✕

Perché contesto la parola genocidio

I parenti degli ostaggi israeliani manifestano nel giorno degli innamorati (reuters)

Ascolta l'audio

2 minuti di lettura

Caro Direttore

Il massacro perpetrato da Hamas il 7 ottobre, le dimensioni della reazione israeliana, gli impatti drammatici di quegli eventi suscitano in ognuno sentimenti di angoscia accompagnati da manifestazioni di segno opposto. Poiché alcune posizioni, sostenute non solo da me, sono state oggetto spesso di deformazione, è importante fare chiarezza.E inizio subito dal dire che a mio avviso Netanyahu ha enormi responsabilità non solo per quel che accade oggi, ma per aver impedito in ogni modo la realizzazione degli Accordi di Oslo e Washington. Non dimentico che all’indomani dell’assassinio di Rabin - ad opera di un’estremista di destra - Netanyahu dichiarò “con Rabin e’ morta anche Oslo”. E in questo è stato drammaticamente coerente, autorizzando continui insediamenti in Cisgiordania (che sono giunti a 700.000 abitanti), proclamando Gerusalemme capitale indivisibile di Israele, minando l’autorità dell’Anp e favorendo la crescita di Hamas, perfino evocando la annessione totale del…

Caro Direttore

Il massacro perpetrato da Hamas il 7 ottobre, le dimensioni della reazione israeliana, gli impatti drammatici di quegli eventi suscitano in ognuno sentimenti di angoscia accompagnati da manifestazioni di segno opposto. Poiché alcune posizioni, sostenute non solo da me, sono state oggetto spesso di deformazione, è importante fare chiarezza.E inizio subito dal dire che a mio avviso Netanyahu ha enormi responsabilità non solo per quel che accade oggi, ma per aver impedito in ogni modo la realizzazione degli Accordi di Oslo e Washington. Non dimentico che all’indomani dell’assassinio di Rabin - ad opera di un’estremista di destra - Netanyahu dichiarò “con Rabin e’ morta anche Oslo”. E in questo è stato drammaticamente coerente, autorizzando continui insediamenti in Cisgiordania (che sono giunti a 700.000 abitanti), proclamando Gerusalemme capitale indivisibile di Israele, minando l’autorità dell’Anp e favorendo la crescita di Hamas, perfino evocando la annessione totale della Valle del Giordano (poi scongiurata dalle pressioni internazionali).

Sono valutazioni che ho scritto e detto ripetutamente, essendo convintamente impegnato da sempre a sostegno della soluzione due popoli/due Stati.Il mio giudizio è altrettanto critico su come Netanyahu ha gestito la autodifesa israeliana di fronte al massacro del 7 ottobre, con azioni sproporzionate che hanno mietuto un enorme numero di vittime. Uno scenario drammatico che occorre scongiurare si ripeta a Rafah. Così come occorre premere in ogni modo - come chiede la mozione dal Pd approvata in Parlamento - per la liberazione incondizionata degli ostaggi, un cessate il fuoco internazionalmente garantito, l’assistenza umanitaria e il ritorno dei palestinesi alle loro case. E immediatamente convocare una Conferenza internazionale di pace per riaprire la strada a una soluzione di convivenza, anche se il solco di odio e rancore scavato in queste settimane non sarà colmabile facilmente.Quel che contesto è l’equivalenza ampiamente diffusa tra la politica di Netanyahu e Israele. Un’equivalenza che nega il carattere democratico dello Stato ebraico, attestato non solo dalla sua lunga storia, ma dalle imponenti manifestazioni che hanno contestato Netanyahu e la sua politica. Così come si ignorano tratti salienti dell’identità progressista che ha caratterizzato nascita e vita di Israele. Si ignora che il sionismo sorse nell’alveo dei movimenti socialisti di fine ‘900 come movimento di liberazione sociale e nazionale del popolo ebraico. Si ignora il legame forte che si costruì’ tra sinistra e ebraismo nella comune lotta contro fascismo e nazismo. Si ignora che lo Stato di Israele nacque per una decisione delle Nazioni Unite che prevedeva la contestuale formazione di uno Stato palestinese, rifiutato dai Paesi arabi. Si ignora che lo Stato di Israele è stato guidato e forgiato per oltre 40 anni da una leadership socialista - da Ben Gurion a Peres - realizzando un socialismo autogestionario di cui i kibbutz sono il simbolo. Si ignora che fu Rabin a volere gli accordi per una soluzione 2 popoli/2 stati. E si ignora che a fronte di una destra che con i suoi governi ha impedito quella soluzione, una ampia parte della società israeliana ha continuato a battersi per una soluzione di convivenza e di diritti reciproci. Tutto questo è oggi spazzato via da pulsioni di odio e manifestazioni di criminalizzazione di Israele che credo debbano essere contrastate perché avvelenano qualsiasi possibilità di dialogo e frustrano la speranza di una soluzione di pace.Contesto altresí il continuo ricorso alla parola “genocidio” in una equivalenza tra quel che accade oggi e la Shoah che con parole nette e chiara Liliana Segre ha bollato come un parallelismo inaccettabile. Contesto che di ogni scelta di Netanyahu si incolpi ogni ebreo nel mondo.E se è vero che non si deve interpretare ogni critica al governo di Israele come antisemitismo, e’ incontestabile che molte di quelle critiche declinano rapidamente in manifestazioni di odio e di predicazione antisemita.Contesto che si archivi sbrigativamente il massacro di Hamas come un brutto incidente, quando quell’atto criminale si iscrive del tutto coerentemente con la predicazione della eliminazione dello Stato di Israele e della cacciata degli ebrei per realizzare “un’unica Palestina dal Giordano al mare”Continuo a essere convinto che la pace si potrà avere soltanto se si si riconosce che in quella martoriata regione non sono in conflitto un torto (Israele) e una ragione (i Palestinesi), ma coesistono due ragioni entrambe legittime e da riconoscere entrambe. Una strada ardua, ma altra non c’è.

Leggi i commenti