L’importanza dei contrappesi
di Giorgio La MalfaCaro Direttore,
nei paesi democratici, i sistemi che prevedono l’investitura popolare diretta dei capi degli esecutivi sono generalmente accompagnati da due contrappesi volti a limitare gli ovvi rischi inerenti in questi meccanismi. Il primo è la separazione netta fra il sistema elettorale da cui scaturisce la scelta del capo dell’esecutivo e quello da cui promanano gli organi legislativi. Così è negli Stati Uniti e in Francia dove può avvenire, ed avviene, che il Presidente eletto debba fare i conti con un legislativo nel quale la maggioranza abbia un orientamento diverso dal suo.
Il secondo contrappeso è il limite al numero dei mandati per il capo dell’esecutivo direttamente eletto. Normalmente il limite è fissato in due mandati. Vi è un’evidente ragione nel limite alla rieleggibilità: l’e…
Caro Direttore,
nei paesi democratici, i sistemi che prevedono l’investitura popolare diretta dei capi degli esecutivi sono generalmente accompagnati da due contrappesi volti a limitare gli ovvi rischi inerenti in questi meccanismi. Il primo è la separazione netta fra il sistema elettorale da cui scaturisce la scelta del capo dell’esecutivo e quello da cui promanano gli organi legislativi. Così è negli Stati Uniti e in Francia dove può avvenire, ed avviene, che il Presidente eletto debba fare i conti con un legislativo nel quale la maggioranza abbia un orientamento diverso dal suo.
Il secondo contrappeso è il limite al numero dei mandati per il capo dell’esecutivo direttamente eletto. Normalmente il limite è fissato in due mandati. Vi è un’evidente ragione nel limite alla rieleggibilità: l’esercizio del potere e la maggiore visibilità conferiscono un vantaggio molto sostanzioso a chi occupa una carica rispetto a chi vorrebbe scalzarlo. L’elezione diretta comporta un’alterazione nel gioco democratico. Per cui si può derogare alla contendibilità delle cariche per un tempo limitato in cambio della pretesa efficienza di un esecutivo eletto direttamente dai cittadini. Ma sarebbe pericoloso consentire che questo squilibrio possa perpetuare il mantenimento del potere. Come è noto il progetto di riforma costituzionale dell’attuale governo fa saltare la prima garanzia perché collega, anche se non specifica esattamente come ciò avverrà, l’elezione del capo del governo con quella della maggioranza degli organi parlamentari.
E poiché con i recenti emendamenti si rafforza il potere di scioglimento delle Camere da parte del capo del governo, questo significa che l’eletto non ha solo il potere esecutivo, ma ha anche in mano il legislativo. Questo è un primo elemento che rende molto discutibile il progetto della destra. È rimasta invece in vita, per fortuna, la seconda clausola, cioè il limite dei due mandati, come in altri Paesi democratici. E mi pare di ricordare che in fase di elaborazione del testo ed anche in sede parlamentare sia stata proprio la Lega dell’Onorevole Salvini a insistere su questo limite. Ora è evidente che vi è uno stretto legame fra quello che si deciderà sul limite ai mandati dei governatori regionali e dei sindaci e quella che sarà infine la decisione sulla riforma costituzionale. Se dovesse saltare la scelta sui limiti alla rieleggibilità degli uscenti che fu fatta quando venne introdotta l’elezione diretta dei sindaci e quando vennero riviste in senso maggioritario le leggi per le elezioni dei Consigli e delle Giunte regionali, possiamo essere certi che verrà rimesso in discussione anche il limite di due mandati per l’elezione diretta del capo del Governo.
E infatti così ha subito detto un esponente di Fratelli d’Italia parlando della legge Tatarella nella quale era stato introdotto il limite al numero dei mandati. C’è dunque una contraddizione nella posizione della Lega che sostiene il limite a livello nazionale e poi propone di rimuoverlo per le regioni. Ma c’è ben più di una contraddizione nella posizione dei presidenti di regione e dei sindaci del Pd che si muovono su questo terreno. Essi non sembrano comprendere che c’è in ballo una trasformazione pericolosissima del sistema costituzionale, che sarà difficile ottenere la separazione netta fra le leggi elettorali dell’esecutivo e del legislativo, ma soprattutto che essi stanno aprendo la strada alla eliminazione dell’altro contrappeso all’elezione diretta. Schlein ha fatto benissimo a tenere la posizione che ha tenuto in Parlamento e farebbe molto male se non richiamasse i suoi governatori e i suoi sindaci a considerare non solo i loro problemi, ma quelli del Paese. Qualche volta si ha l’impressione che non si sia compreso fino in fondo ciò che è avvenuto nel settembre 2022 e ciò che ancora potrebbe succedere.