Mentre Adriano Pedrosa, curatore della 60 Esposizione internazionale d’Arte, parla e presenta la sua Biennale, dal titolo
Stranieri ovunque, penso alle poche righe in capo a
Se questo è un uomo (Einaudi, 1958) e cioè “A molti, individui o popoli, può accadere di ritenere, più o meno consapevolmente, che «ogni straniero è nemico». Per lo più questa convinzione giace in fondo agli animi come una infezione latente; si manifesta solo in atti saltuari e incoordinati, e non sta all’origine di un sistema di pensiero. Ma quando questo avviene, quando il dogma inespresso diventa premessa maggiore di un sillogismo, allora, al termine della catena, sta il Lager.”
Stranieri ovunque, ha sottolineato Pedrosa, può considerarsi anche uno slogan, un invito all’azione, un impeto di gioia, eccitazione o terrore.
Mentre Adriano Pedrosa, curatore della 60 Esposizione internazionale d’Arte, parla e presenta la sua Biennale, dal titolo
Stranieri ovunque, penso alle poche righe in capo a
Se questo è un uomo (Einaudi, 1958) e cioè “A molti, individui o popoli, può accadere di ritenere, più o meno consapevolmente, che «ogni straniero è nemico». Per lo più questa convinzione giace in fondo agli animi come una infezione latente; si manifesta solo in atti saltuari e incoordinati, e non sta all’origine di un sistema di pensiero. Ma quando questo avviene, quando il dogma inespresso diventa premessa maggiore di un sillogismo, allora, al termine della catena, sta il Lager.”
Stranieri ovunque, ha sottolineato Pedrosa, può considerarsi anche uno slogan, un invito all’azione, un impeto di gioia, eccitazione o terrore.
Ed è una catena di parole che in questo momento, nel Mediterraneo, in Europa e nel mondo tutto, assume anche un valore statistico perché il numero di migranti forzati, secondo i dati (2022) dell’Unhcr, è arrivato quasi a centodieci milioni. Stranieri ovunque, considerando l’avvertenza di Levi e il discorso di Pedrosa, deve essere di certo un monito, un mantra e, addirittura, una aspirazione. L’aspirazione a pensare senza confini, senza barriere, senza dogane, fuori dal tentativo merceologico di gestire i viventi, senza distinzioni che non siano quelle tra ciò che è, vive e va nutrito, in senso proprio e lato, e ciò che è morto e può essere solo ricordato.
Stranieri ovunque significa vita ovunque. Mi chiedo che suono abbiano prodotto queste due parole nelle orecchie delle persone che, essendo state chiamate a rappresentarci, sono al governo. Un paese ad oggi dove i bambini nati da coppie omogenitoriali non hanno gli stessi diritti e possibilità, giuridiche e affettive, dei bambini nati da coppie eterosessuali, nel quale il diritto all’aborto viene messo in discussione se non ancora dal punto di vista legislativo di certo dalla prassi di chi fa obiezione di coscienza, un paese dove le persone queer e
transgender sono cittadini e cittadine con tutti i doveri ma privi di tutti i diritti, un paese nel quale non riusciamo a evitare i ceppi nemmeno a una cittadina italiana – Ilaria Salis – a processo in un’altra nazione, un paese dove la famiglia sembra essere una e una sola e nel quale della gestazione per altri – come scrivo sempre – si è discusso come di reato universale, un paese in cui non tutti i bambini e le bambine hanno diritto alla cittadinanza. Mi chiedo come abbia risuonato “Stranieri ovunque”, due parole mandate nel mondo da un palazzo sul Canal Grande, da Venezia una città che, come poche altre, sintetizza la necessità dell’immaginazione, degli scambi, dello sviluppo tecnologico, degli incroci e di quel mercato che non va a detrimento, ma a vantaggio, dell’umano. Stranieri dentro e fuori, dicevo, giacché “straniero”, in molte lingue, è etimologicamente legato a “strano” e, come si impara aprendo qualsiasi dizionario di lingua inglese (e di certo si capisce leggendo i romanzi) il primo significato di “queer” è “ciò che devia dalla norma, dallo standard”, queer è strange, strano. La Biennale Arte declinerà l’idea di straniero attraverso artisti e artiste – i partecipanti sono 332 – queer, outsider, autodidatti o folk, indigeni. Chi si muove tra i generi, chi nasce e crea al di fuori di un dato sistema e chi è straniero pure nella propria terra. Stranieri ovunque come possibilità ovunque, occasioni ovunque, cambiamenti ovunque e dunque fine di questi privilegi che sembrano diritti ma che invece di unire – come fanno i diritti e i doveri – dividono.