Il potere nascosto di Salvini
di Furio ColomboQuando Orbán ha fatto andare in un’aula giudiziaria ungherese una cittadina italiana in catene, già detenuta da un anno in condizioni di violazione di ogni norma internazionale, senza processo, senza imputazioni e senza giudici, tutta la famigliola di Giorgia Meloni — sorelle, cognati e ogni altro grado di parentela — avrebbe dovuto indignarsi. E tutta la corte politica avrebbe dovuto rispondere al premier ungherese con la dignità del potere offeso.
Ma è prevalso il fatto che sia Meloni che Orbán vedono il mondo allo stesso modo: prevalere e comandare. Come dimostra l’intera costruzione di governo di Meloni, infatti, l’importante è la fedeltà.
Dunque è l’ideologia che conta. Ma se l’ideologia lega con forza Meloni e Orbán, non si possono fare storie se la donna incatenata e con il guinzaglio è italiana.
E in Italia, presidente del Consiglio e cognati non possono negare la loro fede solo perché l’amico fraterno Orbán ha esercitato il suoi poteri di leader assoluto. È così spiegato…
Quando Orbán ha fatto andare in un’aula giudiziaria ungherese una cittadina italiana in catene, già detenuta da un anno in condizioni di violazione di ogni norma internazionale, senza processo, senza imputazioni e senza giudici, tutta la famigliola di Giorgia Meloni — sorelle, cognati e ogni altro grado di parentela — avrebbe dovuto indignarsi. E tutta la corte politica avrebbe dovuto rispondere al premier ungherese con la dignità del potere offeso.
Ma è prevalso il fatto che sia Meloni che Orbán vedono il mondo allo stesso modo: prevalere e comandare. Come dimostra l’intera costruzione di governo di Meloni, infatti, l’importante è la fedeltà.
Dunque è l’ideologia che conta. Ma se l’ideologia lega con forza Meloni e Orbán, non si possono fare storie se la donna incatenata e con il guinzaglio è italiana.
E in Italia, presidente del Consiglio e cognati non possono negare la loro fede solo perché l’amico fraterno Orbán ha esercitato il suoi poteri di leader assoluto. È così spiegato un caso che sul momento è sembrato strano.
Perché accettare una simile offesa all’Italia di fronte al mondo, e far seguire solo miti interventi di ministri secondari, pieni di cautela per il destinatario e gli esecutori?
Se il Paese di Giorgia Meloni è quello in cui viene prontamente “identificato” (schedato e registrato in Questura fra i poco di buono) un cittadino che dice, ad alta voce, alla Scala «viva l’Italia antifascista», con che faccia Meloni e i suoi darebbero torto a Orbán per le catene, che dopo tutto sono un simbolo che entrambi apprezzano (come si vede dai tanti eventi antifascisti a cui la famiglia Meloni rifiuta di partecipare)?
Ma la storia è più complicata di così. Il padre della prigioniera ha comunicato al mondo quello che stava accadendo, a cominciare dalla durata di un anno (e continua) di una detenzione senza fondamento giuridico. Ma Meloni non ha raccolto il messaggio.
La giovane donna italiana è ancora in carcere, le accuse continuano ad essere campate in aria, e Meloni non ha mostrato alcun segno di indignazione o chiesto in modo formale la liberazione, considerata anche la modestia del reato che si tenta di attribuirle. Intanto sono sempre a suo carico sia coloro che restano in servizio benché abbiano, per comprensibile errore, scambiato armi con i colleghi, lasciato partire un colpo e causato un ferito, sia coloro che hanno commesso fatti più rilevanti, ma sono protetti dalla fedeltà.
Il caso più rilevante, che resterà nella povera storia italiana degli anni Meloni, è quello di Matteo Salvini. No, non lasciatevi dire che Meloni e Salvini sono avversari politici con progetti diversi. Intanto sono insieme in tutti i voti che servono. E inoltre la maggior parte delle “spaccature” sono finzioni per giocare tutti e due i giochi, quello americano e quello russo.
Non si può non fare attenzione al fatto che Salvini ha detto le sue frasi di spiegazione e giustificazione del crimine Navalny mentre è, e resta, vicepresidente del governo italiano e di Giorgia Meloni.
A Salvini continua a giovare una ben costruita storia di ragazzo improvvisatore e scapestrato, che parla senza riflettere soprattutto per segnalare la sua presenza. Salvini invece è uno straordinario, abile, profittatore di una causa che è se stesso, pronto a schivare ogni colpo lanciandone un altro, sempre sotto il grande ombrello della premier.
Mentre Meloni si è data un pesante lavoro impiegatizio, Salvini governa, spostando ogni giorno qualche pezzo del gioco e dirottando con agilità verso stramberie finte e vere le cose che intende fare. Si vede poco alle spalle di Salvini, dentro la Lega non si entra. Ma dispone di portavoce capaci di avvelenare l’acqua dal basso verso l’alto e dunque di creare falsi eventi.
La persuasione che a governare siano Meloni e i suoi cognati è creata con bravura da Salvini. Controllate i dettagli. La Lega ha in mano il Paese.