Violenza contro le donne, no alla direttiva che cancella il reato di stupro
di Linda Laura SabbadiniL’hanno sfigurato a tal punto che tanto varrebbe, da parte dell’Italia, non votare affatto un testo che dovrebbe, in teoria, tutelare le donne. Stiamo parlando della direttiva europea sulla violenza da cui è stato letteralmente eliminato l’articolo che definisce, e quindi sanziona, il reato di stupro come rapporto sessuale in assenza del consenso esplicito della donna, che discende dalla Convenzione di Istanbul.
Rimuovere infatti quel reato significa snaturare totalmente la Convenzione di Istanbul. Un vulnus rispetto al quale servirebbe bloccare la direttiva, fermare tutto e ridiscutere del tema nella prossima legislatura. Un terreno su cui, finora, la presidente Meloni ed il governo italiano non si sono ancora espressi.
Facciamo un passo indietro. La Convenzione di Istanbul è entrata in vigore solo il 1° ottobre per l’Unione Europea. Un percorso a ostacoli durato sei anni. Perché sei Paesi — Bulgaria, Repubblica Ceca, Ungheria, Lettonia, Lituania e Slovacchia — l’avevano ostacolata.…
L’hanno sfigurato a tal punto che tanto varrebbe, da parte dell’Italia, non votare affatto un testo che dovrebbe, in teoria, tutelare le donne. Stiamo parlando della direttiva europea sulla violenza da cui è stato letteralmente eliminato l’articolo che definisce, e quindi sanziona, il reato di stupro come rapporto sessuale in assenza del consenso esplicito della donna, che discende dalla Convenzione di Istanbul.
Rimuovere infatti quel reato significa snaturare totalmente la Convenzione di Istanbul. Un vulnus rispetto al quale servirebbe bloccare la direttiva, fermare tutto e ridiscutere del tema nella prossima legislatura. Un terreno su cui, finora, la presidente Meloni ed il governo italiano non si sono ancora espressi.
Facciamo un passo indietro. La Convenzione di Istanbul è entrata in vigore solo il 1° ottobre per l’Unione Europea. Un percorso a ostacoli durato sei anni. Perché sei Paesi — Bulgaria, Repubblica Ceca, Ungheria, Lettonia, Lituania e Slovacchia — l’avevano ostacolata. Una Convenzione fondamentale per la lotta alla violenza contro le donne, delle tre P: prevenire, proteggere, perseguire gli autori.
Che cosa è successo e che cosa sta succedendo ora? A ottobre 2021, la Corte europea di Giustizia stabilì che si poteva procedere alla ratifica della Convenzione, anche senza l’accordo di tutti gli Stati membri.
Ma la convenzione per essere attuata aveva bisogno di concretizzarsi in una vera e propria normativa europea. E così l’8 marzo 2022 la Commissione propose un testo molto importante di direttiva sulla lotta alla violenza contro le donne. Ratificare la Convenzione non era sufficiente, la direttiva, infatti, permetteva di applicare sanzioni in caso di non attuazione.
Il Parlamento, con la relatrice italiana e socialista Pina Picierno, adotta una sua posizione su questo testo, molto rilevante e più avanzata. All’interno di questa c’era un punto importantissimo, e cioè considerare il reato di stupro come basato sull’assenza del consenso esplicito della vittima a prescindere dalla costrizione fisica anche in presenza di ebbrezza.
Sembrava che le cose andassero per il meglio. E invece no. La direttiva doveva passare anche in Consiglio composto dai 27 governi con cui il Parlamento deve trovare l’accordo per qualunque iniziativa legislativa. Ebbene, in Consiglio la direttiva così non passa. E non passa perché secondo la maggioranza dei governi Ue il reato di violenza non è di competenza dell’Unione, ma dei singoli Paesi.
Eppure l’articolo 83 del Trattato menziona tra i crimini di competenza europea lo sfruttamento sessuale. Lo stupro non è forse una forma di sfruttamento sessuale? Sembrerebbe di no per la maggioranza e anche per il governo tedesco e francese, nonostante forti divergenze interne ai gruppi parlamentari dei due Paesi. Perché sfruttamento sessuale è considerata la tratta degli esseri umani — per cui l’Ue ha competenza.
La presidenza belga decide di sopprimere l’articolo sullo stupro e l’articolo sulle molestie sessuali sul lavoro pur di far passare la direttiva.
Ma la direttiva, così sfigurata appunto, non è accettabile: si svuota di punti strategici. Dopo tutto quello che succede nei Paesi, quanto a femminicidi e violenza sulle donne, dobbiamo accettare tutto questo? Soluzione rischiosa: anche perché si dovrebbe attendere una decina d’anni, prima di poter rimettere mano a quell’atto.
Allora meglio respingere la direttiva e riprendere il dibattito nella prossima legislatura. Protestano le donne di Cgil, Cisl, Uil, i centri antiviolenza, Differenza donna, Le Contemporanee. Interessante sarebbe sapere se la presidente Meloni e il suo governo intendano esprimere la loro contrarietà. O, in ultima istanza, capire se ed in quale misura se ne stiano occupando.