Scuola, ecco perché quelle classi separate per stranieri non sono di destra
di Concita De GregorioQuindi, stando alle reazioni della sinistra e dei sindacati, mettere in una classe separata e assegnare un insegnante dedicato a chi arriva in seconda media, poniamo, senza sapere una parola d’italiano sarebbe un’idea “di destra”. “L’orrore delle classi ghetto”, dove ghetto è subito un terrificante rimando storico, non occorre spero precisare a cosa — rivolgendosi poniamo ai ventenni — ma non ne sono sicura: leggo di studenti di microbiologia che non sanno rispondere alla domanda “come si diagnostica un’influenza”, leggo che i bocciati, a centinaia, lamentano eccessiva severità del professore (i genitori annuiscono), leggo che il professore dice loro guardate che se studiate poi l’esame lo superate, è un fenomeno semplice: ci si sforza con tempo e fatica per imparare qualcosa che si ignora e la si apprende. Sia microbiologia, storia, fisica delle particelle, nomi delle capitali, a con l’acca a senz’acca.
Sto per esporre una tesi di destra? Pazienza. Per una volta in quarant’anni non…
Quindi, stando alle reazioni della sinistra e dei sindacati, mettere in una classe separata e assegnare un insegnante dedicato a chi arriva in seconda media, poniamo, senza sapere una parola d’italiano sarebbe un’idea “di destra”. “L’orrore delle classi ghetto”, dove ghetto è subito un terrificante rimando storico, non occorre spero precisare a cosa — rivolgendosi poniamo ai ventenni — ma non ne sono sicura: leggo di studenti di microbiologia che non sanno rispondere alla domanda “come si diagnostica un’influenza”, leggo che i bocciati, a centinaia, lamentano eccessiva severità del professore (i genitori annuiscono), leggo che il professore dice loro guardate che se studiate poi l’esame lo superate, è un fenomeno semplice: ci si sforza con tempo e fatica per imparare qualcosa che si ignora e la si apprende. Sia microbiologia, storia, fisica delle particelle, nomi delle capitali, a con l’acca a senz’acca.
Sto per esporre una tesi di destra? Pazienza. Per una volta in quarant’anni non intaccherà la media. Trovo insopportabile l’idea che il merito, la competenza, lo studio e la fatica che si fa per ottenere un risultato, la disciplina e il rigore che servono siano concetti distintivi del peggior conservatorismo. Mi pare francamente stupido, e pericoloso, lasciare a chi incarna valori fascistissimi l’unico strumento che ci emancipa dalla possibilità di riconoscere i fascismi, appunto, e i dispotismi: il sapere. Se non sai non hai nessun potere.
Quindi. Tornando alle “classi separate di potenziamento per alunni stranieri” proposte dal ministro Valditara fra cori di sdegno da sinistra. Ha detto, il ministro dell’Istruzione e sì, del Merito: «Se ci sono importanti deficit serve un temporaneo insegnamento differenziato». Quindi? Cosa c’è di sbagliato?
Se vi trasferiste in Corea con dei figli dodicenni preferireste che fossero inseriti in una classe che è arrivata con il programma alle frazioni e alle guerre mondiali nel vuoto assoluto di comprensione di quel che l’insegnante sta dicendo, nella mortificazione di passare le mattine a vedere segni incomprensibili sulla lavagna o che ci fosse una classe ponte che li mette il più velocemente possibile in condizione di capire di che si sta parlando?
Certo, per farlo servono soldi. Ci sono questi soldi, in Italia? Non credo. Semmai è questo il problema. Che sono annunci senza costrutto, perché non ci sono i soldi per rifare i tetti delle scuole, per levare l’amianto, fare le palestre, per pagare dignitosamente gli insegnanti, formarli, per assumerne di giovani e specializzati e non mettere quello di scienze a insegnare finanza nell’ora di educazione civica. Per tenere aperti gli istituti il pomeriggio, tenere aperta la biblioteca per chi a casa non ha il wifi, per pagare le bollette della luce figuriamoci gli insegnanti di sostegno che sono sempre meno, sempre meno.
Quindi è un bluff, questo delle classi dedicate a chi deve, come si diceva una volta, mettersi in pari. Ma l’idea sarebbe giusta: vorrei moltissimo avere avuto per me o avere ora per i figli una classe dedicata, per sei mesi o per un anno, a insegnarmi una lingua che non so, a rimettermi al passo con la matematica e la storia che ignoro per poi rientrare dignitosamente, senza essere derisa senza essere di peso.
Dice: ma l’integrazione. Certo, l’integrazione però non si fa sulle spalle di un docente pagato milledue, non contando sulla bontà dei compagnucci, la retorica da libro Cuore. Si fa coi mezzi che servono a rimettere ciascuno in condizione di stare diritto dove sta dunque coi soldi che, con evidenza, non ci sono.
Intendiamoci. Non sono certo una fan di Valditara. L’umiliazione fattore di crescita. Il gravemente insufficiente ai bambini di sei anni. È noto che ogni ministro dell’Istruzione, quelli di sinistra compresi, non potendo riformare la scuola per come dovrebbe ha riformato la cosa più facile, voti e giudizi, la più inutile. Certo che dire a un bimbo delle elementari sei gravemente insufficiente è mortificante e disutile. Certo che l’umiliazione non è fattore di crescita.
Il 6 politico però, da quei celebri tempi, non ha generato fenomeni che abbiano dato slancio al futuro dell’umanità. Purtroppo per imparare non c’è altro modo che mettersi lì per ore, giorni e settimane, a volte mesi. Serve, nella vita, quel tipo di allenamento. In alternativa, l’analfabetismo che chiamiamo uguaglianza. Tutti uguali al grado zero del sapere. È facile così, è funzionale al potere.
Una digressione. Nell’anno del centenario di Franco Basaglia eroe del Novecento, benemerito tumulatore dei manicomi-ghetto, una parola sul disagio mentale. In esponenziale crescita fra gli adolescenti accuditi. L’altro giorno un ragazzo di 17 anni ha accoltellato una professoressa. Succede continuamente. Se non sono coltellate sono botte, filmini col cellulare. Di questo ragazzo la scuola ha fatto sapere che ha una “diagnosi disfunzionale”, esiste cioè un documento oggi chiamato “profilo di funzionamento” che certifica la sua disabilità psichica.
Ora mi domando, domando se un adolescente con comprovata difficoltà psichica debba essere trattato come se non avesse problema alcuno, inserito in una classe nella speranza che i compagni e l’insegnante possano assorbire e “integrare” il suo disagio o se non serva, invece, qualcuno di competente che si prenda cura si lui. Qualcuno che possa prevedere ed evitare l’accoltellamento.
È un pensiero di destra? Dipende. Contano le biografie? Devo esibire la mia per aver voce in capitolo? Raccontare di aver vissuto con una persona totalmente disabile in famiglia? Aver fatto da baby sitter per anni a un ragazzo autistico, essere stata da bambina inserita in una di quelle che allora si chiamavano differenziali perché a causa di un trauma avevo smesso di parlare? Non lo so, ho sinora ritenuto di no ma lasciamo perdere, torniamo alla scuola, all’integrazione.
Servono soldi per fare le cose, non proclami. Serve un progetto. Quello di mettere chi ha meno in condizione di stare al passo con gli altri mi pare un ottimo progetto. Bisogna però avere un extra-budget per dare agli stranieri a cui questo Paese non dà diritto di cittadinanza almeno un diritto all’educazione.
Possiamo insegnare l’italiano a chi non lo parla, ci sono le risorse? È questa, la domanda. È di destra, la catalogate così? Temo che vi sbagliate, perché tutto dalle storie, dalle persone, dalle singole vite dipende.