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Il piano di Conte che sfianca il Pd

Elly Schlein a Bari (ansa)
Il punto del 6 aprile 2024
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La storia del “campo largo” sta finendo come era prevedibile: nel peggiore dei modi. La vicenda di Bari mette in luce non tanto la furbizia movimentista di Giuseppe Conte, quanto l’ingenuità del Pd. Tuttavia bisogna riconoscere che il capo dei 5S, uomo teso al potere a scapito di qualsiasi progetto ideale, riesce piuttosto bene a seguire un filo politico. Fino a trasmettere, e non da oggi, il senso di una “leadership”, per quanto approssimativa e molto grezza. Viceversa i suoi partner del Pd tendenza Schlein sono sempre in affanno, anche ora che il tempo sembra scaduto. Tempo per cosa? Per organizzare dei contenuti, cioè un’idea riformatrice del paese nel prossimo futuro. In poche parole, per essere aderenti alla realtà nel senso opposto a quello indicato dai “contiani”, maestri di un populismo spesso incoerente e fine a se stesso. Purtroppo dello stile su cui il Pd avrebbe dovuto costruire la propria proposta di governo, si è visto ben poco. Anche il rinnovamento interno ha lasciato …

La storia del “campo largo” sta finendo come era prevedibile: nel peggiore dei modi. La vicenda di Bari mette in luce non tanto la furbizia movimentista di Giuseppe Conte, quanto l’ingenuità del Pd. Tuttavia bisogna riconoscere che il capo dei 5S, uomo teso al potere a scapito di qualsiasi progetto ideale, riesce piuttosto bene a seguire un filo politico. Fino a trasmettere, e non da oggi, il senso di una “leadership”, per quanto approssimativa e molto grezza. Viceversa i suoi partner del Pd tendenza Schlein sono sempre in affanno, anche ora che il tempo sembra scaduto. Tempo per cosa? Per organizzare dei contenuti, cioè un’idea riformatrice del paese nel prossimo futuro. In poche parole, per essere aderenti alla realtà nel senso opposto a quello indicato dai “contiani”, maestri di un populismo spesso incoerente e fine a se stesso. Purtroppo dello stile su cui il Pd avrebbe dovuto costruire la propria proposta di governo, si è visto ben poco. Anche il rinnovamento interno ha lasciato a desiderare, se è vero che la palude di Bari non è stata vista né contrastata a sufficienza. Forse per mancanza di una classe dirigente già strutturata per affrontare le battaglie.

I giornali sono pieni di mezze notizie sulle candidature alle europee, ma si è capito che la ricerca di nomi di richiamo quasi mai corrisponde a una prospettiva coerente da indicare all’elettore. Ci sarà chi è fortunato, anche nel gioco delle preferenze, e verrà eletto; ci saranno invece quelli la cui funzione si esaurirà nell’aver fatto da richiamo verso qualche settore, magari assai minoritario, di opinione pubblica. Date queste premesse, le primarie si sono rivelate altrettante scialuppe perse nella tempesta. Altro che le “regole certe, pienamente discusse e condivise” dai vari soggetti chiamati in causa, come ha auspicato più volte una figura come Arturo Parisi, il cui contributo ancora oggi potrebbe essere prezioso, se si avesse l’umiltà di ascoltarlo. Le primarie di sono rivelate un altro grimaldello consegnato nelle mani tutt’altro che disattente di Conte. Interessante è il sondaggio recentissimo sul campo largo e il suo destino, fatto giusto all’indomani della frattura di Bari e trasmesso a “Porta a porta”. Colpisce la distanza tra i sostenitori del Pd e dei 5S nel valutare il tema. Nel partito di Elly Schlein il 66 per cento degli intervistati dice di credere ancora nel progetto - e questo è perfettamente legittimo - contro solo il 19 per cento che lo giudica fallito. Ci si aspetterebbe di vedere valutazioni simili nell’elettorato dei 5S, principale partner dei democratici. E invece, no. È quasi il contrario: solo il 22 per cento afferma di aver ancora fiducia nell’operazione, contro ben il 59 per cento che considera il campo largo un’ipotesi da archiviare. In breve, i due protagonisti la pensano in modo quasi diametralmente opposto. É logico che su queste basi non si va lontano. Gli elettori dei 5S intuiscono che il loro capo intende incalzare il Pd senza mai dargli la soddisfazione di una vera intesa. Lo sfianca un po’ alla volta come si fa con i cavalli da corsa, nell’attesa di affiancarlo o addirittura superarlo sul traguardo elettorale (e qui non è detto che il piano funzioni: esiste un’inerzia nell’opinione pubblica per cui il Pd resta un partito senza idee, ma più rassicurante del vascello corsaro dei “contiani” ex grillini). Il problema è che il campo largo nella visione di chi ancora ci crede, come il Pd, si risolve in un appello del tipo: “facciamo fronte comune contro le destre”. Una sorta di fronte popolare d’altri tempi. E una formula che ha già dimostrato di non essere efficace nell’Italia di oggi. Comunque il primo a non credervi è l’alleato che non è realmente tale.

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