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Usa-Ue, la chiave della crescita

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Lo sviluppo tecnologico, dall’intelligenza artificiale ai microchip, e il rafforzamento delle economie mature richiedono innovazione istituzionale. Per costruire il bene comune evitando derive nazionalistiche
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Che le vecchie democrazie dei Paesi avanzati, Stati Uniti ed Europa, siano economie fortemente integrate tra loro è ovvio. Sono immense e i mercati sono guidati da forze gravitazionali dove la dimensione conta moltissimo. Vorrebbero però essere ancora più grandi facendo affari insieme. E dopo anni di apertura verso il resto del mondo riportare a casa parte della produzione emigrata e riprendere una leadership tecnologica nella transizione energetica, nelle grandi piattaforme digitali, nell’intelligenza artificiale.

Ma questo processo i mercati non lo fanno da soli, non conviene, deve essere guidato e spinto dai governi nazionali. I quali agiscono unilateralmente perché al momento non ci sono istituzioni e regole globali che riescano a governare questa azione. Disegnare queste regole sarà la chiave dello sviluppo dell’Occidente.

L’azione di Usa ed Europa nella transizione tecnologica è profondamente radicata nel loro essere democrazie avanzate. Ha due obiettivi concettualmente contrapp…

Che le vecchie democrazie dei Paesi avanzati, Stati Uniti ed Europa, siano economie fortemente integrate tra loro è ovvio. Sono immense e i mercati sono guidati da forze gravitazionali dove la dimensione conta moltissimo. Vorrebbero però essere ancora più grandi facendo affari insieme. E dopo anni di apertura verso il resto del mondo riportare a casa parte della produzione emigrata e riprendere una leadership tecnologica nella transizione energetica, nelle grandi piattaforme digitali, nell’intelligenza artificiale.

Ma questo processo i mercati non lo fanno da soli, non conviene, deve essere guidato e spinto dai governi nazionali. I quali agiscono unilateralmente perché al momento non ci sono istituzioni e regole globali che riescano a governare questa azione. Disegnare queste regole sarà la chiave dello sviluppo dell’Occidente.

L’azione di Usa ed Europa nella transizione tecnologica è profondamente radicata nel loro essere democrazie avanzate. Ha due obiettivi concettualmente contrapposti. Da un lato rafforzare la competitività e il potere di mercato dell’industria domestica in prodotti green, le automobili elettriche e i pannelli solari o in tecnologie indispensabili, i microchip. D’altro lato, contenere il potere di mercato delle piattaforme tecnologiche e le nebbiose implicazioni dell’intelligenza artificiale.

Obiettivi guidati dalla necessità di costruire consenso democratico. Consenso verso obiettivi nobili, ossia la creazione di beni collettivi come la sostenibilità. E consenso più becero/sovranista come l’America first che Biden ha ereditato da Trump. E anche preservare la concorrenza è un pilastro delle democrazie.

Il passo dirompente sul primo fronte lo hanno fatto gli americani con i 370 miliardi dell’Inflation Reduction Act (Ira) e i 52 miliardi del Chip and Science Act. Sussidi pesantissimi strettamente vincolati alla produzione negli Stati Uniti. Ma l’Ira viola i principi di multilateralità che guidano gli accordi globali sul commercio che le democrazie avanzate, proprio per difendersi dai peggiori istinti populisti, hanno varato.

Come disegnare allora politiche nazionali e accordi che comunque generino un bene pubblico collettivo, ridurre l’inquinamento, senza danneggiare gli altri Paesi?

L’Europa ha fatto pressione sull’America per evitare che il programma escluda i produttori del vecchio continente e induca le imprese a spostarsi oltre oceano. Non può mettere sul piatto fondi comuni equivalenti a quelli americani. E l’azione unilaterale dei Paesi membri innesca una pericolosa corsa ai sussidi. Vedremo dopo le elezioni cosa l’Europa proporrà.

Intanto si sperimenta e si mettono pezze. Per esempio il Critical Minerals Agreement tra Usa e Ue cerca di ridurre la dipendenza di entrambe le economie dal resto del mondo per i minerali di base per la produzione delle batterie. Passo essenziale che, essendo considerato alla stregua di un accordo di libero scambio, permetterebbe ai produttori europei di avere accesso ai sussidi dell’Ira. D’altra parte se deve prevalere l’obiettivo superiore della sostenibilità è essenziale che lo spazio geografico di questi incentivi si estenda.

Sul secondo fronte invece l’Europa è molto più determinata degli Stati Uniti. Come preservare la concorrenza evitando di soffocare l’innovazione? La Commissione ha appena varato il Digital Market Act per contenere il potere di mercato delle piattaforme tecnologiche, soprattutto americane, che incide pesantemente sul loro funzionamento. Anche la Federal Trade Commission Usa sta combattendo contro il potere di monopolio dei grandi gruppi. Ma l’azione delle due agenzie non è basata su regole e procedure comuni, per quanto ci sia dialogo e si sperimenti cercando di trovare un equilibrio attraverso l’Atlantico.

Il punto finale è che lo sviluppo tecnologico e il rafforzamento delle economie mature richiedono innovazione istituzionale per costruire il bene comune evitando derive nazionalistiche. E le democrazie avanzate, proprio in quanto tali, devono riuscire a definirle e proporle. Altrimenti prevarrà l’anarchia o le regole le faranno altri.

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