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Shakespeare alla Casa Bianca

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Per non affondare la nave dell’Occidente non c’è nessuno meglio di Joe Biden, professionista della politica che conosce a menadito i segreti di Washington
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“Questo vecchio mezzo rimbambito, che ancor pretenderebbe esercitare quei poteri dei quali s’è spogliato! È proprio vero, per l’anima mia!, che i vecchi sciocchi tornano bambini.”

Quando penso alle gaffe del presidente Biden mi tornano in mente queste parole che Shakespeare fa pronunciare a Goneril, la figlia ingrata di re Lear.

Biden che confonde Macron e Mitterrand.

Biden che colloca il presidente egiziano alla guida del Messico. Biden che racconta di una sua recente conversazione con Helmut Kohl.

Un Biden smagrito e spettrale, che barcolla sulla scaletta dell’Air Force One, che cerca le parole, si muove a tentoni e sembra uscito da un congelatore.

Per molto tempo abbiamo considerato le amnesie, il dire una cosa per l’altra e le gaffe caratteristiche del carattere di questo politico brillante, la cui carriera ricorda il film Mr. Smith va a Washington.

“Questo vecchio mezzo rimbambito, che ancor pretenderebbe esercitare quei poteri dei quali s’è spogliato! È proprio vero, per l’anima mia!, che i vecchi sciocchi tornano bambini.”

Quando penso alle gaffe del presidente Biden mi tornano in mente queste parole che Shakespeare fa pronunciare a Goneril, la figlia ingrata di re Lear.

Biden che confonde Macron e Mitterrand.

Biden che colloca il presidente egiziano alla guida del Messico. Biden che racconta di una sua recente conversazione con Helmut Kohl.

Un Biden smagrito e spettrale, che barcolla sulla scaletta dell’Air Force One, che cerca le parole, si muove a tentoni e sembra uscito da un congelatore.

Per molto tempo abbiamo considerato le amnesie, il dire una cosa per l’altra e le gaffe caratteristiche del carattere di questo politico brillante, la cui carriera ricorda il film Mr. Smith va a Washington.

Ci siamo abituati ai momenti di comicità involontaria, mai molto gravi, in cui loda l’egoismo degli americani invece del loro altruismo o evoca 200 milioni di vittime della pandemia invece che 200 mila.

Ma l’improvvisa radicalizzazione delle cantonate, il drastico aumento dei bug ci costringe ad arrenderci all’evidenza.

E poiché il mondo ormai non è altro che un’immensa finestrella voyeuristica nella quale far scorrere immagini, il “ragno universale” e il suo “panopticon inverso” fatto di tweet e retweet esercitano sui potenti una sorveglianza velenosa e carnivora ed esclamano giubilanti: il politico formidabile, l’abile spadaccino, l’uomo che ha domato la sua giovanile balbuzie con la sola forza di volontà, forse sta davvero perdendo la testa.

Pensiamo a Saul, il grande re che Davide chiamava “mio signore e mio principe”, che, consumato dalla follia e in preda al lento lavorio del decadimento, la mente ridotta a pura ossessione, si travestiva per andare a consultare le negromanti.

Pensiamo a Davide che, dopo aver finto di essere pazzo per sfuggire al re dei filistei, viene colpito dall’epilessia, dalle allucinazioni e da un freddo in tutto il corpo di cui non riesce più a liberarsi, né fra le braccia di Abisag, né danzando seminudo davanti all’Arca.

Pensiamo a Salomone, autore del Cantico dei cantici e costruttore del Tempio, il più saggio fra i saggi, la cui mente inaridisce mentre i lupi gli si stringono intorno.

Pensiamo a Lear, che vaga nella brughiera lottando contro vento e pioggia e gridando, fra verità e follia: “Voi fuochi sulfurei, e veloci più del pensiero, voi avanguardie di fulmini che fendono le querce, bruciate la mia testa bianca!”

Non osiamo pensare a Nerone, migliore di come lo ritrae la leggenda e allievo di Seneca che, dopo aver percorso i sentieri della più alta filosofia, fu assalito e divorato dal morbo del potere.

E soprattutto, quando le fabbriche di troll russe evocano con gioia maligna un presidente ritornato bambino, non osiamo pensare a quell’altra figura di re pazzo, Romolo Augustolo, l’imperatore bambino, l’ultimo rampollo dei Cesari, e al suo regno finito in nulla, quasi in un haiku, che ha segnato la fine dell’Impero romano.

Ma se non ci pensiamo noi, ci pensa qualcun altro.

Ci pensano, ovunque, i nemici giurati degli Stati Uniti e dell’Europa.

Loro sanno che il presidente Joe Biden ha mostrato una costanza eroica nel sostenere il presidente Zelensky, anche lui alle prese con lo scorrere del tempo, anche se in un altro modo. Sanno che, quando Israele è stato straziato nell’anima e nel corpo, sempre lui, Joe Biden, ha esercitato la sua forza, ancora grande, per impedire che il piccolo stato degli ebrei fosse stritolato fra i muri dell’odio mondiale.

E sanno che, nel momento in cui gli antichi imperi si risvegliano e le Cassandre sono impazienti di veder affondare la nave dell’Occidente, non c’è nessuno meglio di questo veterano, questo professionista della politica che conosce a menadito i segreti di Washington, per indurre un Congresso avaro e perduto in dispute lillipuziane ad approvare un pacchetto di aiuti militari per Kiev, Gerusalemme e Taiwan.

Aggiungo che Edmond, il personaggio del traditore nel Re Lear, si sbaglia quando esclama: “Se il vecchio cade, in sella balza il giovane.”

Perché in questo caso non è un giovane a sorgere mentre il vecchio declina.

È un altro vecchio, Donald Trump, vittima di un’altra forma di senilità, fatta non di assenze ed equivoci della memoria, ma di un nichilismo che, quando si trova di fronte a un Putin, sconfina nell’alto tradimento.

Mi auguro che il presidente Biden lo capisca.

Mi auguro che risparmi alla prima potenza mondiale, e quindi al mondo, questo brutto scontro e passi il testimone a qualcuno dei suoi che sia in grado di resistere come ha fatto lui.

Mi auguro che abbia l’estrema saggezza di impedire, in questo modo, che una tragedia personale degeneri in una catastrofe universale.

È mezzanotte sul palcoscenico del mondo, signor presidente.

È l’ora della verità, l’ora in cui si gioca la grandezza o la miseria delle democrazie.

E mai come ora, per parafrasare Winston Churchill, il destino di tanti uomini è dipeso dal destino e dalle decisioni di uno solo.

Traduzione di Alessandra Neve

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