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Il patto dell’equo compenso

Giorgia Meloni (agf)

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In questa legislatura non si può omettere la quasi universale approvazione della legge per i professionisti
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Chi ha detto che la politica italiana è troppo divisiva e gli scontri avvengono per partito preso? Si tratta di un’affermazione troppo pessimista, perché esistono degli esempi in cui i politici italiani, uniti in un sol patto e stretti intorno alla bandiera (per chi si ricorda le canzoni risorgimentali), agiscono come un sol uomo. In questa legislatura non si può omettere la quasi universale approvazione della legge sull’equo compenso per i professionisti che, salvo qualche astenuto o assente, fu approvata all’unanimità dal parlamento nell’aprile del 2023.

Andiamo con ordine. Le tariffe professionali erano state abolite nel 2006 dalla famosa lenzuolata di liberalizzazioni di Bersani. Per lunghi anni specialmente gli avvocati si sono lamentati che la concorrenza “spietata” o “selvaggia” stava riducendo in miseria la categoria, soprattutto quando era alla mercè di colossi come banche e assicurazioni. Si paventava inoltre un collasso della qualità e un affronto alla dignità del giurecon…

Chi ha detto che la politica italiana è troppo divisiva e gli scontri avvengono per partito preso? Si tratta di un’affermazione troppo pessimista, perché esistono degli esempi in cui i politici italiani, uniti in un sol patto e stretti intorno alla bandiera (per chi si ricorda le canzoni risorgimentali), agiscono come un sol uomo. In questa legislatura non si può omettere la quasi universale approvazione della legge sull’equo compenso per i professionisti che, salvo qualche astenuto o assente, fu approvata all’unanimità dal parlamento nell’aprile del 2023.

Andiamo con ordine. Le tariffe professionali erano state abolite nel 2006 dalla famosa lenzuolata di liberalizzazioni di Bersani. Per lunghi anni specialmente gli avvocati si sono lamentati che la concorrenza “spietata” o “selvaggia” stava riducendo in miseria la categoria, soprattutto quando era alla mercè di colossi come banche e assicurazioni. Si paventava inoltre un collasso della qualità e un affronto alla dignità del giureconsulto. Venne così introdotta nel 2012 una prima forma di equo compenso (sostanzialmente un ritorno alle tariffe minime obbligatorie) per i contratti “capestro” con banche e assicurazioni ma, siccome anche questo sembrava troppo poco, ecco che nell’aprile del 2023 fu approvata la nuova legge che estende l’equa mercede agli incarichi conferiti dalla Pa, dalle imprese con più di 50 lavoratori o più di 10 milioni di fatturato o a partecipazione pubblica. Le clausole che prevedano compensi inferiori ai parametri previsti dai decreti ministeriali o termini di pagamento superiori ai 60 giorni sono nulle. L’azione per far valere la nullità spetta anche ai consigli dell’Ordine professionale e il professionista che si è piegato ad accettare qualcosa di meno potrà essere sanzionato. Viva le professioni liberali protette anche dai partiti che si dichiarano liberali.

Tuttavia, a fine gennaio è arrivata una bella sorpresa dall’Europa. La Corte di Giustizia Europea, il valore delle cui sentenze è pari a quello della Corte Costituzionale (e quindi consentono la disapplicazione della legge dichiarata non valida anche dal giudice nazionale), ha ribadito che gli onorari minimi non vanno bene. Il caso è bulgaro, ma naturalmente vale per tutti gli Stati membri: la legge professionale del posto prevede che l’importo per la prestazione dell’avvocato “dev’essere equo e giustificato e non può essere inferiore a quello previsto dal regolamento adottato dal Consiglio superiore dell’ordine forense per il tipo di prestazione di cui trattasi”. Tra l’altro, nemmeno l’accordo scritto tra cliente e avvocato può violare i minimi. Suona familiare, nevvero? I giudici di Lussemburgo hanno però stabilito che la legge bulgara era idonea a restringere la concorrenza nel mercato interno. Anzi, la probabilità che la fissazione orizzontale delle remunerazioni abbia effetti negativi sui prezzi, la quantità o la qualità dei prodotti e dei servizi “è talmente alta che può essere ritenuto inutile … dimostrare che tali comportamenti abbiano effetti concreti sul mercato” e non può in nessun caso essere giustificata dal perseguimento di “obiettivi legittimi”. Ottimo: gioco partita, incontro.

Però, in attesa dell’assalto giudiziale alla normativa italiana sull’equo compenso, è bene ricordare alla politica che le tariffe imposte, sia minime che massime, non hanno mai funzionato sin dai tempi dell’ Edictum de pretiis emanato da Diocleziano, seppur minacciasse la pena di morte ai contravventori.

Poiché la bislacca unanimità registrata per i professionisti si sta riproponendo a favore degli agricoltori, si noti che anche i prezzi minimi per le derrate alimentari da pagare ai produttori nostrani, proposti da varie forze politiche, potrebbero andare incontro allo stesso fato. Peraltro, già esiste la costosa ed inefficiente Politica agricola comune europea che si incarica attraverso quote e prezzi minimi di regolare in senso protettivo il settore agricolo e non c’è bisogno di repliche italiche.

In secondo luogo, stabilire una soglia minima distorce la funzione dei prezzi che è quella di segnalare lo stato della domanda e dell’offerta. Si creano le condizioni per una sovraproduzione e le risorse sono allocate in modo inefficiente. Gli agricoltori continueranno a produrre beni che in condizioni non drogate non sarebbe più economicamente conveniente coltivare e verranno distratti investimenti da settori più proficui dell’economia. Spesso, per rimediare agli effetti negativi per i consumatori, si ricorre a sussidi che devono essere pagati da tutti i contribuenti e si genera inflazione (ovviamente: si alzano artificialmente i prezzi alla produzione...).

L’intervento del governo equivale poi a una barriera commerciale, in quanto gli agricoltori stranieri che avrebbero potuto fornire il mercato interno si trovano svantaggiati rispetto a quelli locali. Il che, oltre a danneggiare i consumatori e potenzialmente generare dispute commerciali, scoraggia l’innovazione, tecnologica e organizzativa, in quanto la garanzia di prezzo minimo rende meno urgente per i coltivatori migliorare la loro efficienza.

Questi effetti indesiderati si sono sempre verificati, dagli interventi a favore della produzione locale di riso in Giappone a quelli per varie derrate in India con il sistema Minimum Supply Price, passando per i sussidi americani ed europei.

In conclusione, visto quello che si appresta ad accadere alle tariffe dei professionisti, è bene che anche gli avvocati del trattore riflettano bene prima di emanare l’ennesima grida manzoniana.

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