Le previsioni della Commissione Europea pubblicate ieri mi portano a tre riflessioni.
La prima riguarda l’Europa. La crescita economica resta modesta, 0,8% per il Pil reale nel 2024. Negli Stati Uniti si viaggia a un ritmo due-tre volte superiore. Pesano su questa bassa crescita la precaria situazione tedesca e l’aspettativa che la politica monetaria della Bce resterà stretta per altri mesi. La Germania è il fanalino di coda dell’area euro, ultima quest’anno nella crescita (0,3%), dopo la recessione del 2023. Ha sofferto più di altri il rallentamento della Cina e la quasi completa interruzione dei rapporti con la Russia. Inoltre resta riluttante all’uso della leva fiscale per sostenere l’economia: avrebbe spazio per farlo ma non lo farà. Anche la Bce può fare molto per spingere un po’ di più l’economia dell’eurozona. Vero: il suo principale obiettivo statutario è l’inflazione. Ma non è il suo solo obiettivo e, soprattutto, i prezzi nell’area negli ultimi cinque mesi hanno viaggiato a …
Le previsioni della Commissione Europea pubblicate ieri mi portano a tre riflessioni.
La prima riguarda l’Europa. La crescita economica resta modesta, 0,8% per il Pil reale nel 2024. Negli Stati Uniti si viaggia a un ritmo due-tre volte superiore. Pesano su questa bassa crescita la precaria situazione tedesca e l’aspettativa che la politica monetaria della Bce resterà stretta per altri mesi. La Germania è il fanalino di coda dell’area euro, ultima quest’anno nella crescita (0,3%), dopo la recessione del 2023. Ha sofferto più di altri il rallentamento della Cina e la quasi completa interruzione dei rapporti con la Russia. Inoltre resta riluttante all’uso della leva fiscale per sostenere l’economia: avrebbe spazio per farlo ma non lo farà. Anche la Bce può fare molto per spingere un po’ di più l’economia dell’eurozona. Vero: il suo principale obiettivo statutario è l’inflazione. Ma non è il suo solo obiettivo e, soprattutto, i prezzi nell’area negli ultimi cinque mesi hanno viaggiato a una velocità annualizzata dello 0.6% (al netto della stagionalità), ben al di sotto dell’obiettivo del 2% che dovrebbe perseguire. Occorre ridurre presto i tassi di interesse. Ve lo dice uno che, al contrario di tanti altri in Italia, compresi molti esponenti del governo, non ha criticato la Bce quando alzava i tassi per combattere l’inflazione. Ora l’inflazione è sconfitta: i tassi vanno ridotti.
La seconda riflessione riguarda l’Italia. La crescita nel 2024 (0,7%) è più bassa dell’ottimistico 1,2% sul quale la legge di bilancio è stata costruita. È solo di poco inferiore alla crescita media dell’area euro (0,8%, ma c’è poco da vantarsi perché la media è tenuta bassa dalla Germania. Su 20 paesi dell’area siamo sestultimi. E poi dovremmo crescere più degli altri se vogliamo recuperare il terreno perso nel ventennio precedente il Covid, il peggiore nella storia economica italiana. La bassa crescita reale e una bassa inflazione comportano che il Pil in euro aumenterà meno del previsto. Dato che il Pil è la base per la tassazione, le entrate dello stato cresceranno meno di quanto messo in bilancio e il deficit potrebbe salire al 4.5%-5%, contro l’obiettivo del 4,3% e ben sopra il 3% delle regole europee. Difficile che in primavera la Commissione non apra per noi una “procedura di deficit eccessivo”. Ma non è questo il problema. Saremo in buona compagnia (lo stesso accadrà, per esempio, alla Francia) e, per una stranezza delle nuove regole europee, un deficit pubblico più alto quest’anno consentirà di avere un deficit più alto nel 2025 (visto che quel che conta è la riduzione del deficit da un anno all’altro). Il problema saranno i mercati finanziari. Non che mi aspetti nulla di particolarmente violento. Ma visto che il nostro debito pubblico probabilmente crescerà rispetto al Pil, probabilmente pagheremo questo in termini di più alti tassi di interesse: il nostro spread è ancora il più alto nell’area dell’euro.
Qualcuno dirà che il debito lo abbiamo ereditato dal passato e ridurlo rapidamente non è certo possibile. Il che mi porta alla terza riflessione che riguarda il Portogallo. Che c’entra il Portogallo? Forse dovremmo imparare qualcosa da quel Paese. Attraverso le riforme, compresa la riduzione della burocrazia per favorire gli investimenti, il paese, dopo la crisi del 2011-12, ha iniziato a crescere rapidamente. La spesa pubblica è stata contenuta attraverso la spending review e con le entrate che aumentavano trainate dal Pil, il Portogallo ha mantenuto dal 2016 un consistente avanzo primario (entrate meno spesa al netto degli interessi), positivo tranne che nel 2020-21. Nel 2023-24 dovrebbe essere intorno al 2,5% (l’Italia ha ancora un deficit primario). Conseguentemente i tassi di interesse sono scesi rapidamente e lo spread portoghese è la metà del nostro. Risultato: il rapporto tra debito pubblico e Pil, sopra il 130% nel 2016, è previsto scendere sotto il 100% quest’anno. Da noi il governo prevede per i prossimi tre anni di restare al 140% e, a carte ferme, si andrà sopra. La riduzione del debito è posticipata: tanto varrebbe aggiungere anche questo all’ennesimo decreto Milleproroghe in corso di approvazione.