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Costruiamo la nostra Europa sui diritti delle donne

Costruiamo la nostra Europa sui diritti delle donne
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Quello che sta avvenendo a livello europeo sulla direttiva contro la violenza sulle donne è un campanello d’allarme nel processo di costruzione della nostra Europa, da considerare prima che sia troppo tardi.

Si dovevano trasformare in legge europea i principi della convenzione di Istanbul, rendendo reati europei tutte le forme di violenza, con conseguenti sanzioni per i Paesi che non l’avessero applicata. Il testo passato a maggioranza nel Parlamento europeo, anche grazie al lavoro di tante parlamentari, e in particolare dell’ instancabile Pina Picerno, relatrice italiana e dei socialisti, rispecchiava molto di più la Convenzione di Istanbul.

E invece no. La direttiva è stata snaturata.

Ma come è possibile che prima un Parlamento voti a maggioranza una buona legge e poi questa venga svuotata?

È completa sottovalutazione, ignoranza sul problema o c’è dell’altro?

Siamo di fronte a un cedimento sui principi che deve preoccuparci seriamente. L’ Unione Europea è sempre stata un punto di riferimento per questo, non solo per il mondo , ma anche per gli stessi Paesi che a lei guardavano , come quelli dell’Europa orientale.

Quello che sta accadendo è il sintomo di un cedimento sui diritti delle donne che non ci aspettavamo, un modo per non affrontare temi divisivi nei Paesi in campagna elettorale (Francia e Germania) o un tentativo di mediare, glissando magari sulle titubanze o persino vocazioni reazionarie che affiorano in alcuni Paesi dell’Unione.

Peccato che si stia giocando col fuoco, i compromessi non si fanno a scapito dei diritti. Non si fanno a scapito dei diritti delle donne. Ne va dell’identità stessa dell’Europa .

In questa vicenda ha vinto un’Europa pavida, che invece di andare fiera dei suoi valori democratici , di difenderli e rivendicarli con orgoglio, li mette da parte perché scomodi o, chissà, ne fa materia di scambio. E non a caso succede sulle donne, perché sono i loro i diritti più sottovalutati.

Se non fermiamo questa deriva, il pericolo è che una linea conciliante sui diritti che penalizza le donne, divenga una consuetudine . Il pericolo è che si abdichi al ruolo storico dell’Europa , alla sua ragion d’essere nel mondo, quello della difesa della democrazia e dei diritti umani, fra i quali tanta parte sono quelli delle donne, che con questa risoluzione sono stati invece traditi, o comunque non tutelati, né affermati come si doveva.

Se l’Europa non cresce qualitativamente quale soggetto unitario, fondato sui principi dei trattati costitutivi, verrà meno alla sua stessa vocazione storica, e diventerà terra di conquista. Ce lo diciamo, ma tardiamo a farlo. Servirebbe una nuova generazione di politici europei coraggiosi e visionari per uscire da queste secche. Soprattutto donne, intransigenti nella difesa dei diritti di tutti

Intanto agiamo, contribuendo con la nostra partecipazione critica attiva. Non lasciamo niente di intentato, giochiamocela,organizzandoci come donne italiane e europee.

E visto che il governo Meloni ha sostenuto correttamente l’art.5 della direttiva sullo stupro che lo prevede laddove si evidenzi un rapporto sessuale senza esplicito consenso, cominciamo col modificare in Parlamento la nostra legge sullo stupro, adottando la definizione della Convenzione di Istanbul.

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