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Tasse contro donazioni

Giorgia Meloni (ansa)

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La premier Meloni propende per le seconde, che però non sostengono i cittadini
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Alcuni giorni fa la premier Giorgia Meloni ha dichiarato: “Non dirò mai che le tasse sono bellissime”; invece, “sono bellissime le libere donazioni”. La premier faceva ovviamente riferimento a un’affermazione di Tommaso Padoa Schioppa, pronunciata nel 2007 quale ministro dell’economia del secondo governo Prodi. Fuori dall’Italia, il più celebre sostenitore di una visione ultra-positiva delle tasse fu il giurista e giudice della corte suprema Oliver Wendell Holmes, che sostenne, probabilmente attorno al 1927, di apprezzare le tasse perché “le tasse sono il prezzo che paghiamo per la civiltà”.

Ora, è pressoché certo che, in Italia come nel resto del mondo, gli individui davvero lieti di pagare le tasse siano una sparuta minoranza, forse poco più numerosa di quanti amano andare dal dentista. Tuttavia, sono di più e (credo) ampiamente maggioritari quanti riconoscono che le tasse (a differenza delle donazioni) sono necessarie, ad esempio per consentire a uno stato di funzionare e di erogar…

Alcuni giorni fa la premier Giorgia Meloni ha dichiarato: “Non dirò mai che le tasse sono bellissime”; invece, “sono bellissime le libere donazioni”. La premier faceva ovviamente riferimento a un’affermazione di Tommaso Padoa Schioppa, pronunciata nel 2007 quale ministro dell’economia del secondo governo Prodi. Fuori dall’Italia, il più celebre sostenitore di una visione ultra-positiva delle tasse fu il giurista e giudice della corte suprema Oliver Wendell Holmes, che sostenne, probabilmente attorno al 1927, di apprezzare le tasse perché “le tasse sono il prezzo che paghiamo per la civiltà”.

Ora, è pressoché certo che, in Italia come nel resto del mondo, gli individui davvero lieti di pagare le tasse siano una sparuta minoranza, forse poco più numerosa di quanti amano andare dal dentista. Tuttavia, sono di più e (credo) ampiamente maggioritari quanti riconoscono che le tasse (a differenza delle donazioni) sono necessarie, ad esempio per consentire a uno stato di funzionare e di erogare servizi e così ottenere una società meglio regolata, più armonica e più inclusiva: insomma più “civile”, per dirla con il giudice Holmes. Ogni volta che si discute di riforma fiscale, bisogna ricordare che dietro un sistema fiscale sta sempre un’idea di società. Che tipo di società è, dunque, una in cui si pagano pochissime tasse ma in compenso si fa affidamento sulle libere donazioni private per compensare l’inevitabile taglio dei servizi pubblici?

È, in primo luogo, una società figlia della sfiducia nello Stato come fornitore di servizi (cosa che logicamente dovrebbe andare assieme a una sfiducia nei confronti di chi governa tale Stato). È solo in questo contesto di sfiducia, infatti, che ci si può dimenticare che quei servizi sono anche necessari a consentire a individui e imprese di generare ricchezza. È poi, in secondo luogo, una società che sostanzialmente si rimette alla generosità dei più abbienti (ovvero quelli meglio in grado di “donare”), non solo nel senso di sperare che siano disponibili a finanziare iniziative di interesse pubblico, ma anche in quello di confidare che siano in grado di scegliere saggiamente quali cause supportare – e di farlo, possibilmente, in modo disinteressato e non (ad esempio) per acquisire influenza politica.

Sarebbe ingeneroso attribuire alla premier l’intenzione di ridurre le tasse al di sotto del livello minimo sufficiente a finanziare servizi pubblici decenti. Vale però la pena ricordare un altro, e forse meno controverso, monito di Padoa Schioppa, che era inteso precisare il significato dell’infelice asserzione sopra ricordata: “La polemica anti-tasse è assolutamente irresponsabile”, specie, verrebbe da aggiungere a seguito dell’esperienza dell’ultimo quindicennio, in un Paese fortemente indebitato come l’Italia. Ma soprattutto, vale la pena qualificare l’entusiastico supporto dato dalla premier al meccanismo delle donazioni. Anche dal mio punto di vista, personale e scientifico, le donazioni sono una cosa bellissima, ma solo se effettuate dopo aver corrisposto una quantità di tasse giusta e ragionevole, e se sono disinteressate. Il problema, nell’Occidente di oggi, è che vi sono forti ragioni di sospettare che, almeno in alcuni Paesi (tra i quali gli Stati Uniti, che da questo punto di vista non andrebbero affatto presi a modello) la tassazione dei più ricchi non sia né giusta né ragionevole, e che spesso le donazioni non siano affatto disinteressate – quanti pandori-gate serviranno per capirlo?

Diciamolo chiaramente: nessuna società umana della storia è mai riuscita a convincere i suoi membri a fornire spontaneamente le risorse di cui ha bisogno per funzionare. Tassazione è, inevitabilmente, coercizione, quindi difficilmente considerabile “bellissima”. Ma è l’unico modo che conosciamo per dotare le istituzioni pubbliche delle risorse per funzionare come si suppone debbano funzionare; in una democrazia occidentale, questo significa in primo luogo fornire servizi e protezione ai propri cittadini. La donazione sarà pure libertà, e a certe condizioni si può senz’altro riconoscere che sia bellissima, ma non può e non deve essere considerata alternativa alla tassazione.

guido.alfani@unibocconi.it

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