La «marcia dei trattori» (e della mucca Ercolina) sembra aver ottenuto un notevole consenso popolare: tanto più significativo se messo a confronto con la diffusa impopolarità che circonda le iniziative degli attivisti di Ultima generazione. La comparazione non è immotivata perché, a ben vedere, si tratta in entrambi i casi di movimenti «ecologisti». La radice etimologica del termine ecologia è chiara: la parola greca oikos richiama la casa e l’ambiente e fa riferimento alle relazioni tra gli organismi viventi e il loro habitat.Cosa c’è, dunque, di più ecologista, per un verso, dei temi della terra come madre della vita, della produzione alimentare e del benessere collettivo e, per altro verso, della questione del cambiamento climatico quale massima insidia per la sopravvivenza del pianeta, degli esseri senzienti e della natura? Dunque, sul piano teorico, agricoltori ed ecologisti dovrebbero tendenzialmente incontrarsi fino a stringere una solida alleanza. E tuttavia la sorte politica …
La «marcia dei trattori» (e della mucca Ercolina) sembra aver ottenuto un notevole consenso popolare: tanto più significativo se messo a confronto con la diffusa impopolarità che circonda le iniziative degli attivisti di Ultima generazione. La comparazione non è immotivata perché, a ben vedere, si tratta in entrambi i casi di movimenti «ecologisti». La radice etimologica del termine ecologia è chiara: la parola greca oikos richiama la casa e l’ambiente e fa riferimento alle relazioni tra gli organismi viventi e il loro habitat.Cosa c’è, dunque, di più ecologista, per un verso, dei temi della terra come madre della vita, della produzione alimentare e del benessere collettivo e, per altro verso, della questione del cambiamento climatico quale massima insidia per la sopravvivenza del pianeta, degli esseri senzienti e della natura? Dunque, sul piano teorico, agricoltori ed ecologisti dovrebbero tendenzialmente incontrarsi fino a stringere una solida alleanza. E tuttavia la sorte politica di questi due soggetti appare oggi ampiamente diversa.Il primo ha trovato un immediato sbocco pubblico e interlocutori istituzionali, forme di organizzazione collettiva e obiettivi almeno parzialmente conquistati. Tutt’altro esito quello di Ultima generazione. All’origine di questa drastica differenza di ruolo sociale c’è un fattore essenziale. Nella politica di tutte le epoche e di tutto il mondo è cruciale la categoria di tempo: gli agricoltori intervengono sul presente e sulle emergenze immanenti, gli ecologisti si battono oggi per domani.Questi ultimi sono in prevalenza giovani e giovanissimi, attivi qui e ora, ma proiettati su un calendario di scadenze incalzanti. Tutte concentrate su un futuro spaventevole, tradotto in cifre (quelle del disastro ambientale) e in date (sempre fatidiche: il 2025, il 2030, il 2050…). Pertanto si manifesta una vera e propria sfasatura temporale ed è da questo scarto cronologico che consegue la diversa fisionomia politica del movimento dei trattori rispetto a quella degli ambientalisti radicali.Gli agricoltori si configurano, pur nella frammentazione della loro rappresentanza, come un movimento riformista e sostanzialmente ottimista – un tratto proprio di tutti i riformismi – e integrato nel sentimento popolare. Sia per il profilo immediatamente riconoscibile dei suoi attori sia per la concreta materialità della sua condizione di lavoro e della sua capacità di produzione: tutto è riconducibile alla terra e ai suoi frutti, alla fauna e al suo ruolo nel ciclo alimentare. Ultima generazione è fuori da questa materialità.
Ne è consapevole, forse più di chiunque altro, e intimamente lacerata, ma le sue parole e i suoi atti è come se vivessero in un’altra dimensione. Forse che questo rende inutili quegli attivisti e le loro azioni? Assolutamente no.La loro è una concezione tragica dell’esistenza e del futuro: un pessimismo che per una volta è giusto definire, senza ironia, «cosmico». Da qui la consapevolezza della possibile sconfitta nonostante la massima tenacia nel contrastarla e la coscienza del proprio irreparabile minoritarismo. C’è in loro qualcosa di epico e allo stesso tempo di profondamente malinconico. Questo spiega perché tra quanti contestano le forme di lotta, ci sono pure coloro che, come chi scrive, provano tuttavia, senza alcuna tentazione paternalistica, grande stima nei loro confronti. Forse perché, in quelle posizioni così apparentemente irragionevoli, si intuisce una intensa ragionevolezza.Insomma, il fatto che Ultima generazione trascura le reazioni ostili provocate dalle sue azioni non si deve, a mio avviso, a un moto di superbia. Si deve, piuttosto, al fatto di ritenere che l’universale ragione della salvezza del pianeta è così potente e indifferibile dal costringere a ignorare l’apparente ragione collettiva, quella dell’indifferenza di massa e del rancore di chi viene bloccato sul raccordo anulare. Per Ultima generazione, cioè, la questione del consenso esiste ma non corrisponde alle ordinarie forme di adesione politico-elettorale. Il consenso viene considerato sul ritmo del futuro, sulla sorte delle successive generazioni e sulla posta in gioco rappresentata dal rapporto tra la vita e la morte.Insomma, i movimenti ecologisti radicali sanno di essere condannati a uno stato di minorità, non se ne compiacciono ma se ne assumono costi e pericoli. La solitudine, per loro, non è una scelta ma un destino, e i loro tempi sono lunghi, lunghissimi, nonostante la terribile sensazione che forse sia già troppo tardi. Consapevoli dell’esiguità delle loro forze sono costretti a immaginarsi come testimoni morali. E così chi vuole cercare di capirli arriva a pensarli come miti e gracili eroi di una tragedia romantica. Bella e appassionante come le tragedie romantiche. La politica tradizionale dovrebbe prestare loro ascolto, perché – dell’autentico romanticismo classico – c’è un gran bisogno.