Le parole hanno un peso. Lo dovrebbe sapere soprattutto un filologo e storico come Luciano Canfora, che invece si è lanciato in una serie di affermazioni sconcertanti e offensive nei confronti di Giorgia Meloni, ai confini fra l’esercizio della libertà di espressione e l’insulto vero e proprio.
In un dibattito normale chiunque abbia una minima conoscenza della storia avrebbe detto: “Se le parole hanno un senso, Giorgia Meloni palesemente non è né nazista né neo-nazista, il professore ha detto una sciocchezza, noi ci dissociamo e lui si scusi”. Così non è stato e così continua a non essere.
Anzi in tanti ora, assieme allo storico, non lasciano ma raddoppiano. In questo commettono un duplice errore: da una parte, sdoganano l’imbarbarimento del confronto pubblico; dall’altra, tolgono credibilità non all’avversario, ma proprio a chi cerca di resistere ad un pericoloso tentativo di riscrivere la storia del nostro Paese.
Nell’intervento di Canfora dell’aprile 2022, disponibile su YouTube, c…
Le parole hanno un peso. Lo dovrebbe sapere soprattutto un filologo e storico come Luciano Canfora, che invece si è lanciato in una serie di affermazioni sconcertanti e offensive nei confronti di Giorgia Meloni, ai confini fra l’esercizio della libertà di espressione e l’insulto vero e proprio.
In un dibattito normale chiunque abbia una minima conoscenza della storia avrebbe detto: “Se le parole hanno un senso, Giorgia Meloni palesemente non è né nazista né neo-nazista, il professore ha detto una sciocchezza, noi ci dissociamo e lui si scusi”. Così non è stato e così continua a non essere.
Anzi in tanti ora, assieme allo storico, non lasciano ma raddoppiano. In questo commettono un duplice errore: da una parte, sdoganano l’imbarbarimento del confronto pubblico; dall’altra, tolgono credibilità non all’avversario, ma proprio a chi cerca di resistere ad un pericoloso tentativo di riscrivere la storia del nostro Paese.
Nell’intervento di Canfora dell’aprile 2022, disponibile su YouTube, c’è molto più della frase incriminata. Ai ragazzi di un liceo di Bari l’allora leader dell’opposizione viene presentata come una persona «trattata di solito come una mentecatta»; per rifarsi, ed essendo naturalmente «una neo-nazista nell’animo», Meloni avrebbe colto la palla al balzo e «si è subito schierata con i neo-nazisti ucraini», rappresentati, spiega Canfora nell’intervento, dal battaglione irregolare Azov (insomma Meloni fiancheggiatrice del battaglione Azov); così facendo «è diventata una statista molto importante ed è tutta contenta naturalmente di questo ruolo».
Sorprende che ai tempi del politically correct siano state ignorate le tonnellate di razzismo culturale e di sessismo in questa odiosa caricatura. E immaginate cosa succederebbe se oggi un politico andasse in un liceo ad affermare che la leader dell’opposizione (il ruolo di Giorgia Meloni all’epoca dei fatti) Elly Schlein è «trattata di solito come una mentecatta».
I “chiarimenti” successivi sono ancora peggio. «Neo-nazista», ha precisato Canfora, è diverso da «nazista». «Neonazista è, ad esempio, l’atteggiamento di chi usa le navi da guerra per respingere i migranti (….) Neonazista è uno che non accetta e non rispetta l’unità del genere umano e che riguardo al fenomeno migranti si esprime in maniera bellica (….) il concetto di neonazista (…) rassomiglia a quell’atteggiamento mentale secondo cui alcuni esseri umani sono di serie B».
Naturalmente Canfora ha diritto di dissentire, come noi, dalla politica del governo sui migranti; ma perché imbarbarire il dibattito bollando automaticamente come neo-nazista chi ha un approccio diverso dal tuo, ma palesemente non per questo propaganda il genocidio di interi gruppi etnici?
Inoltre, seguendo questa definizione rischiamo tutti di essere dei neo-nazisti. Sono neo-nazisti gli studenti che manifestano per Gaza ma non hanno mai speso una parola per il mezzo milione di morti in due anni di guerra nel Tigré, o per gli orribili massacri perpetrati su decine di migliaia di civili in Sudan mentre scriviamo? Ovviamente no.
È neonazista lo stesso Canfora quando elogia Stalin («l’opera di Stalin è stata positiva, anche se aspra, per la Russia»; «l’unico periodo positivo per la Russia è stato quello di Stalin» perché ne fece «una grande potenza»)? Celebrando la pura volontà di potenza di uno dei dittatori più sanguinari e ottusi della storia, e della sua ristretta cerchia di sicofanti senza scrupoli, Canfora relega a esseri umani di serie B le decine di milioni di vittime sacrificate alla corruzione morale e materiale di quei leader. È per questo un neonazista? Ovviamente no.
Oggi è in atto un pericoloso tentativo di riscrivere la storia del nostro Paese, proponendo una narrazione del Ventennio in chiave nostalgica, che cerca di far passare un regime dittatoriale, arretrato, fallimentare e cialtronesco per un esempio di modernità e di progresso economico e sociale.
Questi tentativi di revisione della storia del nostro Paese non vanno sottovalutati nei loro pericolosi effetti sulle norme sociali e sui comportamenti delle giovani generazioni. Per contrastarli bisogna misurare le parole e documentare le proprie affermazioni.
In questa difesa della nostra storia l’arma migliore è quella della credibilità, un’arma di cui si priva chi oggi difende le sconcertanti affermazioni di Canfora. Alle decine di associazioni e centinaia di individui che si stanno mobilitando in sua difesa ci viene da dire: il vostro impegno è degno di una causa più nobile e meno imbarazzante. Libertà di parola non significa parole in libertà.