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AAA bagnini cercansi: ne servono 4 mila per l’estate

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Gli stabilimenti di tutta Italia non sanno come uscire dalla secca. Ideona: prenderli all’estero, come i centravanti
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Creature mitologiche tra Omero e i fratelli Vanzina, i cari e vecchi bagnini non ci sono quasi più. Praticamente estinti come le foche monache, con le quali condividono un triste destino di marginalità acquatica, gli “assistenti bagnanti” (questa la loro qualifica nel solco dei nomi cambiati pensando di cambiare la realtà, tipo “operatori ecologici” e “operatori scolastici”) non riusciranno a coprire le esigenze della prossima stagione estiva, che come tutti sanno è iniziata il 25 dicembre (20 gradi, Babbo Natale ha pranzato in spiaggia).

Mancano all’appello più o meno quattromila bagnini, e gli stabilimenti di tutta Italia non sanno come uscire dalla secca (il pedalò s’incaglia). Ideona: prenderli all’estero, come i centravanti. I bagnini da asporto, come la pizza.

Se la figura dell’uomo muscoloso e aitante, latin lover ma gigante buono, appartiene all’antropologia culturale e si è sfarinata con quella commedia all’italiana che era la nostra società la quale, attraverso copule felici…

Creature mitologiche tra Omero e i fratelli Vanzina, i cari e vecchi bagnini non ci sono quasi più. Praticamente estinti come le foche monache, con le quali condividono un triste destino di marginalità acquatica, gli “assistenti bagnanti” (questa la loro qualifica nel solco dei nomi cambiati pensando di cambiare la realtà, tipo “operatori ecologici” e “operatori scolastici”) non riusciranno a coprire le esigenze della prossima stagione estiva, che come tutti sanno è iniziata il 25 dicembre (20 gradi, Babbo Natale ha pranzato in spiaggia).

Mancano all’appello più o meno quattromila bagnini, e gli stabilimenti di tutta Italia non sanno come uscire dalla secca (il pedalò s’incaglia). Ideona: prenderli all’estero, come i centravanti. I bagnini da asporto, come la pizza.

Se la figura dell’uomo muscoloso e aitante, latin lover ma gigante buono, appartiene all’antropologia culturale e si è sfarinata con quella commedia all’italiana che era la nostra società la quale, attraverso copule felici, avrebbe prodotto generazioni di boomer forse non altrettanto gioiosi, la carenza dei bagnini è invece argomento da mercato del lavoro ed economia flessibile.

I nostri ragazzi non avvertono più alcun fascino nell’immaginarsi in canotta rossa e fischietto, o assisi su quel trono che è la torretta di avvistamento: troppe ore, poca flessibilità. Non bastano stipendi dignitosi: bisogna avere la patente nautica, il brevetto di salvamento, disinvoltura col defibrillatore e mentalità elastica.

Non si fa il bagnino bollando la cartolina, o pensando di non lavorare sabato e domenica. Bisogna prepararsi e sgobbare, pulire la spiaggia, aprire e chiudere gli ombrelloni, fatica erculea che il ragionier Rossi ha sempre delegato a quel fusto con i muscoli, e pazienza se la signora Rossi ne sbirciava le virtù. Insomma, non è più l’epoca della crema solare da spalmare sulla schiena delle turiste.

Forse l’amico bagnino è stato soffocato dalla retorica legata al ruolo e alla figura. Vittima di un immaginario collettivo senza più immaginazione, l’assistente bagnante si è stancato di essere uno schiavo da bagnasciuga, sguardo dritto verso l’orizzonte per sbracciarsi e riportare all’asciutto quei pirla tra i cavalloni, nel pieno di una tempesta, la bandiera rossa a garrire inequivocabilmente.

Il bagnino fischia, si sgola, si dimena e loro niente, sempre lì a mollo a rischio della vita. E allora l’eroe è costretto a mettere in acqua il pattino e vogare fino agli sciagurati. Può non essere così romantico.

Eppure, quanto erano belle le estati infinite da Viserbella a Ostia, nell’Italia in cui sapevano nuotare solo i bambini ricchi, a parte i nativi nautici, e il bagnino era l’angelo custode per tutti, generazioni di frugoli galleggianti dentro la ciambella, anzi il salvagente, e poi con i braccioli, non senza una dose di lacrime per scacciare la paura dell’acqua. Non era quello un bagnino manovale ma un vice papà, un surrogato del nonno e dello zio ma più simpatico, più bello, più forte.

Gli amori in corso passavano dalla spiaggia alle canzonette, poi tutto si è contratto, le vacanze si sono liofilizzate, qualche giorno e via: difficile fare conquiste anche per il bagnino.

Tra le figure di quell’era dorata come abbronzatura e l’attuale penuria di manodopera, il bagnino ha fatto in tempo a diventare protagonista di Baywatch, anche nella versione femminile, che pure qui da noi non manca. Ma era come se l’epoca romantica fosse svanita al chiaro di luna di rotonde sul mare che non quadravano più.

La pandemia, come per quasi tutto, ha sferrato la mazzata finale. Dopo il Covid, soltanto smartworking e riunioni in rete, ed è difficile ripescare un bagnante che annaspa o chiudere un ombrellone al tramonto con esclusivo ausilio digitale.

E allora faremo la campagna acquisti all’estero, come il Milan e la Juve. Potremmo ingaggiare qualche figlio di tedesche o svedesi conquistate dagli italici bagnini del tempo che fu. In fondo, siamo parenti.

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