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Il ruolo irrinunciabile dell’Europa

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Con una scontata affermazione, Putin ha concluso l’altrettanto scontato e già scritto passaggio elettorale. Nulla di nuovo. Ed è normale . Questo Paese, fatta eccezione per la relativamente breve ed economicamente rovinosa parentesi delle Presidenze Gorbaciov e Eltsin, non ha praticamente mai conosciuto regimi democratici di modello occidentale. La guerra in Ucraina è stata utilizzata da Putin come ulteriore elemento a suo favore. I media e le tv hanno in questi ultimi mesi intensificato la propaganda sui successi dell’armata rossa al fronte e enfatizzato quella retorica dell’accerchiamento della Russia da parte del cosiddetto “Occidente collettivo” che fa presa sulla gente comune sollecitando quella dose di vittimismo che emerge in quella società nelle fasi più difficili. Senza una guerra, senza una crisi, senza un duro confronto con i Paesi ostili dell’Occidente sarebbe mancato probabilmente una parte del vasto consenso a Putin.

Resisi conto già nei primi mesi del conflitto che…

Con una scontata affermazione, Putin ha concluso l’altrettanto scontato e già scritto passaggio elettorale. Nulla di nuovo. Ed è normale . Questo Paese, fatta eccezione per la relativamente breve ed economicamente rovinosa parentesi delle Presidenze Gorbaciov e Eltsin, non ha praticamente mai conosciuto regimi democratici di modello occidentale. La guerra in Ucraina è stata utilizzata da Putin come ulteriore elemento a suo favore. I media e le tv hanno in questi ultimi mesi intensificato la propaganda sui successi dell’armata rossa al fronte e enfatizzato quella retorica dell’accerchiamento della Russia da parte del cosiddetto “Occidente collettivo” che fa presa sulla gente comune sollecitando quella dose di vittimismo che emerge in quella società nelle fasi più difficili. Senza una guerra, senza una crisi, senza un duro confronto con i Paesi ostili dell’Occidente sarebbe mancato probabilmente una parte del vasto consenso a Putin.

Resisi conto già nei primi mesi del conflitto che l’ “operazione speciale” era fallita e si era convertita in una lunga e sanguinosa guerra di logoramento, Putin ed i suoi più stretti collaboratori hanno tatticamente convertito questo fallimento secondo una logica politica che giustifica maggiore controllo interno e repressione. Il tragico caso di Navalny, che ci ricorda le opere di Solzenitzin, è solo uno dei diversi “incidenti” con i quali il potere intende bloccare sul nascere con l’intimidazione possibili contestazioni. Il “fronte delle madri “ dei soldati era stato visto con preoccupazione a Mosca ma nel complesso questo , come le proteste per la morte di Navalny, sono state gestite dal potere con efficacia. Dopo i numerosi errori tecnici del passato, la gestione della guerra è migliorata. Ma c’è un aspetto assolutamente irrisolto che costituisce il punto più debole ed esposto della strategia putiniana: “denazificazione” e smilitarizzazione dell’Ucraina (anticamera della riduzione dell’Ucraina in uno Stato vassallo della Federazione) sono elementi ben lontani dal poter essere conseguiti. Alla base dell’operazione speciale vi era l’obiettivo prioritario di riportare Kiev nella “famiglia russa”.

Questa lunga guerra , con il grande peso delle devastazione ed il carico di odio ed ostilità mi sembra che abbia ottenuto l’effetto opposto. Il recente attentato in una sala di concerto di Mosca dimostra inoltre l’estrema vulnerabilità della Russia ad azioni di terrorismo che ricordano il periodo del conflitto in Cecenia. Un altro elemento che non mi stancavo di evocare ai miei interlocutori era il logico prosperare del fenomeno terroristico come conseguenza della guerra in Ucraina . La grande concentrazione di armi e di uomini in armi non sempre appartenenti a reparti regolari e il carico di odio e polarizzazione sono ingredienti formidabili per l’attività terroristica. Altro punto di debolezza che a Mosca non si dovrebbe sottovalutare è lo sbilanciamento politico, economico e militare verso il fronte ucraino. Sicuramente la Russia si è indebolita nelle aree del Caucaso in cui ha sempre avuto problemi con gruppi islamisti e in Asia Centrale. Sono però tra quelli che crede che Putin tenterà una “spallata” nella prossima primavera-estate. È nella sua logica e sarebbe strumentale a destabilizzare il governo di Kiev e migliorare le posizioni negoziali di Mosca nella prospettiva della ripresa di trattative. L’obiettivo dell’Occidente, ribadito da diversi leader, da opinionisti e dai principali media è assicurare in prospettiva e al momento opportuno una “pace giusta” per l’Ucraina. In diplomazia la pace che segue ad una prima fase armistiziale è sempre il risultato di una trattativa tra le parti, a volte favorita da mediatori di altri Paesi o organismi internazionali. Ma in ogni trattativa le due parti devono rinunciare a qualche cosa per raggiungere il compromesso. Putin non sembra disposto a rinunciare al suo disegno egemonico di controllare politicamente l’Ucraina o comunque condizionare le scelte di Kiev determinando un cambiamento ai vertici del potere. Zelensky ha ribadito l’intenzione del suo Paese di riconquistare i territori occupati ed annessi dalla Federazione russa.

Le posizioni sono distanti ma l’opzione militare dopo due anni di guerra è per ora fallita. A meno di colpi di scena e di improbabili “Caporetto” da una parte o dall’altra si potrebbero creare al momento opportuno le condizioni per la riapertura del negoziato. L’Occidente deve intensificare gli aiuti militari a difesa dell’Ucraina ma parallele iniziative diplomatiche per riportare le due parti a tavoli di negoziato sono altrettanto urgenti. Necessarie ed urgenti per scongiurare pericolose escalation a cui l’Europa non è né preparata né disponibile, interrompere la più grande carneficina dalla fine della seconda guerra mondiale, interrompere questa pericolosa deriva della Russia ma anche dell’Occidente verso “economie di guerra” e porre le basi per un nuovo sistema di sicurezza nel continente europeo di cui ci sarebbe bisogno come il pane. La pace che scaturirà da questa guerra di aggressione ingiusta e devastante della Russia ai danni dell’Ucraina forse non sarà “giusta” secondo le nostre aspettative. Putin dovrà rinunciare alle sue pretese di dominio sull’Ucraina e “digerire” l’appartenenza di Kiev alla famiglia occidentale con l’adesione all’Ue ed eventuali accordi di sicurezza con la Nato. Questa dovrebbe essere la linea rossa su cui tutti i governi che sostengono Kiev dovrebbero mantenere compattezza e determinazione.

Ma anche Zelensky dovrà forse rinunciare a qualche cosa ed è quindi ancor più importante, in questa fase, assicurare un’efficace difesa dell’Ucraina, per evitare possibili ulteriori conquiste da parte russa che potrebbero indebolire la futura posizione negoziale di Kiev. La storia è d’altra parte costellata di paci non giuste e comunque non perfette. Il ruolo dell’Europa, finora pericolosamente priva di qualsiasi iniziativa politica e diplomatica in un conflitto che da due anni si svolge in questo continente, sarà essenziale. Se non batte un colpo la sua emarginazione politica ma anche economica sarà sempre più evidente.

Con questo articolo Giorgio Starace, ex ambasciatore a Mosca, inizia la collaborazione con il nostro giornale

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