Il messaggio lanciato al Forex di Genova dal governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, è chiaro: serve tagliare i tassi e subito. Non lo dice mai esplicitamente, ma vi arriva distruggendo pian piano tutto ciò che fa pensare che l’inflazione, la principale accusata del rialzo del costo del denaro, possa di nuovo tornare a salire o comunque non scendere nel breve periodo. “I principali timori sull’inflazione si sono rivelati infondati”, dice in modo secco Panetta. E da lì parte con una serie di analisi che lasciano intendere come “la bestia” sia domata. Secondo il governatore, ormai nessuno degli operatori finanziari si aspetta che l’inflazione torni a volare verso l’alto, anzi siamo di fronte addirittura a rischi di ribasso. Definisce “immotivata” la preoccupazione che l’inflazione di fondo, quella senza i beni energetici e gli alimentari, possa essere persistente e “ingiustificato” il problema dell’ultimo miglio, ovvero che in dirittura d’arrivo verso il 2% l’inflazione possa s…
Il messaggio lanciato al Forex di Genova dal governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, è chiaro: serve tagliare i tassi e subito. Non lo dice mai esplicitamente, ma vi arriva distruggendo pian piano tutto ciò che fa pensare che l’inflazione, la principale accusata del rialzo del costo del denaro, possa di nuovo tornare a salire o comunque non scendere nel breve periodo. “I principali timori sull’inflazione si sono rivelati infondati”, dice in modo secco Panetta. E da lì parte con una serie di analisi che lasciano intendere come “la bestia” sia domata. Secondo il governatore, ormai nessuno degli operatori finanziari si aspetta che l’inflazione torni a volare verso l’alto, anzi siamo di fronte addirittura a rischi di ribasso. Definisce “immotivata” la preoccupazione che l’inflazione di fondo, quella senza i beni energetici e gli alimentari, possa essere persistente e “ingiustificato” il problema dell’ultimo miglio, ovvero che in dirittura d’arrivo verso il 2% l’inflazione possa smettere di scendere. E neppure un eventuale rincaro dei salari, uno dei principali pericoli che il suo predecessore Ignazio Visco indicava come un possibile circolo vizioso dell’inflazione, può ora destare preoccupazione. Panetta sostiene che il costo del lavoro è una delle componenti dei costi per le imprese ed è, secondo la sua lettura dei dati, di gran lunga inferiore a quello dei beni intermedi e dell’energia. E se oggi crescono i salari, gli altri costi, energia e beni, stanno scendendo, per di più in uno scenario in cui la domanda è debole. “Oggi la probabilità che un ipotetico rafforzamento della dinamica salariale dia il via a una tardiva rincorsa salari-prezzi è pertanto esigua”, è la chiosa di Panetta che indica già nel prossimo marzo l’occasione per un ripensamento della politica monetaria delle Bce.
Panetta riconosce i meriti dell’azione esercitata fino ad oggi dalla Banca centrale, che è riuscita a debellare l’inflazione senza mandare l’economia in recessione, ma lascia intendere che affinché il “verdetto finale” sull’operato di Christine Lagarde sia positivo, è necessario cambiare rotta, perché ormai sono mature tutte e tre le condizioni che Panetta giudica necessarie per avviare un allentamento monetario. La prima è che il processo di disinflazione sia in una fase avanzata, la seconda è che il calo dell’inflazione stia continuando e la terza è che il raggiungimento dell’obiettivo di inflazione non sia compromesso da un eventuale taglio dei tassi. Sulle prime due Panetta non ha dubbi, mentre sulla terza, connessa a più elementi come le prospettive economiche e la trasmissione della politica monetaria ai settori finanziario e reale, Panetta potrebbe rispondere con una citazione di Battisti “lo scopriremo solo vivendo”.
Del resto, se non si intervenisse, si rischierebbe la recessione, anche perché lo sono già la maggioranza dei comparti industriali. La Banca centrale europea ha tagliato le stime di crescita dell’Europa per l’anno in corso allo 0,8% e Panetta giudica ottimistiche le stime per il 2025, rimaste invariate all’1,5%. Per l’Italia ha ribadito di aspettarsi una crescita dello 0,7%, ben al di sotto delle previsioni del governo Meloni, al quale dà comunque un contentino ricordando che oggi Il Pil è di 3,6 punti percentuali superiore a quello della fine del 2019, contro 1,8 punti in Francia e 0,1 in Germania. Ed elogiando i risultati nel mercato del lavoro, tornato ai livelli pre-crisi e con occupati come mai non si era visto.
Tuttavia per non perdere terreno serve rafforzare gli investimenti in infrastrutture, tecnologia e innovazione, sfruttando il Pnnr, grazie al quale - in virtù dei finanziamenti a fondo perduto - possiamo spendere senza gravare troppo sul bilancio pubblico, che per Panetta va comunque riequilibrato. Come? Con una gestione prudente della finanza pubblica (ripetendo quel "prudente” tanto caro a Giorgetti) e con riforme e investimenti capaci di rilanciare la crescita.
Da buon banchiere, Panetta non dimentica il suo settore. Le banche stanno godendo di una congiuntura favorevole ed ora sprizzano di salute, ma non bisogna abbassare la guardia. La raccolta dei fondi sta diventando sempre più costosa e le difficoltà economiche si trasformeranno a breve in prestiti inesigibili. Per cui, secondo Panetta, è necessario mettere buona parte degli utili realizzati a riserva, lanciando un messaggio nemmeno troppo velato a quegli istituti di credito che in questi giorni di trimestrali hanno annunciato di voler restituire buona parte del capitale raccolto agli azionisti attraverso dividendi o buyback. Banca d’Italia vigilerà così come vigilerà sui nuovi protagonisti della finanza, non tanto le Fintech, considerate marginali, ma le BigTech come Amazon, Microsoft, Google, Apple e Facebook, le vere rivali del settore per la loro diffusione e capacità di penetrazione nel mercato. Ma di questo se ne occuperà il G7 a formazione finanziaria, che quest’anno – ricorda Panetta - sarà sotto la presidenza italiana.