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La nuova sfida di Confindustria

Emanuele Orsini verso la presidenza di Confindustria

 (ansa)

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Orsini alla presidenza dovrà muoversi per l’autonomia e l’efficacia
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Sono due le direttrici lungo le quali si dovrà muovere la presidenza di Emanuele Orsini, l’autonomia e l’efficacia. La prima è autonomia dalla politica e da tutte quelle forze esterne a Confindustria che hanno garantito il loro appoggio a Orsini in questi giorni di duro scontro per vincere le elezioni. Non lasciarsi condizionare sarebbe stato difficile se la vittoria fosse stata garantita proprio da quei voti di scambio e dalla parallela opera di persuasione che vari ministri ed esponenti vicino al governo hanno messo in campo, più o meno velatamente, durante le ultime battute della campagna elettorale. Un’attività venuta alla luce ancora prima della nomina con le congratulazioni di Matteo Salvini un minuto dopo la pubblicazione della lettera di rinuncia di Garrone.

Il ritiro di uno dei due concorrenti ha da questo punto di vista fatto tabula rasa dei condizionamenti, dando la possibilità a Orsini di affrancarsi dai vari sostenitori. La sua vittoria, che sarebbe comunque stata risicat…

Sono due le direttrici lungo le quali si dovrà muovere la presidenza di Emanuele Orsini, l’autonomia e l’efficacia. La prima è autonomia dalla politica e da tutte quelle forze esterne a Confindustria che hanno garantito il loro appoggio a Orsini in questi giorni di duro scontro per vincere le elezioni. Non lasciarsi condizionare sarebbe stato difficile se la vittoria fosse stata garantita proprio da quei voti di scambio e dalla parallela opera di persuasione che vari ministri ed esponenti vicino al governo hanno messo in campo, più o meno velatamente, durante le ultime battute della campagna elettorale. Un’attività venuta alla luce ancora prima della nomina con le congratulazioni di Matteo Salvini un minuto dopo la pubblicazione della lettera di rinuncia di Garrone.

Il ritiro di uno dei due concorrenti ha da questo punto di vista fatto tabula rasa dei condizionamenti, dando la possibilità a Orsini di affrancarsi dai vari sostenitori. La sua vittoria, che sarebbe comunque stata risicata e per pochi voti, è ora più figlia del ritiro di Garrone che di altro, lasciando le mani libere al nuovo presidente di Confindustria di perseguire quell’idea di indipendenza e di servizio a favore dell’associazione che dovrebbe contraddistinguere la sua figura apicale.

Vanno lette così le parole messe per iscritto dal presidente di Erg nella sua lettera di rinuncia, quando sostiene che “per avere una Confindustria forte, occorre innanzitutto mettere un candidato nelle condizioni di potersi scegliere la propria squadra e la propria struttura liberamente, senza alcun condizionamento e negoziazione che lo renderebbe debole e ne sancirebbe il fallimento sin dall’inizio”.

Essere indipendenti dalla politica consente a Confindustria di perseguire quegli obiettivi che le imprese ritengono fondamentali per supportare la loro crescita economica che, senza entrare nel merito, non necessariamente coincide con l’idea di crescita di politici o altre categorie. Di certo l’associazione degli industriali non è mai stata di opposizione, ma il non essere appiattiti sull’esecutivo è un valore da difendere. E la stessa autonomia deve essere garantita a due espressioni di Confindustria come Il Sole24 ore, attualmente presieduto da Garrone e la Luiss, l’università romana il cui legame con l’associazione dovrebbe essere rinsaldato.

L’altra direttrice è l’efficacia che si raggiunge mettendo insieme, come sostiene anche Orsini, la migliore squadra possibile. L’attesa è che vengano scelte le persone più preparate per ogni ruolo che dovrà essere ricoperto, lasciando cadere qualsiasi rapporto clientelare o di mera ricompensa. “Il passo indietro — ha dichiarato Orsini — di Edoardo, una persona che stimo e rispetto tantissimo, con cui abbiamo avuto interlocuzioni sia ieri che oggi, ha messo me nelle condizioni di poter scegliere la squadra in totale responsabilità per mettere al centro i capitoli del programma, per poter mettere le migliori persone affianco ai capitoli che andremo a costruire. È l’unico modo per poter far sì che la squadra della nuova presidenza sia forte”.

Alle parole dovranno ora seguire i fatti e lo si capirà per esempio da come verranno trattate quelle associazioni, come Assolombarda e Piemonte, che nella corsa hanno appoggiato Garrone. E ancora lo si vedrà da come verrà attrezzata Bruxelles, dove servono competenze e professionalità in grado di accompagnare, non solo passivamente, l’iter delle leggi, oggi determinanti per la vita di qualsiasi impresa.

Solo costruendo una squadra di comprovato valore e autorevolezza si potrà tentare di restituire nei fatti quell’unità attualmente solo dichiarata e quello standing necessario a far tornare Confindustria ad essere un vivace centro di idee e di proposte a beneficio del Paese.

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