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Fine vita, il diritto alla dignità

Marco Cappato (ansa)
Che valore ha il mio diritto alla vita, all’autodeterminazione, se non posso rivendicarlo per decidere come e quando morire, in maniera dignitosa?
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“Dignità” è la parola che apre la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, che con il secondo articolo protegge e garantisce il diritto alla vita. Anche per la Costituzione italiana il concetto di dignità umana è fondamentale, e il suo riconoscimento passa proprio attraverso quello dei pari diritti.

La legge italiana stabilisce, inoltre, che nessun trattamento sanitario possa essere iniziato o proseguito senza il libero consenso della persona interessata, garantendo il diritto alla vita, alla salute, alla dignità e all’autodeterminazione della persona.

Se per la Repubblica, dunque, la dignità individuale è strettamente dipendente dal riconoscimento dei nostri diritti, allora mi domando: che valore ha il mio diritto alla vita, all’autodeterminazione, alla dignità, se non posso rivendicarlo per decidere come e quando morire, in maniera dignitosa?

Se difendere il diritto a una vita dignitosa non implica anche la difesa del diritto a morire in maniera libera e altrettanto dignitosa, a c…

“Dignità” è la parola che apre la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, che con il secondo articolo protegge e garantisce il diritto alla vita. Anche per la Costituzione italiana il concetto di dignità umana è fondamentale, e il suo riconoscimento passa proprio attraverso quello dei pari diritti.

La legge italiana stabilisce, inoltre, che nessun trattamento sanitario possa essere iniziato o proseguito senza il libero consenso della persona interessata, garantendo il diritto alla vita, alla salute, alla dignità e all’autodeterminazione della persona.

Se per la Repubblica, dunque, la dignità individuale è strettamente dipendente dal riconoscimento dei nostri diritti, allora mi domando: che valore ha il mio diritto alla vita, all’autodeterminazione, alla dignità, se non posso rivendicarlo per decidere come e quando morire, in maniera dignitosa?

Se difendere il diritto a una vita dignitosa non implica anche la difesa del diritto a morire in maniera libera e altrettanto dignitosa, a chi appartiene davvero la mia vita?

Se è vero che, alla nascita, nessuno può esercitare il proprio diritto alla vita decidendo di venire al mondo, in cosa consistono i miei diritti alla vita e all’autodeterminazione se non posso stabilire di porre fine a questa esperienza neppure nei casi più estremi?

Credo che queste domande ci riguardino più profondamente di quanto siamo disposti e disposte ipocritamente ad ammettere, al di là delle opinioni individuali sul fine vita, sul suicidio medicalmente assistito, sull’eutanasia.

L’associazione Luca Coscioni, promotrice del referendum per l’eutanasia legale che ha raccolto più di un milione di firme nel 2021, si è vista rifiutare il quesito referendario dalla Corte Costituzionale.

La stessa Corte che, con la sentenza 242 del 2019, ha però riconosciuto il diritto al suicidio medicalmente assistito per coloro che ne formulino richiesta in piena lucidità, con patologia irreversibile, insopportabili sofferenze fisiche o psichiche, e che siano tenuti in vita da trattamenti di sostegno vitale.

Proprio in virtù di questa sentenza, ma in assenza di una legge che stabilisca in modo chiaro le modalità, le circostanze conformi e i tempi idonei per fare ricorso al trattamento, l’associazione Coscioni ha lanciato la campagna “Liberi Subito” per invitare le Regioni a legiferare localmente, in conformità alla sentenza della Corte Costituzionale, per colmare il vuoto normativo.

Con una delibera regionale e prima ancora di discutere la proposta di legge in aula, l’Emilia-Romagna ha già definito tempi e procedure per accedere al suicidio medicalmente assistito, fornendo alle Asl le linee guida e le istruzioni tecniche necessarie al suo adempimento. La chiamata dell’associazione Coscioni ha già trovato risposta in 16 Regioni.

Da questa e dalle precedenti esperienze in merito, emerge un dato che sarebbe quantomeno inopportuno non considerare: l’urgenza di intervento avvertita dalla cittadinanza, nei confronti di una politica che si dimostra miope di fronte alle libertà relative alle proprie scelte di vita.

Allarghiamo la lente: mentre la Grecia approva il matrimonio egualitario, facendo dell’Italia l’unico Paese dell’Europa occidentale a non riconoscerlo, la nostra tv di Stato copre con un cappello da carabiniere il bacio tra due uomini e censura la libertà d’espressione nei programmi televisivi.

Nel frattempo la polizia di Stato manganella chi protesta pacificamente davanti alle sedi Rai e reprime le manifestazioni degli operatori dello spettacolo; la politica istituzionale punisce la lotta ambientalista non violenta, perseguita le famiglie omogenitoriali, occupa i luoghi della cultura esprimendo con prepotenza nomine irricevibili.

Di fronte a tutto questo, non possiamo astenerci dal ribadire che alcuni diritti legati alla vita, alla dignità della persona e alla libertà ci appartengono in quanto fondamentali e universali. Il compito della politica non è attribuirli o concederli, ma riconoscerli.

La storia dimostra che quando la legge si sottrae da questo dovere, i diritti vengono esercitati ugualmente e clandestinamente, non di rado assumendosi gli inevitabili rischi connessi al loro esercizio (accade da sempre per eutanasia, aborto, genitorialità, migrazioni).

Di fronte all’oscurantismo autoritario di questi tempi il Paese resiste, con gli strumenti offerti dalla democrazia, pretendendo il riconoscimento dei propri inviolabili diritti, a partire da quello di poter decidere del proprio corpo e della propria vita, quindi anche della propria morte.

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