Mar Rosso, Mar Nero e Mar Mediterraneo sono diventati teatri di guerra. L’ultimo attacco sferrato dai ribelli Houti dello Yemen rischia di produrre un gravissimo disastro ambientale se la nave cargo britannica Rubymar, affondata a pochi metri di profondità nel Mar Rosso, dovesse iniziare a perdere il suo contenuto di 21 mila tonnellate di fosfato di ammonio, altri fertilizzanti dall’elevato potenziale inquinante e carburante. Tutto ciò è pura follia. Ad essere colpiti sono mari che versano in difficili condizioni, già gravemente malati, che a stento continuano a ricoprire un ruolo fondamentale per la salute degli abitanti dell’intera regione del bacino mediterraneo, tra le più belle, popolose e ricche di storia e cultura. Prima il conflitto in Ucraina, poi la guerra tra Israele e Hamas, e da alcuni mesi l’ulteriore fronte del Mar Rosso con i missili balistici lanciati dagli Houti contro navi mercantili internazionali, che sta minacciando il trasporto di merci e di energia dall’Asia e …
Mar Rosso, Mar Nero e Mar Mediterraneo sono diventati teatri di guerra. L’ultimo attacco sferrato dai ribelli Houti dello Yemen rischia di produrre un gravissimo disastro ambientale se la nave cargo britannica Rubymar, affondata a pochi metri di profondità nel Mar Rosso, dovesse iniziare a perdere il suo contenuto di 21 mila tonnellate di fosfato di ammonio, altri fertilizzanti dall’elevato potenziale inquinante e carburante. Tutto ciò è pura follia. Ad essere colpiti sono mari che versano in difficili condizioni, già gravemente malati, che a stento continuano a ricoprire un ruolo fondamentale per la salute degli abitanti dell’intera regione del bacino mediterraneo, tra le più belle, popolose e ricche di storia e cultura. Prima il conflitto in Ucraina, poi la guerra tra Israele e Hamas, e da alcuni mesi l’ulteriore fronte del Mar Rosso con i missili balistici lanciati dagli Houti contro navi mercantili internazionali, che sta minacciando il trasporto di merci e di energia dall’Asia e dal Medio Oriente verso l’Europa.
Due anni fa è iniziata la guerra in Ucraina che ha coinvolto un piccolo mare chiuso come il Mar Nero, bersagliato da ordigni bellici che stanno distruggendo un habitat nel quale la biodiversità era già al collasso. L’impatto del conflitto tra Russia e Ucraina è molto grave e alle tante vite umane si sommano danni ingenti all’ecosistema. L’anno scorso 2500 delfini sono stati trovati spiaggiati sulle sponde del Mar Nero, un segno tangibile di ciò che stava accadendo.
Questi cetacei rappresentano solo la punta di un iceberg costituito da tante altre specie meno conosciute, ma altrettanto, se non addirittura di più, indispensabili alla vita e alla sopravvivenza dell’intero ecosistema. Naturalmente questo non ha fatto notizia, un evento meno importante rispetto alla perdita di tante vittime umane.
Il Mar Nero comunica e riversa le sue acque nel Mediterraneo, la cui salute è già compromessa dai 10 grandi fiumi che sfociano nel suo bacino, dall’aumento della temperatura dovuto ai cambiamenti climatici, e dall’inquinamento antropico, soprattutto da plastica, tanto che ormai nelle reti dei pescatori si trova più questo materiale indistruttibile che pesci. Il Mare Nostrum si trova adesso al centro di un’altra guerra, quella in Medio Oriente, nella quale a soffrire non sono solo gli esseri umani. Ordigni, missili, esplosioni devastanti, stanno alterando un equilibrio molto fragile che ha impiegato milioni di anni per prodursi.
Il conflitto a Gaza da vari mesi si è esteso, portando la sua scia di devastazione e morte anche in un altro bacino, quello del Mar Rosso, il mare dei coralli, ricco di scogliere coralline, un ecosistema straordinario che può esistere solo in una piccola fascia del nostro Pianeta in cui la temperatura delle acque è costante.
Questi animali costruttori calcarei che formano tra le scogliere coralline più belle del mondo, già fortemente colpiti dai cambiamenti climatici, dall’acidificazione del mare dovuta all’assorbimento della Co2 e dall’impatto antropico, si trovano in un punto nevralgico di commerci e trasporti marittimi inquinanti, adesso al centro di scontri bellici.
L’affondamento della nave mercantile britannica e il rischio dello sversamento di pericolosissime sostanze fertilizzanti e combustibile è solo l’ultimo drammatico episodio. Eppure il mare è ciò che rende possibile la vita sul nostro Pianeta, produce il 50% dell’ossigeno che respiriamo, assorbe il 30% dell’anidride carbonica ed è il grande regolatore del clima.
Cosa stiamo facendo? Fino a che punto vogliamo spingerci?
Come ha detto il segretario generale dell’Onu António Guterres stiamo procedendo a grandi passi verso un suicidio collettivo. Il pianeta continuerà il suo viaggio nel Cosmo, ma senza di noi a bordo.