✕

La politica estera di Conte bifronte

Giuseppe Conte con Elly Schlein 

Ascolta l'audio

Il punto del 5 marzo 2024
2 minuti di lettura

Qualcuno si stupisce della nuova iniziativa di Giuseppe Conte in politica estera. Il capo del M5S ha distolto per un momento l’attenzione dall’Ucraina, dove le sue posizioni contro la Nato e contro il governo Zelensky si rinnovano sempre identiche all’inizio della guerra. Lo ha fatto per prendere le distanze da un’altra causa in cui i paesi occidentali sono impegnati: la campagna contro gli Houti del Mar Rosso che affondano il naviglio mercantile, così da rendere pressoché impossibile la libera navigazione da e per l’Europa. E non è una vera novità, dal momento che già in gennaio l’ex presidente del Consiglio manifestava le stesse idee. In altri tempi l’attentato alla libertà di navigazione costituiva la classica ragione per scendere in guerra e rimuovere gli ostacoli al diritto internazionale: in questo caso il manipolo dei ribelli yemeniti. Oggi si ricorre alle missioni multipolari, alla ricerca di ciò che unisce un gruppo di paesi in nome della “sicurezza nazionale”.

…

Qualcuno si stupisce della nuova iniziativa di Giuseppe Conte in politica estera. Il capo del M5S ha distolto per un momento l’attenzione dall’Ucraina, dove le sue posizioni contro la Nato e contro il governo Zelensky si rinnovano sempre identiche all’inizio della guerra. Lo ha fatto per prendere le distanze da un’altra causa in cui i paesi occidentali sono impegnati: la campagna contro gli Houti del Mar Rosso che affondano il naviglio mercantile, così da rendere pressoché impossibile la libera navigazione da e per l’Europa. E non è una vera novità, dal momento che già in gennaio l’ex presidente del Consiglio manifestava le stesse idee. In altri tempi l’attentato alla libertà di navigazione costituiva la classica ragione per scendere in guerra e rimuovere gli ostacoli al diritto internazionale: in questo caso il manipolo dei ribelli yemeniti. Oggi si ricorre alle missioni multipolari, alla ricerca di ciò che unisce un gruppo di paesi in nome della “sicurezza nazionale”.

Ma naturalmente non si esclude il ricorso alla forza, come è accaduto tre giorni fa al cacciatorpediniere Caio Duilio. Non mancano i risvolti politici in chiave domestica, terreno su cui l’Italia mantiene una sorta di esclusiva. Non risulta infatti che altrove il Parlamento si spacchi sul sostegno a una spedizione considerata ovvia, in quanto l’obiettivo è proteggere gli interessi economici della nazione ed evitare che il conflitto nel Mar Rosso produca danni molto gravi al commercio, con conseguenze drammatiche sul piano sociale. L’Italia è l’unico paese in cui una minoranza tutt’altro che emarginata contesta l’invio di navi da guerra; e a maggior ragione rifiuta l’ipotesi che a comandare la squadra navale sia la nostra Marina.

Maurizio Molinari: "L'intervento contro gli Houthi per le frenare le ambizioni dell'Iran"

La sinistra di Fratoianni e Bonelli ha abbracciato esattamente tale opzione. I 5S si sono invece astenuti nella commissione Esteri e Difesa con una motivazione assai critica, ispirata a un pacifismo privo di logica. In realtà è una decisione che non ha bisogno d’essere sostenuta con la logica, trattandosi di una mossa di puro cabotaggio interno. Non c’entrano il Mar Rosso, il conflitto a Gaza, i palestinesi o altro. C’entra solo il bisogno di Conte di distinguersi quando è in gioco quel tanto di solidarietà nazionale per cui il Pd partecipa con il suo voto a una scelta di politica estera meritevole d’essere condivisa. Del resto il M5S è indifferente alla coerenza sul piano internazionale, per cui la politica estera nella sua ottica è funzionale solo alle convenienze del momento. Semmai colpisce che Conte non sia il leader di un piccolo gruppo massimalista, bensì un ex presidente del Consiglio di un paese aderente alla Nato, ben consapevole dei criteri che regolano le alleanze militari: anche quando la crisi esula dal raggio d’azione del Trattato Atlantico, ma tocca ugualmente le ragioni dell’intesa occidentale. Prevale comunque, come si è detto, la piccola convenienza quotidiana, in un eterno giocare a rimpiattino con il Pd. Può darsi quindi che oggi Conte ci ripensi sul Mar Rosso, ma la sua riserva è ormai agli atti. Peraltro colpiscono due aspetti. Il primo è la convergenza con la Lega salviniana. I 5S se la prendono con il viaggio a Washington di Giorgia Meloni e fingono di domandarsi quali ordini la premier sia andata a prendere da Biden. Salvini telegrafa a Trump e freme all’idea che tra poco tutto cambierà alla Casa Bianca. Risorge il vecchio patto del Conte Uno, quella sintonia tra 5S e Lega che sotto traccia non è mai venuta meno. Il secondo aspetto riguarda il Pd di Elly Schlein.

Metropolis/494 - Attacchi Houti, Di Feo: "Perché l'Italia ha un ruolo centrale nella missione Aspides"

È possibile che la politica estera sia considerata così poco da non meritare un chiarimento alla luce delle iniziative di Conte? Nessuno ha domande da porre e risposte da ascoltare?

Leggi i commenti