Caro Direttore,
l’altro giorno sono intervenuto nel suo giornale a proposito dell’inaridimento della politica con un colloquio con Giuliano Amato lamentando l’assenza di visioni. Le scrivo a proposito della legge 33 sugli anziani — per la quale mi sono personalmente impegnato da anni — e che è parte (così a me pare) di quella Politica con la maiuscola perché azzarda una nuova visione relativamente all’impegno verso gli anziani: un nuovo popolo emerso senza che ce ne rendessimo conto.
Molti commenti — anche nel suo giornale — affermano che questa legge sia una delusione. Per me non è così. Al contrario, è l’inizio di una vera grande riforma. Se, ovviamente, viene attuata. So bene che le risorse sono scarse. Ma oggi il …
Caro Direttore,
l’altro giorno sono intervenuto nel suo giornale a proposito dell’inaridimento della politica con un colloquio con Giuliano Amato lamentando l’assenza di visioni. Le scrivo a proposito della legge 33 sugli anziani — per la quale mi sono personalmente impegnato da anni — e che è parte (così a me pare) di quella Politica con la maiuscola perché azzarda una nuova visione relativamente all’impegno verso gli anziani: un nuovo popolo emerso senza che ce ne rendessimo conto.
Molti commenti — anche nel suo giornale — affermano che questa legge sia una delusione. Per me non è così. Al contrario, è l’inizio di una vera grande riforma. Se, ovviamente, viene attuata. So bene che le risorse sono scarse. Ma oggi il problema, ancor prima di quello economico, è l’assenza di visione per questa prima generazione di “anziani di massa”. Non mi dilungo, ma sottolineo che anche con poche risorse, si può avviare un vero cambiamento. Sintetizzo in 4 brevi punti la visione contenuta nella Legge 33:
1.Integrazione degli aspetti sociali, sanitari e assistenziali, oggi completamente separati, ognuno in domini acefali e senza comunicazioni degli altri.
2. Presa in carico continuativa della assistenza domiciliare, oggi ridotta a pura prestazione per 18 ore l’anno per assistito bisognoso.
3. Approccio complessivo a tutta la popolazione anziana, avendo affiancato al concetto di non autosufficienza quello della fragilità, molto più operativo e utile nella prevenzione. Al contrario oggi arriviamo troppo tardi e male quando si potrebbe contenere il danno!
4.Istituzione di una riforma che avanza per sperimentazioni, coinvolgendo i territori e le diverse componenti, verificando concretamente che il modello che si propone sia costo efficacie, di qualità, gradito agli utenti e fattibile! Progredendo in un percorso di anni.
Ognuno di questi punti presuppone un profondo cambiamento. Se ne potrebbero illustrare altri 10. Ne tocco uno: la drammatica carenza di personale, medici, infermieri e soprattutto Oss, assistenti familiari e caregiver di comunità, cui affidare la essenziale componente di assistenza sociale e sociosanitaria. Parliamo di centinaia di migliaia di professionisti che mancano, che dovremo far crescere con fretta e con cura almeno per alcuni anni. Sono in decisa riduzione anche i cosiddetti badanti, oggi abbondantemente al di sotto del milione. Non entro nella analisi delle cause ma esorto tutti a non ignorare questo aspetto.
Parlando poi della platea che riceverà il contributo per la “prestazione universale” di 850 euro mensili, su cui si è fermata la stampa, mi permetto di osservare che anche qui c’è una novità importante: aver varato una misura economicamente incisiva invece che la solita pioggia di pochi euro a tutti. Certo, la riforma richiederà almeno 10 miliardi e almeno 10 anni. In un processo di crescita che dovrà non solo essere di allargamento a tutti gli aventi diritto, ma anche di efficientamento del sistema assistenziale e sanitario nel suo complesso e di trasformazione del ruolo dell’ospedale in centro capace di mobilità e di erogazione di prestazioni di telemedicina e medicina digitale. Varare un’efficace presenza sul territorio e presso le abitazioni degli anziani ridurrà la gigantesca spesa ospedaliera inappropriata e quella residenziale, aiutandone la sostenibilità.
Quando si parla di milioni di non autosufficienti e fragili, una riflessione sui conti mi sembra sia d’obbligo.
Chiudo ricordando i 46 anni della legge Basaglia. Una rivoluzione nel campo della psichiatria: l’Italia abolì, tra i primi Paesi al mondo, i manicomi. È una legge che difendo anche se non fu applicata come si doveva. Ecco, il rischio di oggi per la 33: non compiere la necessaria transizione da un sistema basato sugli ospedali — e sugli istituti — ad una assistenza “community based”, diffusa cioè sul territorio e nelle abitazioni degli anziani. È anzitutto un cambio culturale per collegare comparti che ad oggi non si parlano. Incoraggiante che ben 53 aziende sanitarie della Fiaso abbiano deciso, con risorse proprie, di avviare sperimentazioni legate alla legge 33 sui propri territori: dimissione ospedaliera protetta e continuità assistenziale, telemedicina, co-housing, integrazione di servizi sociali, sanitari e assistenziali. Se la riforma parte è inarrestabile. E il motivo è semplice: gli anziani stanno meglio e si spende meno. C’è però bisogno di tutti per una Politica lungimirante.