei pressi della stazione di Pagani, in quel momento senza persone, altrimenti sarebbe stata una strage. E poi la retromarcia del Frecciarossa a Faenza che urta con un treno regionale, la morte di due macchinisti nello scontro di Corigliano il 29 ottobre. Insomma né la strage di Brandizzo né le parole di Matt…
“Non è abbastanza”, aveva detto il presidente Mattarella dopo aver ricevuto la ministra Calderone a seguito del disastro ferroviario di Brandizzo ed averle chiesto quale fosse la strategia per arginare la strage permanente sul lavoro. Il monito di Mattarella, declamato anche nel discorso di insediamento ricordando il giovane Lorenzo Parrelli, morto nell’alternanza scuola-lavoro, è rimasto inascoltato. Un altro operaio ora è morto a Chiari in un cantiere ferroviario. Nella notte del 21 marzo 23, dalla stazione di Nocera Inferiore, un treno merci di ben 20 vagoni, senza motrice, senza nessuno a bordo, si muove da solo per chilometri fino a schiantarsi contro un cantiere ferroviario nei pressi della stazione di Pagani, in quel momento senza persone, altrimenti sarebbe stata una strage. E poi la retromarcia del Frecciarossa a Faenza che urta con un treno regionale, la morte di due macchinisti nello scontro di Corigliano il 29 ottobre. Insomma né la strage di Brandizzo né le parole di Mattarella hanno costretto qualcuno ad andare oltre le lacrime di coccodrillo recitate il giorno dopo in Parlamento, ad avere il coraggio di affrontare il tema della vigilanza nelle ferrovie dove la sicurezza dovrebbe essere presidiata dall’Agenzia nazionale per la sicurezza ferroviaria e stradale (con pochissimi ispettori per tutta l’Italia ed enormi competenze), dall’Ispettorato nazionale del lavoro, dalle Asl, dalla polizia ferroviaria e finanche dai servizi interni delle ferrovie statali, un privilegio che nessuno rimuove.
La strage di operai, intanto, continua ogni giorno: circa mille nel 2023 secondo le denunce all’Inail, oltre 1400, quasi quattro al giorno, se sommiamo anche i morti che sfuggono alle statistiche ufficiali. Eppure, la stessa ministra Calderone nel novembre 2022 aveva affermato nel corso di un evento Inail, pubblicamente, alla presenza del capo dello Stato, che avrebbe riformato il testo unico sulla sicurezza del lavoro. Non ha mai detto come e quando.
La radiografia delle cause fa trasparire immediatamente le responsabilità. Innanzi tutto, quelle di piccole e medie imprese che approfittano del lavoro nero o grigio, così frodando Inps e Inail, e per abbattere i costi riducono la sicurezza, simulano adempimenti formali per garantirsi una documentazione pronta a provare solo sulla carta ma non a realizzare una prevenzione effettiva. È notorio il mercato dei falsi attestati di formazione redatti da consulenti compiacenti, comprati da imprenditori senza scrupoli. Ma questa politica non si muove contro le pmi che sono oltre l’85% per cento del tessuto economico italiano e i loro consulenti. Anche le grandi realtà aziendali spesso decidono nei consigli di amministrazione una politica aziendale rispettosa della sicurezza onde prevenire la responsabilità per colpa organizzativa e gestionale salvo poi esternalizzare con appalti e subappalti i settori più a rischio, così scaricando verso gli anelli più deboli del mercato i costi e gli oneri effettivi della sicurezza. Da queste colonne, appena noto il codice dei contratti pubblici di Salvini, lanciammo subito l’allarme che la liberalizzazione selvaggia dei subappalti, soprattutto con il fiume di opere finanziate con il Pnrr, avrebbe significato per le pmi una corsa a catturare una subcommessa e quindi avrebbe portato un aumento degli infortuni.
Ma le responsabilità della politica sorgono anche dalla sostanziale impunità per chi viola le regole. Si è fatto un gran parlare della riduzione dei fondi per la sanità ma di quei fondi nemmeno un euro è destinato ad assumere nelle Asl, dalle regioni, gli ispettori dei servizi di prevenzione, che sono ridotti al di sotto del minimo accettabile. Secondo le indicazioni europee del 2014 dovrebbe esserci almeno un ispettore ogni 10mila aziende. Ci sono regioni in cui di fatto c’è un ispettore ogni 39 mila aziende. Non assumere ispettori, vuol dire “non disturbare chi ha voglia di fare”. Con la conseguenza che chi lavora in nero, o comunque senza sicurezza, non ha tutela effettiva e ciò genera debolezza e soggezione. Oggi nel nostro Paese ci vuole coraggio per fare il proprio dovere e garantire a un operaio il diritto di tornare a casa.