Caro Direttore
Vittoria Brambilla è una ricercatrice di biologia vegetale dell’Università di Milano. Con il suo gruppo di ricerca, da un decennio, studia come applicare le conoscenze della genetica per migliorare e proteggere le nostre piante e, in particolare, come difendere il riso dall’attacco di un fungo che provoca la malattia detta brusone. Oggi, 11 febbraio, ricorre la Giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza, istituita nel 2015 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite per riconoscere l’importanza del ruolo femminile in campo scientifico e tecnologico e contribuire a promuovere lo studio delle discipline scientifiche anche come motore di emancipazione femminile e di miglioramento della qualità della vita. Quest’anno mi piace celebrarla raccontando la storia di Vittoria Brambilla anche per ricordare che è sua la firma riportata sulla richiesta di sperimentazione in campo di una varietà di riso geneticamente modificato - attraverso la tecnica di “tagli…
Caro Direttore
Vittoria Brambilla è una ricercatrice di biologia vegetale dell’Università di Milano. Con il suo gruppo di ricerca, da un decennio, studia come applicare le conoscenze della genetica per migliorare e proteggere le nostre piante e, in particolare, come difendere il riso dall’attacco di un fungo che provoca la malattia detta brusone. Oggi, 11 febbraio, ricorre la Giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza, istituita nel 2015 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite per riconoscere l’importanza del ruolo femminile in campo scientifico e tecnologico e contribuire a promuovere lo studio delle discipline scientifiche anche come motore di emancipazione femminile e di miglioramento della qualità della vita. Quest’anno mi piace celebrarla raccontando la storia di Vittoria Brambilla anche per ricordare che è sua la firma riportata sulla richiesta di sperimentazione in campo di una varietà di riso geneticamente modificato - attraverso la tecnica di “taglia e cuci” molecolare Crispr/Cas9 - depositata il 2 gennaio scorso presso il ministero dell’Ambiente. Si tratta di una firma importante, perché è la prima del genere in Italia dopo vent’anni. Per trovare un’altra richiesta simile alle istituzioni italiane, infatti, bisogna risalire a marzo 2004. Anche allora fu una scienziata donna, la professoressa Alessandra Gentile dell’Università di Catania, a chiedere al ministero di poter sperimentare in campo una varietà di limoni transgenici resistenti al malsecco. La sua richiesta fu respinta; per non perdere il lavoro fatto, la sua equipe di ricerca dovette chiedere supporto a un’università cinese. Così, quei limoni che avrebbero potuto salvare almeno parte della nostra produzione più pregiata sono stati sperimentati (con successo) in Cina, anziché in Italia. Dopo quel momento, ricercatrici e ricercatori italiani hanno rinunciato a presentare richieste di sperimentazione a scopo di ricerca di piante geneticamente migliorate, sapendo già che le autorità preposte le avrebbero bloccate, applicando la legge nella maniera più restrittiva possibile e arrestando il progresso della ricerca italiana nel campo delle biotecnologie agrarie. Settemila giorni, poco meno di vent’anni di "orgoglioso" quanto insensato affossamento nazionale della ricerca, di cui portano precise e gravi responsabilità tanti attori sociali e politici di tutti gli schieramenti che hanno condizionato e governato il Paese in questi anni. Danni economici e culturali, sotto gli occhi di tutti, che però stentano ad evolvere in una consapevolezza generalizzata necessaria ad evitare il ripetersi tal quale di iniziative legislative ideologiche e antiscientifiche - penso al divieto preventivo sulla carne coltivata di cui il nostro governo ha scelto di renderci tristi primatistimondiali.Il riso sviluppato dal gruppo di ricerca di Vittoria Brambilla è ottenuto con le cosiddette tecniche di evoluzione assistita (Tea) per le quali, a partire dallo scorso anno e (almeno) fino a dicembre 2024, ci si potrà avvalere della parziale semplificazione delle procedure necessarie a richiederne la sperimentazione controllata fuori dai laboratori, in campo aperto. Un passo avanti, anche se vari studiosi mi informano che di semplificato, in concreto,rispetto al passato c’è ben poco. Questa richiesta di sperimentazione oggi vale doppio: riapre le porte della ricerca italiana nel campo delle biotecnologie in agricoltura (grazie anche a una normativa un po' meno vessatoria rispetto alla precedente), ma è soprattutto un segnale per la società tutta, a partire dalle giovani studentesse, di quanto possano essere dirompenti le capacità e la determinazione di una donna nel fare ricerca di frontiera in un settore Stem storicamente a prevalenza maschile. Di recente mi è capitato di approfondire gli studi sulle disparità di genere nelle carriere scientifiche condotti da un’altra ricercatrice, Camilla Gaiaschi, dell’Università del Salento. A lei ho chiesto se l’opinione diffusa per cui alcune competenze o talenti (tra cui quelli nelle materie Stem) siano prettamente maschili o femminili avesse fondatezza scientifica. Gaiaschi mi ha spiegato che le differenze di performance, rilevate da test o analisi (un esempio sono i test Ocse-Pisa per la matematica), cambiano da Paese a Paese e variano nel tempo e geograficamente, a dimostrazione di quanta influenza abbiano i fattori socio-culturali sullo sviluppo di ragazze e ragazzi. In altre parole, la biologia c’entra poco. Gaiaschi mi ha parlato anche di riscontri differenti che insegnanti o genitori danno (per lo più inconsapevolmente) a ragazze e ragazzi e che, una volta interiorizzati, finiscono per avere effetti più o meno negativi sull’autostima femminile.Se questo è il dato di partenza, non resta che rimboccarci le maniche e far sì che il contesto socio-economico, gli strumenti didattici, le aspettative sociali e familiari contribuiscano a creare un ambiente fertile per le capacità, aspettative e desideri di ogni ragazza (e ragazzo), senza negare l’esistenza di un gap di genere da colmare ed evitando il più possibile di perpetuare stereotipi che danneggiano tutta la società e ostacolano il pieno sviluppo dell’intelligenza di ciascuno. Se di Vittoria Brambilla ce n’è una, di grandi e piccole vittorie, maschili e femminili, in tutti gli ambiti della scienza così come nella vita ce ne possono essere molte. Tutte differenti, tutte importanti.
L’autrice è senatrice a vita