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I tre miracoli di Giorgia Meloni

Ilaria Salis in catene in tribunale in Ungheria (ansa)

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Dal Piano Mattei al caso di Ilaria Salis
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Il giorno 29 gennaio Giorgia Meloni, la leader italiana già nota per avere realizzato eventi mai prima accaduti nella storia, ha fatto succedere tre eventi del tutto impossibili senza di lei. Il primo miracolo è il risveglio dell’Africa, che è apparsa all’improvviso con un certo numero di suoi leader non noti ma probabilmente non al potere tramite golpe, seduti tra una folla di leader bianchi (nessuna conoscenza fra gli uni e gli altri) e legati da un impegno, non si sa se tramite cenni di amicizia o accordi diplomatici. L’insieme dell’evento si chiama Piano Mattei, “dal nome del grande italiano che ha fondato L’Eni associando italiani e algerini. Si sa che il Piano Mattei, “destinato a legare Africa ed Europa”, ha innovative norme scritte nel rapporto fra i due continenti. In una si diceva che è vietato emigrare, pena il destino dei figli, che l’avventatezza della immigrazione in cerca di bella vita porta a morire. La nuova legge per l’Africa, che non è una legge ma un patto reciproc…

Il giorno 29 gennaio Giorgia Meloni, la leader italiana già nota per avere realizzato eventi mai prima accaduti nella storia, ha fatto succedere tre eventi del tutto impossibili senza di lei. Il primo miracolo è il risveglio dell’Africa, che è apparsa all’improvviso con un certo numero di suoi leader non noti ma probabilmente non al potere tramite golpe, seduti tra una folla di leader bianchi (nessuna conoscenza fra gli uni e gli altri) e legati da un impegno, non si sa se tramite cenni di amicizia o accordi diplomatici. L’insieme dell’evento si chiama Piano Mattei, “dal nome del grande italiano che ha fondato L’Eni associando italiani e algerini. Si sa che il Piano Mattei, “destinato a legare Africa ed Europa”, ha innovative norme scritte nel rapporto fra i due continenti. In una si diceva che è vietato emigrare, pena il destino dei figli, che l’avventatezza della immigrazione in cerca di bella vita porta a morire. La nuova legge per l’Africa, che non è una legge ma un patto reciprocamente accettato, dice che “è assolutamente garantito il diritto a non emigrare”, che vuol dire che gli africani devono restare in Africa. Infatti, il “diritto a non emigrare” sancisce, per gli africani, l’obbligo di restare in Africa, qualunque sia la ragione che ti induca a viaggiare (per esempio una specializzazione medica). Si potrebbe rassicurare il lettore con la fondata previsione che un Piano Mattei non ci sarà mai, sia per il costo immenso previsto sia per mancanza di persone adeguate. Ma serve a capire quanto sbandi nel vuoto la navicella Meloni. Il secondo miracolo è dotare l’Italia di un altro esercito di riservisti “in caso di attacco improvviso”. Lo ha detto, con tutto il suo peso politico, il ministro della difesa Crosetto che, come sappiamo, è legatissimo alla presidente. Ecco pronta la Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale dei tempi che io ricordo e che trovo identici in una così accurata riesumazione. In questo modo la Meloni sta per far rivivere persino nei dettagli il periodo che lei si è perduta perché, come spesso lei ci ricorda, non era nata.

Il terzo miracolo della Meloni è una ragazza in catene, esibita con accuratezza di crudeli dettagli dalla televisione ungherese (ricorderete, il Paese d’Europa più vicino all’Italia a causa del legame fortissimo fra i due leader che condividono un pensiero di estrema destra). Ecco, nei giorni scorsi questa ragazza, cittadina europea in Europa, cittadina italiana del Paese governato dalla grande amica di Victor Orbán, è stata portata in catene al processo. Qui vanno notati i dettagli che spiegano il fatto che tutti hanno visto, fino a un minuto primo inimmaginabile. Il reato: si tratta una presunta aggressione che sarebbe avvenuta a Budapest da parte della giovane antifascista italiana contro due nazisti polacchi che celebravano, insieme a una massa di altri fascisti seguaci di Orbán, “il giorno dell’onore”. Il che, per militanti di questo tipo e per il nome della celebrazione, significa il ricordo di una giornata riuscita di caccia agli ebrei (l’Ungheria è il Paese con più ebrei deportati e sterminati in Europa ed è Giorgio Perlasca — già esponente fascista — a raccontare nel suo diario delle “acque rosse di sangue del Danubio”). Ma qui il tema era la celebrazione del nazismo. E l’antifascista italiana distribuisce — questa l’accusa — due schiaffi ai due militanti di Budapest che, come loro, ma in un altro modo, vuole ricordare. L’ episodio è lieve, (non c’è neppure querela di parte), ma non le conseguenze: per Ilaria Salis, la presunta colpevole del reato compiuto da italiana in Europa, sono da tempi sovietici; nessun processo per un anno, che dura tutt’ora, di detenzione in una cella gelida e lurida, senza intervento dell’ambasciatore italiano e senza alcun interesse di Giorgia Meloni, premier d’Italia e del tutto estranea, fino allo scandalo e alla indignazione del mondo per le immagini della ragazza in catene. Ecco, bisognerà partire di qui per giudicare Giorgia Meloni.

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