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La musica nelle mani dei bambini

Annalisa a Sanremo 

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Con lo streaming chiunque in famiglia può determinare il successo di una canzone
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Una voce esile ma decisa comanda: “Alexa, suona Italo disco!”, e il pezzo parte riempiendo la casa del contagioso ritornello. Tutto bene, se non fosse che a fare la richiesta è un bimbo di 4 anni. E’ possibile, forse già succede in molte case dove sono installati meccanismi a comando vocale, di sicuro accade nella mia, e questo rende per la prima volta nella storia i bimbi completamente autonomi, già in grado di operare le proprie scelte e ascoltare quello che decidono di ascoltare. Anche qui tutto bene, forse un po’ troppo presto per autogestire gli ascolti, ma ammettiamo pure che sia accettabile un piccolo margine di precoce indipendenza, dobbiamo almeno essere consapevoli che anche questo tipo di ascolti è parte del nuovo sistema che alimenta e indirizza economicamente il mercato della musica. Oggi funziona così, il denaro viene generato prevalentemente ascoltando, “streammando”, mettendo in moto le piattaforme.

Quindi anche i nostri innocenti cari piccoli di casa stanno facendo l…

Una voce esile ma decisa comanda: “Alexa, suona Italo disco!”, e il pezzo parte riempiendo la casa del contagioso ritornello. Tutto bene, se non fosse che a fare la richiesta è un bimbo di 4 anni. E’ possibile, forse già succede in molte case dove sono installati meccanismi a comando vocale, di sicuro accade nella mia, e questo rende per la prima volta nella storia i bimbi completamente autonomi, già in grado di operare le proprie scelte e ascoltare quello che decidono di ascoltare. Anche qui tutto bene, forse un po’ troppo presto per autogestire gli ascolti, ma ammettiamo pure che sia accettabile un piccolo margine di precoce indipendenza, dobbiamo almeno essere consapevoli che anche questo tipo di ascolti è parte del nuovo sistema che alimenta e indirizza economicamente il mercato della musica. Oggi funziona così, il denaro viene generato prevalentemente ascoltando, “streammando”, mettendo in moto le piattaforme.

Quindi anche i nostri innocenti cari piccoli di casa stanno facendo la loro parte. Del resto chiunque frequenti asili nido o feste di compleanno di piccoli, potrà confermare che per divertire i bimbi e farli cantare e ballare non si usano più “ci son due coccodrilli e un orango tango” ma si va direttamente sui sicuri successi del momento o al massimo dell’estate scorsa, Annalisa, Kolors, Mr, Rain, Mahmood, praticamente gli stessi pezzi che vediamo nelle classifiche discografiche, teoricamente attribuibili a un pubblico più adulto, magari di poco, ma più adulto. Possiamo dire che l’orientamento della musica oggi è in mano ai bimbi? Detta così è un po’ grossa ma sicuramente c’è una parte di verità. Se anche non vogliamo arrivare a ipotizzare una deliberata malizia da parte degli autori, la produzione contemporanea ha tutte le caratteristiche per piacere ai più piccini. Più in generale sappiamo bene come il target della musica si sia notevolmente abbassato, al punto da creare un gap senza precedenti nella musica degli ultimi decenni. Di solito oggi i genitori non sanno molto di quello che avviene nella produzione contemporanea, i giovani al contrario lo sanno molto bene, come è emerso in tuttta la sua evidenza negli ultimi festival di Sanremo quando il pubblico più generalista si è ritrovato tra i big dei nomi quasi del tutto sconosciuti e che invece erano già ampiamenti noti al pubblico giovanile, vedi Geolier che infatti ha sfiorato per un soffio la vittoria finale, come fu l’anno scorso per Lazza e altri cantanti. Il gap c’è, potente, profondo, e sta provocando una sostanziale incomunicabilità tra genitori e figli, almeno sul linguaggio musicale. Basta dare un’occhiata alle classifiche. Un tempo rispecchiavano i gusti medi del paese, oggi molti di voi non saprebbero neanche orientarsi, con la sola eccezione dei pezzi che arrivano da Sanremo.

Ma non è solo un conflitto epocale, è anche una deformazione del sistema musicale. La dominante dello streaming sta portando a una facciata di consumo piuttosto omologata, che taglia fuori interi settori della creatività e della cultura musicale che pure avrebbero diritto a esistere, come di fatto esistono, per fortuna, ma oscurati da una valanga di musica di puro intrattenimento o di più stretta osservanza trap-giovanilista, e qui torniamo ai nostri piccini, anche loro implicati loro malgrado in questa mutazione del sistema musicale. E’ impossibile avere dati esatti su quanto oggi decidano i piccolissimi perché uno streaming è uno streaming, se l’abbia ascoltato un adulto o se gliel’abbia chiesto il figlio è impossibile da determinare, se nel dispositivo di casa parte un pezzo di Annalisa è impossibile stabilire se l’abbia fatto partire l’intestatario, la figlia adolescente o un pargolo di tre o quattro anni. Ma i bimbi ci sono e come, fanno sentire la loro presenza, la loro caparbietà nell’essere accontentati. Chi di noi infatti negherebbe a un bimbo una richiesta così innocente: papà, fammi sentire i Kolors, ma certo amore di papà, e così anche noi semplicemente accontentando i nostri figli, chiamando “scarta la carta” al suono di un tormentone estivo, stiamo inconsapevolmente offrendo ai bimbi il potere di decidere il grande dominio del reame della musica.

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