Il 59% degli elettori americani pensa che il presidente Joe Biden sia “impopolare”, nei sondaggi il rivale repubblicano Donald Trump è in vantaggio per la corsa alla Casa Bianca 2024 48% a 43% e, forse il dato peggiore, il 61% dei cittadini che nel 2020 assicurarono al leader democratico la vittoria a sorpresa lo ritiene oggi “troppo vecchio per essere rieletto”.
E quando la premier Giorgia Meloni partecipa al vertice con Biden, e il presidente la bacia sulla fronte nello Studio Ovale, subito, i conservatori della rete Fox News le scatenano intorno una tempesta digitale, accusandola di tradire i principi di destra e di legarsi “all’anatra zoppa” democratica, scommettendo sul trumpismo cui ammicca il leghista Matteo Salvini e ponendo davanti a un bivio la premier: o con la linea atlantista che ha finora seguito dal 2022, o fuori dalla fratellanza populista Usa-Ue nell’anno elettorale 2024.
Una rilevazione del quotidiano liberale New York Times, con il Siena College, ha seminato paura n…
Il 59% degli elettori americani pensa che il presidente Joe Biden sia “impopolare”, nei sondaggi il rivale repubblicano Donald Trump è in vantaggio per la corsa alla Casa Bianca 2024 48% a 43% e, forse il dato peggiore, il 61% dei cittadini che nel 2020 assicurarono al leader democratico la vittoria a sorpresa lo ritiene oggi “troppo vecchio per essere rieletto”.
E quando la premier Giorgia Meloni partecipa al vertice con Biden, e il presidente la bacia sulla fronte nello Studio Ovale, subito, i conservatori della rete Fox News le scatenano intorno una tempesta digitale, accusandola di tradire i principi di destra e di legarsi “all’anatra zoppa” democratica, scommettendo sul trumpismo cui ammicca il leghista Matteo Salvini e ponendo davanti a un bivio la premier: o con la linea atlantista che ha finora seguito dal 2022, o fuori dalla fratellanza populista Usa-Ue nell’anno elettorale 2024.
Una rilevazione del quotidiano liberale New York Times, con il Siena College, ha seminato paura nello schieramento progressista Usa e fra i leader europei, perché Trump non fa mistero di cosa sarebbe il suo secondo mandato, addio alla Nato e alla storica alleanza con l’Unione Europea, isolazionismo Usa con la divisione del mondo in sfere di influenza con Cina e Russia, fine del sostegno all’Ucraina e mano libera al presidente Putin per un colpo di mano contro l’Estonia, Paese baltico dove minaccia di entrare in armi per “proteggere la comunità russofona”.
Negli Stati in bilico, che assegneranno il successo a novembre, Biden è indietro, un rapporto ufficiale sul suo stato mentale lo accusa di amnesie, le frequenti gaffe online vengono rilanciate dalla macchina del caos di Trump, online e sul canale di destra Fox.
Una serie di colloqui di Repubblica con dirigenti democratici, consiglieri di Barack Obama e Hillary Clinton, ex membri dell’amministrazione e analisti dati del partito conferma il disorientamento crescente fra due schieramenti, chi pensa che Trump II sia una catastrofe per il mondo, da scongiurare facendo quadrato dietro il veterano Biden, e chi, invece, scommette su qualcosa che la politica Usa non vede dal lontano 1952, con Eisenhower e Stevenson, una brokered convention, a Chicago, dal 19 al 22 agosto, con i delegati che, anziché acclamare unanimi il presidente uscente, selezionino un altro candidato.
Per farlo, però, servirebbe un passo indietro di Biden, il calendario delle primarie è ormai avanzato, troppo tardi per chiunque per correre e presentarsi a Chicago con un pacchetto di voti sufficienti.
Eletto al Senato nel 1972, a soli 30 anni, Biden non sembra disposto a farsi da parte, né per la sua vice, Kamala Harris, né per il drappello di giovani e carismatici governatori in attesa, Gavin Newsom, California, J.B. Pritzker, Illinois, Gretchen Whitmer, Michigan, Jared Polls, Colorado, Josh Shapiro, Pennsylvania. Un ex consigliere di Obama scuote il capo perplesso: «Solo due persone, sua moglie Jill Biden e l’amico fraterno e capo della strategia politica Mike Donilon, potrebbero suggerire a Biden di chiudere la carriera, ma finora non aprono bocca».
Il giro stretto del presidente rassicura: «Quando la campagna elettorale partirà, reduce da mezzo secolo di comizi, Joe farà piazza pulita, raccontando di un’economia post Covid che tutti ci invidiano», ma gli elettori temono proprio che Biden sia fuori dal tempo, persuaso che sviluppo, alleanza occidentale, valori classici americani restino popolari in un Paese rabbioso, diviso, cambiato.
La maggioranza di trumpiani considera Biden un falsario che ha frodato le elezioni del 2020, gli evangelici giurano su Facebook che la chiusura delle loro chiese nel lockdown per il Covid sia stata la prova generale per imporre la dittatura degli atei, una ricerca Harvard Shorenstein Center-Luiss Datalab identifica la setta QAnon online, certa che i democratici siano satanisti, con almeno un 17% degli americani allineati.
Una generazione di guerre perdute, da Bagdad a Kabul, la fine del sogno industriale del dopoguerra con il posto di lavoro sicuro alla catena di montaggio, la perniciosa riluttanza degli europei a pagare la propria parte di spese militari Nato, lo stillicidio di odio dei social media, la propaganda sulle ondate di migranti dal Centro America, il radicalismo dell’ala sinistra democratica nei college reclutano voti per Trump, tra i maschi bianchi senza laurea e, con costante incremento, tra ispanici e perfino afroamericani.
La brokered convention stuccherebbe i giovani, nati con le primarie dirette e sembra il miraggio di un’élite: è dunque spacciato Joe Biden, prima dell’ultimo hurrà? Il presidente ricorda il 2020, quando tutti lo davano per finito e rimontò, certo che gli eccessi di Trump mobiliteranno la base democratico al voto, arruolando anche centristi e indipendenti oggi incerti.
Il filosofo Francis Fukuyama, in un suo saggio sul Financial Times, le copertine di Foreign Affairs, lo studioso Charles Kupchan meditano insieme sulla “fine dell’era Americana” nata nel 1945, tre anni dopo Biden, cui tocca la carica disperata per evitare che società aperte e valori democratici vadano alle corde nel XXI secolo, sfida cui, come dimostra l’ostilità acerba di Fox e dei trumpiani Usa, neppure Giorgia Meloni, alla lunga, potrà sottrarsi.
X @riotta