Una rete globale per accogliere l’Ia
di Marco BentivogliOgni tecnologia evolve e matura nel tempo. Recentemente, l’intelligenza artificiale (Ia) si è trasformata da concetto futuristico a realtà tangibile. Attenzione, il nostro paese è anche stavolta diviso tra gli spaventati e i sorpresi… Bisogna invece diffondere i “consapevoli”. Similmente agli algoritmi e ai robot, ora si tende a incolpare l’Ia per ogni cosa, (“ha stato l’Ia”). Ad esempio, quando si dice che le big tech stanno licenziando a causa del maggiore impiego di Ia, in realtà quest’ultima è una buona scusa per giustificare piani di riorganizzazione e ristrutturazione. Il depistaggio su un nemico astratto funziona sempre. Alcune certezze, negli ultimi 5 anni (Osservatorio Politecnico di Milano) il mercato dell’Ia è cresciuto del 262%. Gran parte delle ricerche Usa e degli studi stimano prevedono che 2/3 del lavoro cambierà notevolmente per mezzo dell’Ia. Esaminiamo le ultime tre fasi dell’evoluzione tecnologica: 1) La robotica avanzata, di per sé, cancella e genera lavori con un…
Ogni tecnologia evolve e matura nel tempo. Recentemente, l’intelligenza artificiale (Ia) si è trasformata da concetto futuristico a realtà tangibile. Attenzione, il nostro paese è anche stavolta diviso tra gli spaventati e i sorpresi… Bisogna invece diffondere i “consapevoli”. Similmente agli algoritmi e ai robot, ora si tende a incolpare l’Ia per ogni cosa, (“ha stato l’Ia”). Ad esempio, quando si dice che le big tech stanno licenziando a causa del maggiore impiego di Ia, in realtà quest’ultima è una buona scusa per giustificare piani di riorganizzazione e ristrutturazione. Il depistaggio su un nemico astratto funziona sempre. Alcune certezze, negli ultimi 5 anni (Osservatorio Politecnico di Milano) il mercato dell’Ia è cresciuto del 262%. Gran parte delle ricerche Usa e degli studi stimano prevedono che 2/3 del lavoro cambierà notevolmente per mezzo dell’Ia. Esaminiamo le ultime tre fasi dell’evoluzione tecnologica: 1) La robotica avanzata, di per sé, cancella e genera lavori con un saldo positivo. I paesi a più alta densità di robotica (robot ogni 100.000 lavoratori) sono i paesi a più bassa disoccupazione. 2) Il digitale di per sé cancella le mansioni routinarie ripetitive e valorizza quelle a maggiore ingaggio cognitivo. La grande trasformazione che nel lavoro erode soprattutto le mansioni ripetitive impiegatizie più che quelle operaie. 3) L’avvento dell’intelligenza artificiale scompagina di nuovo lo scenario. L’Ia generativa e forse ancora di più la prossima Ia generale ha la capacità di produrre contenuti (testi, immagini, sintesi, contratti, atti, video, etc.) e questo la fa sconfinare l’impiego delle tecnologie in un’area che pensavamo inattaccabile: quella del lavoro creativo.
Con un elemento di novità ben descritto dal paradosso di Moravec (1987): i ragionamenti di alto livello cognitivo richiedono pochissimo calcolo, mentre le capacità sensomotorie di basso livello richiedono enormi risorse computazionali. Come per il digitale tutto ciò dà spazio e profondità occupazionale alla mobilitazione dei nostri sensi e a livelli di ibridazione sapiente della nostra manualità.
Il tema è pertanto, molto più serio del “quanti posti di lavoro perderemo”. Si tratta di utilizzare un “metodo” per capire le tendenze. Quello che propongo riguarda la necessità di ripartire dalle 800 professioni che l’Istat categorizza e censisce in Italia. L’Ia avrà 3 diversi livelli di impatto: 1) genererà nuove professioni 2) cancellerà alcune professioni 3) integrerà, potenzierà e supporterà professioni esistenti. Ogni professione viene esercitata con diversa possibilità di ruolo e bisogna ritornare a scomporre il lavoro e le professioni in attività (task). Accanto ai 3 effetti diretti vi saranno quelli indiretti perché Ia modificherà l’ambiente e l’organizzazione del lavoro e il rapporto, l’ibridazione della persona con le macchine. Oltre questo passaggio è necessario comprendere quali attività le macchine possono fare meglio di noi. Si tratta non solo di delegare alcuni compiti alle macchine ma di ridisegnare le attività in cui le persone possano fare meglio attività più a loro consone. Questo approccio dovrà essere iterativo perché cambieranno con straordinaria velocità le tecnologie e il loro impatto sulle professioni. Ad esempio, l’utilizzo degli assistenti personali di Ia sposterà il nostro tempo di lavoro su un maggiore valore aggiunto, migliorando la qualità del lavoro? Sebbene ogni innovazione comporti dei rischi, è fondamentale affrontarli con strategie mirate per massimizzare i benefici, è aperta una riflessione sul come dare norme, assegnare “responsabilità”, assicurare “sicurezza” all’impiego di Ia. Consapevoli della difficoltà di normare qualcosa di cui non conosciamo a fondo i meccanismi. Nella fase di elaborazione, cosa avviene nella scatola nera (la black box dei foundation model) degli algoritmi non è nota neanche agli stessi programmatori. Qualcuno dice che l’innovazione sconta sempre un po’ questo e che anche la macchina a vapore fu inventata per tentativi senza conoscere, fino in fondo, le leggi della termo dinamica.
Quello che è certo è che il lavoro, il suo senso, la sua contrattualistica, la sua natura, sta cambiando profondamente. Altra certezza è la polarizzazione di un mercato del lavoro italiano già fortemente polarizzato tra chi avrà (per condizione, nascita, possibilità, etc.) possibilità di essere coinvolto dentro questa trasformazione e chi ne resterà marginalizzato. Più che agitare un futuro di lavoro povero generalizzato bisogna costruire le condizioni perché il processo di innovazione sia un processo di vasta partecipazione. Per questo avere una rete diffusa di trasferimento tecnologico e di competenze è molto più importante e credibile che avere una “open Ia” italiana. Puntiamo ad avere un tessuto produttivo pronto e rapido ad accogliere, adattare e ripensare le innovazioni abbassando la soglia del loro accesso
indipendentemente dalla loro taglia dimensionale.