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Il fattore Tajani nel nuovo centrismo

Il punto di mercoledì 13 marzo 2024
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La nuova giovinezza di Forza Italia è senz’altro merito del suo uomo tranquillo, Antonio Tajani. Lo si è visto in Sardegna e soprattutto in Abruzzo, dove ha contato avere buone radici nel territorio; e più ancora ha pesato quel desiderio, che si respira nell’aria, di un’amministrazione non nevrotica e di partiti non dediti alla rissa quotidiana. Se allarghiamo lo sguardo al quadro nazionale, questa impressione è ancora più netta. Forza Italia potrebbe avere un risultato significativo sul piano politico alle europee di giugno, ereditando in parte e in uno scenario del tutto diverso la funzione equilibratrice che un tempo fu della Dc. È una riscossa che pochi avevano previsto, dovuta in discreta misura agli errori di Salvini. Una Lega che aveva toccato pochi anni fa il 34 per cento dei consensi (addirittura il 37 nei sondaggi) e che oggi annaspa fra il 7 e l’8 per cento, ha ceduto un notevole patrimonio di voti a Fratelli d’Italia. Dopodiché Salvini ha restituito all’area centrista quel…

La nuova giovinezza di Forza Italia è senz’altro merito del suo uomo tranquillo, Antonio Tajani. Lo si è visto in Sardegna e soprattutto in Abruzzo, dove ha contato avere buone radici nel territorio; e più ancora ha pesato quel desiderio, che si respira nell’aria, di un’amministrazione non nevrotica e di partiti non dediti alla rissa quotidiana. Se allarghiamo lo sguardo al quadro nazionale, questa impressione è ancora più netta. Forza Italia potrebbe avere un risultato significativo sul piano politico alle europee di giugno, ereditando in parte e in uno scenario del tutto diverso la funzione equilibratrice che un tempo fu della Dc. È una riscossa che pochi avevano previsto, dovuta in discreta misura agli errori di Salvini. Una Lega che aveva toccato pochi anni fa il 34 per cento dei consensi (addirittura il 37 nei sondaggi) e che oggi annaspa fra il 7 e l’8 per cento, ha ceduto un notevole patrimonio di voti a Fratelli d’Italia. Dopodiché Salvini ha restituito all’area centrista quello spazio che si era ristretto fin quasi a esaurirsi nella stagione finale del berlusconismo.

Oggi Tajani rischia di battere il Carroccio non in una piccola regione come l’Abruzzo, ma in un’elezione su scala continentale come le europee. È noto del resto che Forza Italia gode di una rete di rapporti internazionali, a cominciare dal Ppe, a cui Salvini può contrapporre le pacche sulle spalle con i semi-nazisti di Alternative e ora l’amicizia con una misteriosa estrema destra portoghese, fino a ieri quasi inesistente. S’intende tuttavia che non basta ai “centristi” aver dimostrato la loro esistenza in vita. Per avere un futuro c’è bisogno d’altro. In primo luogo la capacità di aggregare i vari spezzoni sparsi dell’area cosiddetta “moderata”. Sia quelli collocati a destra, ad esempio il gruppo di Lupi, sia quelli che si muovono al confine del centro-sinistra, come Italia Viva di Renzi. Inutile dire che qui cominciano i problemi. La nuova versione di Forza Italia cresce finché si presenta come un partito coeso, privo di rivalità interne, saldo intorno a un piccolo gruppo dirigente. Nel momento in cui si apre all’esterno, deve uscire in un mare che non è l’oceano, ma è tempestoso.

C’è da scommettere che Tajani vorrà evitare pericoli di sorta. Ciò significa consolidare se stesso come “gamba centrista” della coalizione che oggi si definisce destra-centro; attendere che si consumi la crisi della Lega salviniana; studiare come reagisce Giorgia Meloni alla novità. La premier, come è logico, è attenta al tema della stabilità e sotto questo profilo il moderatismo di Forza Italia le dà maggiori garanzie di un Carroccio in affanno, forse alla vigilia di una trasformazione interna. Almeno a breve termine è così. Se invece guardiamo a un orizzonte più lungo, lo scenario cambia. Non serve immaginazione per convincersi che la riforma del “premierato” andrà incontro a maggiori difficoltà, visto che di sicuro piace poco a Forza Italia. Così come non piace a un ampio “establishment” politico-istituzionale.

In ogni caso all’indomani delle europee, e sempre che i risultati confermino per il suo partito una percentuale intorno al 10 per cento, Tajani potrà guardarsi intorno. Sulla carta c’è una prateria da arare fra FdI e Pd. Ma il pericolo di sbagliare le mosse è alto. Forza Italia è e resta un partito di centro-destra. In futuro potrà tentare di aprire un “secondo forno”, come si usa dire, proponendosi come potenziale alleato a uno o all’altro dei due schieramenti. Ma senza dimenticare che questo gioco non è nella tradizione del bipolarismo e non sarebbe gradito all’elettorato ex berlusconiano. Almeno fin quando a sinistra sarà ancora determinante Giuseppe Conte, sia pure a sua volta azzoppato. Il campo largo non lo è abbastanza per comprendervi Tajani.

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