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Scuola, troppi ostacoli per gli alunni disabili

Roma, una manifestazione per i fondi per la disabilità 
Non servono etichette né proclami. Bisogna agire. E investire dove si concentrano le maggiori vulnerabilità
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La vita degli alunni disabili a scuola non è semplice. Le nostre norme sono un fiore all’occhiello del Paese, ma non si traducono in realtà quotidiana inclusiva.

Negli anni d’oro della nostra legislazione sui diritti, gli anni’ 70, fondamentale fu la legge 517 del 1977 che abolì le classi differenziali per gli alunni svantaggiati. Si stabilì la necessità di avere insegnanti di sostegno specializzati, un numero di alunni per classe adeguato, interventi specialistici dello Stato e degli enti locali.

Nel 1992 venne varata la legge 104 che trasformò in norme una vera e propria strategia di inclusione degli alunni disabili su tutti i fronti, dalle barriere architettoniche, al ruolo della formazione dei docenti, ai diritti degli alunni disabili.

Nel 2009 furono poi definite dal Miur le “Linee guida per l’integrazione scolastica degli alunni con disabilità”. Nel 2015 si intervenne sull’autismo. Tutti passi molto importanti. Ma siamo alle solite.

Il problema è che i diritti devono essere effe…

La vita degli alunni disabili a scuola non è semplice. Le nostre norme sono un fiore all’occhiello del Paese, ma non si traducono in realtà quotidiana inclusiva.

Negli anni d’oro della nostra legislazione sui diritti, gli anni’ 70, fondamentale fu la legge 517 del 1977 che abolì le classi differenziali per gli alunni svantaggiati. Si stabilì la necessità di avere insegnanti di sostegno specializzati, un numero di alunni per classe adeguato, interventi specialistici dello Stato e degli enti locali.

Nel 1992 venne varata la legge 104 che trasformò in norme una vera e propria strategia di inclusione degli alunni disabili su tutti i fronti, dalle barriere architettoniche, al ruolo della formazione dei docenti, ai diritti degli alunni disabili.

Nel 2009 furono poi definite dal Miur le “Linee guida per l’integrazione scolastica degli alunni con disabilità”. Nel 2015 si intervenne sull’autismo. Tutti passi molto importanti. Ma siamo alle solite.

Il problema è che i diritti devono essere effettivamente fruibili dagli interessati e, come dice la nostra Costituzione, bisogna rimuovere gli ostacoli se ciò non avviene. E io penso che non stiamo facendo abbastanza per superarli. Di ostacoli ce ne sono tanti. Emergono troppe criticità dai dati Istat.

Primo. Nelle scuole non è garantita la continuità didattica, pilastro fondamentale di attuazione del diritto allo studio per qualsiasi bambino o ragazzo, figuriamoci per un alunno disabile. Gli insegnanti di sostegno cambiano troppo frequentemente da un anno all’altro e il 12% è assegnato in ritardo. Il 59,6% degli alunni disabili ha avuto cambiamento di insegnanti tra un anno e l’altro e l’8,6% nello stesso anno.

Secondo. Tra gli insegnanti di sostegno emerge una percentuale troppo alta di non specializzati. Sono il 30%. Ciò può incidere negativamente su qualità ed efficacia dell’insegnamento. Inoltre, non decolla quanto dovrebbe la formazione degli insegnanti a nuove tecnologie educative specifiche per disabili. Solo in un quarto delle scuole tutti i docenti vi hanno preso parte.

Terzo. Gli alunni disabili non partecipano nel 62% dei casi alle gite con pernottamento, nel 76% nel Sud. Questo è un dato preoccupante, perché riguarda le relazioni con i propri compagni di scuola, relazioni che sono motore di crescita e sviluppo individuale e collettivo, per il bambino disabile e per tutti i suoi compagni, e risorsa fondamentale per l’inclusione.

Quarto. C’è carenza nella disponibilità di strumenti informatici adattati alle esigenze di alunni disabili nel 26% dei casi, e in un terzo al Sud. Per di più solo nel 48% dei casi l’uso di tali strumenti avviene in classe, e spesso in numero carente rispetto alle necessità.

Quinto. Permangono seri problemi di barriere all’accesso. Il 60% delle scuole ha barriere architettoniche per disabili con problemi di mobilità, l’83,3% non ha segni visivi per sordi e ipoudenti, il 98,3% non li ha per non vedenti e ipovedenti

Le diseguaglianze territoriali penalizzano in gran parte gli alunni disabili del Sud. Si evidenzia ancora una volta la loro doppia vulnerabilità.

E così gli alunni disabili, che sono 338 mila, si trovano a dover superare troppi ostacoli nel loro percorso di inclusione, pur vivendo in un Paese la cui Costituzione li tutela nell’articolo 34 sul diritto allo studio, nell’articolo 3 sull’uguaglianza e nell’articolo 38 sull’accesso a scuola.

Ma a che serviranno mai tutti questi ministri della Disabilità che si sono succeduti negli anni, se la situazione non cambia nella sostanza? Questo moltiplicarsi di poltrone non mi ha mai convinto, perché obbedisce a logiche partitiche e contribuisce a frammentare le politiche sociali.

La verità è che non servono etichette né proclami. Serve agire. E investire laddove si concentrano le maggiori vulnerabilità.

Rispettare i diritti dei bambini e ragazzi disabili a scuola, renderli effettivamente fruibili è un dovere per una democrazia come la nostra, fa parte del dettato costituzionale.

È condizione per un futuro inclusivo anche da adulti. I dati ci dicono che non si fa abbastanza nonostante gli sforzi di tanti insegnanti di valore.

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