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Saman e i diritti universali

I funerali di Saman (ansa)

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Nelle scorse ore, a Novellara (Reggio Emilia), si è tenuto il funerale di Saman Abbas, la diciottenne pachistana uccisa dai propri familiari perché si rifiutava di sottostare a un matrimonio forzato. Si tratta di un evento enorme che si colloca in un quadro dove altri fatti, meno eclatanti ma non meno significativi, sollevano dilemmi etici e giuridici di notevole spessore. La questione della piena libertà di culto e della sua manifestazione individuale e collettiva, privata e pubblica – come limpidamente riconosciuta dalla carta costituzionale –, è materia di accesa polemica politica dopo alcuni provvedimenti adottati dalla sindaca di Monfalcone. Per discuterne, può essere utile muovere da una vicenda in apparenza più circoscritta: quella dell’istituto Iqbal Masih di Pioltello, nei pressi di Milano.Qui, il consiglio di istituto, tenuto conto che il 43 per cento degli alunni è di religione islamica, ha deciso all’unanimità di sospendere le lezioni per un giorno, in coincidenza con la c…

Nelle scorse ore, a Novellara (Reggio Emilia), si è tenuto il funerale di Saman Abbas, la diciottenne pachistana uccisa dai propri familiari perché si rifiutava di sottostare a un matrimonio forzato. Si tratta di un evento enorme che si colloca in un quadro dove altri fatti, meno eclatanti ma non meno significativi, sollevano dilemmi etici e giuridici di notevole spessore. La questione della piena libertà di culto e della sua manifestazione individuale e collettiva, privata e pubblica – come limpidamente riconosciuta dalla carta costituzionale –, è materia di accesa polemica politica dopo alcuni provvedimenti adottati dalla sindaca di Monfalcone. Per discuterne, può essere utile muovere da una vicenda in apparenza più circoscritta: quella dell’istituto Iqbal Masih di Pioltello, nei pressi di Milano.Qui, il consiglio di istituto, tenuto conto che il 43 per cento degli alunni è di religione islamica, ha deciso all’unanimità di sospendere le lezioni per un giorno, in coincidenza con la conclusione del mese di ramadan; e ha confermato successivamente quella decisione.Ma una modesta irregolarità amministrativa, riscontrata nella delibera del consiglio d’istituto, è stata presa a pretesto dall’autorità ministeriale e dalla destra politico-mediatica per costruire uno scandalo futile e meschino e per sviluppare una campagna ideologica concentrata – c’è poco da ridere – sul “pericolo di islamizzazione” che incomberebbe sull’Italia.

Per questo, la vicenda di Pioltello, si presta ad alcune riflessioni generali.La presenza straniera in Italia è un dato ormai stabilizzato e quella dei musulmani è costituita da 2,7 milioni di individui: ovvero il 4,9 per cento della popolazione residente in Italia. D’altra parte, gli studenti stranieri che frequentano la nostra scuola pubblica sono poco meno di 900.000 (il 63 per cento dei quali nati in Italia). Come si vede una quota considerevole che, tendenzialmente, avrà un ruolo sempre più rilevante nella vita sociale e in quella pubblico-istituzionale. Una componente che, senza dubbio, determina importanti problemi di inclusione e di convivenza; ma che, oltre a doversi ritenere un fattore ineludibile del nostro futuro può arrivare a rappresentarne un elemento prezioso.È esattamente quella “risorsa” che, mentre fa uscire dai gangheri la DN (Destra Nevrastenica), sollecita e interessa gli economisti e i demografi, le associazioni imprenditoriali e le organizzazioni sindacali. In presenza di ciò è possibile tracciare alcune semplici linee-guida, ispirate dal buonsenso e dal rispetto dei valori costituzionali.

Una comunità di natura etnica o religiosa o culturale può essere parte integrante della società nazionale, a patto che rispetti le leggi e non violi i principi basilari sui quali poggiano quella stessa società e il suo ordinamento giuridico: in primo luogo, quelli della libertà e dell’uguaglianza.Per capirci, l’appartenenza a una comunità etnica o religiosa o culturale non può giustificare in alcun modo la violazione dei fondamenti dello Stato di diritto. Esemplifico: la disparità di trattamento tra figli maschi e figlie femmine in materia di istruzione va sanzionata; il matrimonio forzato va perseguito come un reato; la poligamia va considerata illegale; le mutilazioni genitali vanno punite come un gravissimo crimine.Insomma, nessun relativismo culturale può attenuare la condanna di atti che negano i diritti fondamentali della persona. È del tutto evidente che l’opera di repressione vada accompagnata e, quando possibile, preceduta da una estesa attività di informazione e di educazione, perché è nel fondo oscuro di tradizioni arcaiche e di cupi sistemi patriarcali che si trovano le radici di quei comportamenti.Detto ciò restano da approfondire questioni più complesse come quella del velo. Personalmente ritengo che la copertura integrale del corpo e del volto non sia mai una espressione di libertà, bensì un atto di sudditanza a un ordine maschile oppressivo: ma si tratta di trovare le strategie più sagge e razionali perché sia la donna a liberarsi da quelle tetre costrizioni. Dopodiché, è evidente che in tutti gli uffici pubblici e in tutti gli ambienti scolastici il velo che copra il volto vada proibito. Ma, affermato tutto ciò, resta un campo assai vasto dove le differenze culturali e religiose vanno non solo accettate, ma anche tutelate in quanto espressione di quello sviluppo della personalità individuale, solennemente riconosciuto dall’art. 2 della carta costituzionale.È in questo spazio, dove si svolge il confronto e dove può manifestarsi la tensione tra culture autoctone e nuove culture introdotte dai flussi migratori, che va esercitata la più profonda capacità di mediazione. E una grande strategia di adattamento, di negoziato tra i diversi soggetti, di percorsi comuni ancora da inventare.Non certo, come detto, a proposito dei valori costitutivi delle società democratiche – l’integrità del corpo femminile non è materia negoziabile –, ma con riferimento a quanto attiene ai costumi, agli stili di vita, alle consuetudini religiose, alle abitudini alimentari, alle manifestazioni artistiche. È esattamente quanto avrebbe richiesto una gestione equilibrata e prudente della vicenda della scuola di Pioltello: e nessuno si sarebbe fatto male.Sia chiaro: stiamo parlando di processi lenti e faticosi, che possono risultare anche assai dolorosi e determinare lacerazioni acute. Nulla sarà facile e scontato, ma la ragionevolezza di una politica intelligente e la forza di uno Stato democratico che tutela i diritti universali della persona potranno essere di grande aiuto.

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