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Pd-5S, l’unità come illusione

L’intesa nella confusione, se e quando ci si arriverà, non favorisce il Partito democratico perché si realizzerebbe smussando i contenuti e i valori che dovrebbero essere tipici del maggior partito della sinistra
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Ha detto la segretaria del Pd, Elly Schlein: «Ma è chiaro a tutti che da soli non si costruisce l’alternativa a Meloni?». Voleva essere una risposta alle critiche di chi ha giudicato in modo negativo le sue ultime uscite pubbliche, dove è apparsa remissiva, quasi succube di fronte agli attacchi di Conte al «Pd bellicista». Purtroppo non sembra che questa tardiva risposta migliori la situazione.

Pur animata da ottime intenzioni, la leader dei democratici rimane ancorata al vecchio spartito: per cui ritiene che il problema numero uno sia l’unità a tutti i costi delle forze di sinistra contro le destre.

Il che è vero in termini generali come traguardo ultimo o nell’immediato come slogan per strappare un’ovazione durante un comizio in piazza, ma lo è meno alla luce della storia recente.

Un lucido intellettuale come Carlo Galli sostiene da tempo che il M5s è l’erede dell’Uomo Qualunque di Guglielmo Giannini. Il quale ai suoi tempi, nell’immediato Dopoguerra, si collocava semmai a dest…

Ha detto la segretaria del Pd, Elly Schlein: «Ma è chiaro a tutti che da soli non si costruisce l’alternativa a Meloni?». Voleva essere una risposta alle critiche di chi ha giudicato in modo negativo le sue ultime uscite pubbliche, dove è apparsa remissiva, quasi succube di fronte agli attacchi di Conte al «Pd bellicista». Purtroppo non sembra che questa tardiva risposta migliori la situazione.

Pur animata da ottime intenzioni, la leader dei democratici rimane ancorata al vecchio spartito: per cui ritiene che il problema numero uno sia l’unità a tutti i costi delle forze di sinistra contro le destre.

Il che è vero in termini generali come traguardo ultimo o nell’immediato come slogan per strappare un’ovazione durante un comizio in piazza, ma lo è meno alla luce della storia recente.

Un lucido intellettuale come Carlo Galli sostiene da tempo che il M5s è l’erede dell’Uomo Qualunque di Guglielmo Giannini. Il quale ai suoi tempi, nell’immediato Dopoguerra, si collocava semmai a destra, alla ricerca di tutti gli scontenti e di coloro che rifiutavano la nuova realtà della democrazia repubblicana.

Ora Galli precisa la sua analisi e descrive il movimento ex grillino come una formazione né di destra né di sinistra. Sfortunatamente i 5S sono stati a lungo raffigurati da numerosi osservatori come un blocco che si colloca a sinistra. Magari in modo ruvido, primitivo, ma proiettato in questa area politica perché lì è spinto dal suo istinto o dalla convenienza.

S’intende che non mancano gli esponenti del movimento, donne e uomini, che guardano a sinistra con convinzione. Ma al vertice del partito si segue una strada diversa: si raccoglie il consenso ovunque sia possibile fra i disillusi, gli incerti, gli impauriti dalla crisi: senza curarsi delle contraddizioni e tantomeno delle ambiguità. Comprese quelle che riguardano le alleanze internazionali dell’Italia.

Il fatto che Conte, pur molto abile nel muoversi sulla scena politica, non sappia scegliere fra Trump e Biden è significativo. Ovvio che in cuor suo spera in Trump, nella speranza per ora inconfessabile di tornare ai tempi d’oro del suo primo governo, quello con Salvini. Ma il suo silenzio svela i limiti della politica estera dei 5S, ammesso che ne abbiano una.

Tutto questo non ne fa un alleato per Schlein, bensì un insidioso concorrente che cerca di colpire il Pd ogni volta che ne ha l’occasione. Il che non esclude qualche faticosa alleanza locale, necessaria per non scomparire dalla geografia del potere locale.

Negata a lungo, come sempre, dai qualunquisti vecchi e nuovi, la distinzione fra destra e sinistra esiste anche negli anni post-ideologici. Elly Schlein dovrebbe esserne consapevole. Per cui è strano che si limiti a dire «dobbiamo restare uniti», ignorando che così fa il gioco del rivale.

L’intesa nella confusione, se e quando ci si arriverà, non favorisce il Pd perché si realizzerebbe smussando i contenuti e i valori che dovrebbero essere tipici del maggior partito della sinistra.

Sembra qui l’aspetto di fondo. Forse il gruppo dirigente del Pd è ancora in tempo per correggere il tragitto. Vale a dire non più inseguire i 5S, far valere la complessità della storia della sinistra rispetto a un movimento che merita rispetto, certo, ma le cui radici sono pressoché inesistenti.

Una svolta di tale portata non sembra in vista. Ma forse Schlein potrebbe anticiparla recuperando la cultura che un tempo si sarebbe detta riformista (o meglio, riformatrice).

È proprio questo mondo, che avrebbe dovuto costituire l’impianto dell’Ulivo di Prodi, a essere oggi emarginato. Ci sono cattolici e laici: tutti espressione di una cultura non rinunciabile e che invece non è centrale. Sacrificata alla ricerca di un’alleanza sempre sfuggente con i 5S.

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