Il drone lanciato dagli Houti contro il cacciatorpediniere “Caio Duilio” al largo delle coste dello Yemen rappresenta il primo attacco diretto contro l’Italia da parte dell’Asse della Resistenza, la coalizione di milizie armate sciite sparse tra Yemen (gli Houti, appunto), Siria, Iraq, Libano (Hezbollah) e Gaza (Hamas, nonostante il gruppo sia sunnita) e guidato dal regime iraniano.
L’attacco, prontamente sventato, era prevedibile e probabilmente non sarà l’ultimo, visto il ruolo centrale che la nostra Marina Militare andrà a rivestire nella missione europea volta a ripristinare la navigabilità di uno dei nodi chiave del commercio mondiale.
Alla luce di questa crescente tensione tra il nostro Paese e l’Asse capeggiato da Teheran, risulta preoccupante constatare che una delle principali organizzazioni di propaganda e di reclutamento di combattenti pro-regime iraniano abbia da più di un decennio trovato una base presso una delle Università più prestigiose d’Italia.
Dal 2013, in…
Il drone lanciato dagli Houti contro il cacciatorpediniere “Caio Duilio” al largo delle coste dello Yemen rappresenta il primo attacco diretto contro l’Italia da parte dell’Asse della Resistenza, la coalizione di milizie armate sciite sparse tra Yemen (gli Houti, appunto), Siria, Iraq, Libano (Hezbollah) e Gaza (Hamas, nonostante il gruppo sia sunnita) e guidato dal regime iraniano.
L’attacco, prontamente sventato, era prevedibile e probabilmente non sarà l’ultimo, visto il ruolo centrale che la nostra Marina Militare andrà a rivestire nella missione europea volta a ripristinare la navigabilità di uno dei nodi chiave del commercio mondiale.
Alla luce di questa crescente tensione tra il nostro Paese e l’Asse capeggiato da Teheran, risulta preoccupante constatare che una delle principali organizzazioni di propaganda e di reclutamento di combattenti pro-regime iraniano abbia da più di un decennio trovato una base presso una delle Università più prestigiose d’Italia.
Dal 2013, infatti, l’Università degli Studi di Palermo ha un accordo di cooperazione scientifica con la “al Mustafa International University”, di base a Qom, la capitale teologica dell’Islam sciita. Nulla di male di per sé in uno scambio con un’Università iraniana, lo fanno tante altre Università italiane e, nonostante le varie problematiche legate ad un Paese come l’Iran, programmi del genere sono un lodevole tentativo di costruire ponti interculturali.
Ma la “al Mustafa” non è una Università normale (come lo è, ad esempio, la “Tabataba’i” altra Università iraniana che ha un accordo con Palermo), ma un’istituzione sanzionata dal governo degli Stati Uniti e del Canada come longa manus della Forza Quds, il ramo dei Guardiani della Rivoluzione specializzato in intelligence e guerriglia (in sostanza, un tutt’uno di servizi segreti e forze speciali).
La designazione del governo americano afferma che la Forza Quds “utilizza l’Università al Mustafa per sviluppare scambi di studenti con università straniere allo scopo di indottrinare e reclutare fonti straniere. Al Mustafa ha facilitato l’arrivo in Iran di turisti inconsapevoli provenienti dai Paesi occidentali, dai quali i membri della Forza Quds hanno cercato di raccogliere informazioni”.
Il sistema è chiaro. La “al Mustafa”, oltre a svolgere un’opera di disseminazione della propaganda iraniana, svolge un lavoro di intelligence, reclutando fonti e persino combattenti. Sia il governo americano che quello canadese affermano che soggetti reclutati dalla “al Mustafa” in vari Paesi sono stati inviati a combattere in Siria e che la Forza Quds “ha utilizzato il campus della al Mustafa a Qom come campo di reclutamento per gli studenti pachistani da inserire nelle Brigate Zaynabiyoun”.
Non ci sono evidenze che dinamiche simili si siano verificate nei rapporti tra la “al Mustafa” e Palermo. Certo è che alcuni studenti palermitani si sono recati per periodi di studio presso la “Mustafa” e che importanti dirigenti della “Mustafa” hanno insegnato a Palermo.
Tra questi spicca Ali Akbar Badiei, la cui lectio magistralis su un’opera “considerata imprescindibile base ideologica con riguardo alla formazione del governo islamico” viene annunciata sul sito dell’Università di Palermo.
Preoccupa però che Badiei sia anche direttore generale per l’Europa della Ahlul Bayt, organizzazione di propaganda del regime iraniano (con sede anche in Italia, a Napoli) fondata nel 1990 dall’ayatollah Khamenei e presieduta da Mohammad Hassan Akhtari, uno dei fondatori degli Hezbollah, di cui ne ha in particolare sviluppato l’ala militare.
L’anno scorso l’Università di Palermo ha posticipato la decisione sul rinnovo dell’accordo con la “al Mustafa”. Pare però evidente che la continuazione di un rapporto che fornisce una base nel nostro Paese ad un’organizzazione che è palesemente utilizzata dall’Iran non solo per la disseminazione di propaganda ma anche per scopi operativi sia altamente problematico, in particolare alla luce degli ultimi sviluppi geopolitici.
Lorenzo Vidino è il direttore del Programma sull’Estremismo alla George Washington University