In un Paese come l’Italia dove oggi non esiste una politica industriale, avere una guida forte e carismatica a capo di Confindustria è fondamentale. Il suo compito è indicare la strada della crescita e al tempo stesso difendere la libertà economica dalla politica senza scadere nella difesa degli “interessi di parte”. Confindustria è una monarchia costituzionale, non è una democrazia plebiscitaria per cui serve un presidente molto autorevole con sotto di lui un corpo molto compatto.
Un presidente che sia in grado di servire e di non usare l’associazione per i suoi fini personali e che non abbia nemmeno bisogno della politica, cioè che non sia ricattabile. Oggi — è un dato di fatto — altre rappresentanze come Coldiretti hanno un peso maggiore.
Nei vari tavoli di lavoro, quando avvengono le consultazioni, Confindustria non è mai invitata. Il nuovo presidente deve essere in grado di riportare orgoglio in una associazione che finalmente è stata risanata nei conti e che ora può davvero pens…
In un Paese come l’Italia dove oggi non esiste una politica industriale, avere una guida forte e carismatica a capo di Confindustria è fondamentale. Il suo compito è indicare la strada della crescita e al tempo stesso difendere la libertà economica dalla politica senza scadere nella difesa degli “interessi di parte”. Confindustria è una monarchia costituzionale, non è una democrazia plebiscitaria per cui serve un presidente molto autorevole con sotto di lui un corpo molto compatto.
Un presidente che sia in grado di servire e di non usare l’associazione per i suoi fini personali e che non abbia nemmeno bisogno della politica, cioè che non sia ricattabile. Oggi — è un dato di fatto — altre rappresentanze come Coldiretti hanno un peso maggiore.
Nei vari tavoli di lavoro, quando avvengono le consultazioni, Confindustria non è mai invitata. Il nuovo presidente deve essere in grado di riportare orgoglio in una associazione che finalmente è stata risanata nei conti e che ora può davvero pensare a prendere posizione per la crescita del Paese.
È vero che siamo in un momento di crisi della rappresentanza, che colpisce tanto i partiti politici quanto i sindacati. E se da una parte abbiamo ministri non autorevoli, non ci dobbiamo aspettare che anche dall’altra parte non ci siano figure carismatiche. Non è una regola e non si può prescindere dal voler il miglior presidente possibile che abbia la capacità di pensare in una dimensione europea e mondiale. Siamo in un periodo storico decisivo in cui dovranno essere riscritte le regole del bilancio europeo, la politica industriale e fiscale comune, in cui si dovrà trattare il mercato unico del lavoro e il mercato dei capitali.
Di fronte a una carenza politica generale, Confindustria deve scegliere il candidato che sappia interpretare al meglio queste sfide, costruendo una squadra coesa e competente. Non può pensare di presidiare Bruxelles con la forza attuale (10 persone e un direttore), ma deve essere in grado di avere una struttura a fisarmonica che si ingrandisca quando serve seguire la scrittura di una legge fondamentale per le nostre industrie e il nostro Paese. Spesso accade che quelle leggi le subiamo, arriviamo tardi quando sono già in fase avanzata per poi condurre una rincorsa tutta in salita.
Non aiuta nemmeno il contesto economico. L’anno è iniziato male con l’Istat che ha certificato che a gennaio ben 13 settori manifatturieri su 16 hanno presentato il segno meno. Siamo tornati ai livelli di novembre con settori come la farmaceutica (-15,2%), le estrazioni (-9,9%), l’industria del legno (-8%), l’elettronica (-7,2%), le materie plastiche (-6,2%), i prodotti chimici (-5,3%) e l’abbigliamento (-4,7%) in fortissimo calo. Il governo non è in grado di individuare le soluzioni per intraprendere la via della risalita e non ha nemmeno idea di cosa sia una politica industriale.
Il caso dell’Ilva è emblematico: ad oggi nessuno sa se il governo Meloni vuole che in Italia venga ancora prodotto l’acciaio a ciclo integrale, quello che serve per costruire treni, veicoli, navi, elettrodomestici, imballaggi e tubi. In questo vuoto, il nuovo presidente di Confindustria dovrebbe avere l’autorevolezza di farsi ascoltare: non basta chiedere il taglio del cuneo fiscale e gli sgravi per gli investimenti, bisogna ottenerli.
Oggi molte imprese preferiscono avere un’interlocuzione diretta con il governo piuttosto che passare attraverso la rappresentanza. Tanto per incominciare un presidente di peso dovrebbe tentare di riportare nell’associazione due dei più importanti gruppi industriali del Paese che hanno scelto di stare fuori, Stellantis ed Essilor.