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Anziani e disabili dimenticati

Bisognava attuare la domiciliarità, sviluppare servizi per dare supporto alle famiglie, alleggerendo il carico di lavoro non retribuito soprattutto delle donne. E prevedere nuove forme dell’abitare. Ma niente è stato fatto
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Vi ricordate la domenica di Pasqua, solo quattro anni fa? Piazza San Pietro deserta e Papa Francesco da solo di fronte al mondo collegato in diretta. Tanta pioggia. Eravamo in piena pandemia. Non c’erano ancora i vaccini. Immagini drammatiche, tanti morti.

Ma c’era una grande speranza, la convinzione che, finalmente, sulla salute dei cittadini si sarebbe investito, che mai più sarebbe successa una cosa simile, che dopo la grande prova del personale sanitario non si sarebbe più sottovalutata la situazione. Si sarebbe intervenuti, aumentando il numero di medici e infermieri, sviluppando la medicina territoriale, garantendo le risorse economiche necessarie.

E invece no. Sono passati solo quattro anni e ci ritroviamo di fronte a politiche che sanciscono che la salute dei cittadini non è una priorità di questo Paese e che in particolare non lo è la salute degli anziani. Possibile che nulla si sia imparato da quella scioccante esperienza? Quanti anziani sono morti nelle Rsa dove erano r…

Vi ricordate la domenica di Pasqua, solo quattro anni fa? Piazza San Pietro deserta e Papa Francesco da solo di fronte al mondo collegato in diretta. Tanta pioggia. Eravamo in piena pandemia. Non c’erano ancora i vaccini. Immagini drammatiche, tanti morti.

Ma c’era una grande speranza, la convinzione che, finalmente, sulla salute dei cittadini si sarebbe investito, che mai più sarebbe successa una cosa simile, che dopo la grande prova del personale sanitario non si sarebbe più sottovalutata la situazione. Si sarebbe intervenuti, aumentando il numero di medici e infermieri, sviluppando la medicina territoriale, garantendo le risorse economiche necessarie.

E invece no. Sono passati solo quattro anni e ci ritroviamo di fronte a politiche che sanciscono che la salute dei cittadini non è una priorità di questo Paese e che in particolare non lo è la salute degli anziani. Possibile che nulla si sia imparato da quella scioccante esperienza? Quanti anziani sono morti nelle Rsa dove erano ricoverati e in totale solitudine, senza poter riabbracciare i propri cari?

Il decreto attuativo della riforma della non autosufficienza avrebbe dovuto rivedere gli standard di personale, per adeguarli ai bisogni degli anziani. E avrebbe dovuto identificare i requisiti per disegnare ambienti di vita che garantissero maggiore comfort per ciascuno, ma anche migliori possibilità di vivere una vita di relazioni sociali, anche se non nella propria casa, ma in strutture residenziali o semiresidenziali.

E invece no, un ennesimo rinvio. Come tutto il resto d’altronde. Invece che attuare la legge del 2023, il decreto attuativo rinvia a tanti altri decreti ministeriali che dovranno essere fatti.

D’altro canto, se c’è una cosa inappropriata per persone fragili è proprio il ricovero in strutture residenziali, che in molti casi peggiora la qualità della vita e il benessere soggettivo, oltre a comportare costi molto più elevati per il sistema, rispetto alla domiciliarità.

Obiettivo della riforma era proprio rendere possibili forme di domiciliarità dell’assistenza socio-sanitaria e sviluppare l’integrazione socio-sanitaria, sogno perseguito da anni e mai realizzato.

Eppure, all’indomani della pandemia, parlavamo di welfare di prossimità, anche il piano Colao aveva inserito questo aspetto come strategico. Un welfare centrato sui bisogni delle persone, viste non come semplici destinatari, ma nel rispetto della loro autonomia supportata dalle reti attivabili sui territori di terzo settore e familiari. E tanti rappresentanti dell’associazionismo, del terzo settore, si sono mobilitati per questo.

Negli ultimi trenta anni la ricerca ha verificato come il supporto sociale sia una chiave fondamentale nei processi di integrazione, soprattutto di soggetti fragili, come bene mette in luce il Manuale di psicologia di comunità di Donata Francescato e Manuela Tomai, molto utile per chi vuole sviluppare progetti sociali che promuovono il benessere individuale e collettivo.

Basta pensare alle persone fragili con gravi malattie mentali, il supporto sociale ne riduce l’isolamento. Ma anche più in generale all’effetto positivo prodotto, riducendo sensibilmente i sentimenti di sconforto, la perdita di motivazione e la mancanza di speranza per il futuro, che hanno effetto sul miglioramento delle condizioni di salute.

Serviva trovare il modo di attuare la domiciliarità, di sviluppare servizi che dessero supporto alle famiglie, alleggerendo il carico di lavoro non retribuito soprattutto delle donne.

Bisognava prevedere nuove forme dell’abitare, perché dobbiamo sempre ricordarci che l’invecchiamento della popolazione non significa solamente aumento delle persone anziane, ma anche delle famiglie di anziani e tra queste degli anziani soli, soprattutto donne.

Nel 2032, secondo l’Istat, gli uomini anziani soli saranno circa 1 milione e mezzo e le donne circa 3 milioni e mezzo. Il che creerà le condizioni per un aumento del rischio di solitudine.

Nel 2023 è stata varata una legge che difende i diritti degli anziani con poche modifiche rispetto a quella proposta dal governo Draghi. Con il decreto attuativo si è scelto di non attuarla. Ma i diritti esistono, se sono esigibili. E questi, ahimè, oggi, nel 2024, non lo sono affatto. Il populismo è questo.

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