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Gaza, Ramadan di guerra

Quest’anno è una festa di morte e sofferenza estrema

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Uno dei momenti più intimi della nostra esistenza è la morte ha scritto R?bia al-Bar?, considerata madre del sufismo, che dell’Islam rappresenta la corrente mistica.

Il Ramadan è un momento di essenzializzazione delle esigenze corporee che ha il significato di richiamare proprio quella intimità. Il digiuno e la preghiera sono per i musulmani esercizi intrapresi per tenere desto e vigile lo spirito. Si tratta di una sorta di disintossicazione : i musulmani non mangiano, non bevono e si astengono dalle passioni tra l’aurora e il tramonto. Ma questa parte importante della pratica del Ramadan non può essere disgiunta da un’altrettanta purificazione dell’anima. E quest’ultimo è l’esercizio più impegnativo: il musulmano è infatti chiamato a vivere la vita con rigore, gentilezza, compassione ed umiltà.

La rinuncia all’appagamento immediato del bisogno fisico libera il credente dalle pulsioni del corpo permettendo all’anima la tensione verso il suo fine più elevato.

Il distacco dalle cose terrene non appartiene però solo all’Islam, si pensi alla Quaresima cristiana e lo Yom Kippur ebraico. E anche al di là delle religioni, nella storia dell’umanità molti cultori della vita interiore considerarono e propugnarono l’astinenza quale modalità di elevazione dello spirito attraverso il controllo volontario delle istanze più materiali.

Per i musulmani il Ramadan è un momento di gioia, accompagnato dalla luce delle tradizionali lanterne colorate, i fanous, che illuminano i mercati e che i bambini portano a mano in giro per le strade delle città, dal Cairo a Marrakesh, da Damasco a Gerusalemme, da Amman a Ramallah e un tempo, prima di queste vicende drammatiche, anche a Gaza.

Quest’anno a Gaza la luce è molto fievole e anche il resto del mondo è un po’ più buio. Quel fanous, che simboleggia per i musulmani Allah, che è luce dei cieli e della terra (Surah al-Nur, 24:35) e che indica la via da seguire, in questo Ramadan di morte e sofferenza estrema a Gaza dovrà illuminare più che mai la Direzione. Camminando per i campi di Gaza, di notte, pare si sentano i singhiozzi delle donne. Le persone faticano a riconoscersi perché i visi emaciati dalla fame ne hanno stravolto la fisionomia, ci racconta Sami al-Ajrami.

E mentre nella Striscia si muore di stenti,fuori i tir sono bloccati.. Ma solo il trasporto su strada sarebbe in grado di garantire il volume di aiuti necessari. Mentre un camion trasporta fino a trenta tonnellate, un aereo è infatti in grado di effettuare un lancio dieci volte minore. Nel hub della Mezzaluna Rossa egiziana ci sono tonnellate di materiali umanitari bloccati dall’esercito israeliano. Ci sono cibo, bombole di ossigeno, incubatrici, macchine per il filtraggio dell’acqua, farmaci tra cui l’insulina. Quest’ultimo dettaglio mi affligge particolarmente: poche ore di severa iperglicemia riducono mia figlia, diabetica, ad uno straccio.

Di fronte alla crisi umanitaria di cui siamo testimoni l’intenzione dovrebbe essere quella, e solo quella, di interromperla all’istante.

Risuonano Parole antiche:

“Non è questo forse il digiuno che voglio:

spezzare le catene della malvagità,

sciogliere i legami della sopraffazione,

rimandare liberi gli oppressi,

interrompere ogni sopraffazione?” (Isaia, 58,6). Ramadan Mubarak. Buon inizio di Ramadan.

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