La grande sete della Sicilia
di Stefano MancusoIn Sicilia non piove più. L’acqua negli invasi è molto inferiore al 50% della loro capacità e già ora è difficile immaginare come, senza un provvidenziale intervento meteorologico, sarà possibile garantire, nei prossimi mesi, l’acqua necessaria ai bisogni delle persone e delle attività produttive. La regione Sicilia ha chiesto lo stato di emergenza nazionale e a Palermo da ieri la pressione nelle tubature è diminuita così da risparmiare acqua fino alla prossima stagione invernale. Il fatto che in Sicilia, così come in gran parte del sud Italia e di vaste aree del Mediterraneo, le precipitazioni si siano ridotte drasticamente negli ultimi decenni non è, davvero, una novità. Soltanto qualche mese fa, a febbraio per la precisione, il Join Research Center dell’Ue (il centro di ricerca che fornisce i dati concreti su cui l’Ue dovrebbe basare le sue scelte) lanciava l’ennesimo segnale sulla siccità nel Mediterraneo. Dopo una sequenza ininterrotta di allarmi riguardanti la siccità in aree sp…
In Sicilia non piove più. L’acqua negli invasi è molto inferiore al 50% della loro capacità e già ora è difficile immaginare come, senza un provvidenziale intervento meteorologico, sarà possibile garantire, nei prossimi mesi, l’acqua necessaria ai bisogni delle persone e delle attività produttive. La regione Sicilia ha chiesto lo stato di emergenza nazionale e a Palermo da ieri la pressione nelle tubature è diminuita così da risparmiare acqua fino alla prossima stagione invernale. Il fatto che in Sicilia, così come in gran parte del sud Italia e di vaste aree del Mediterraneo, le precipitazioni si siano ridotte drasticamente negli ultimi decenni non è, davvero, una novità. Soltanto qualche mese fa, a febbraio per la precisione, il Join Research Center dell’Ue (il centro di ricerca che fornisce i dati concreti su cui l’Ue dovrebbe basare le sue scelte) lanciava l’ennesimo segnale sulla siccità nel Mediterraneo. Dopo una sequenza ininterrotta di allarmi riguardanti la siccità in aree specifiche dell’Europa meridionale, dalla Sicilia alla Sardegna, da Malta alla Catalogna, l’allarme siccità nel Mediterraneo è diventato una questione di rilevanza europea: “Eventi di siccità gravi e prolungati hanno colpito l’Europa per oltre due anni e l’Africa settentrionale per sei anni, causando carenze idriche e ostacolando la crescita della vegetazione”. Nello stesso rapporto, scriveva inascoltato il JRC, che i serbatoi in Sicilia erano al di sotto del livello di allerta e “potrebbe essere necessario un razionamento dell’acqua per garantire i servizi minimi”. La stessa sorte della Sicilia è toccata alla Catalogna — che ha dichiarato l’emergenza siccità a partire dal primo febbraio scorso — dove le riserve idriche sono ancora più basse che in Sicilia, alla regione dell’Algarve in Portogallo, alla Tunisia, l’Algeria, il Marocco. Insomma, dopo un 2023 che si è appena aggiudicato il titolo di anno più caldo mai registrato, il 2024 si presenta, oltre che molto, molto, caldo (affacciatevi alla finestra, per favore) anche come estremamente siccitoso. I due fenomeni sono ovviamente collegati. È una delle conseguenze più concrete del riscaldamento globale che colpisce ancora più severamente il Mediterraneo di quanto non faccia con altre aree, per ora, più fortunate del pianeta. Nel 2019, una ricerca pubblicata sulla rivista Nature, studiando la larghezza degli anelli di accrescimento degli alberi nell’ultimo secolo, dimostrava che esisteva inequivocabilmente una relazione fra l’aumento delle temperature e quello della siccità. Non è una cosa così scontata come si potrebbe pensare: l’aria più calda, ad esempio, può trasportare più umidità, e quindi più pioggia, ma anche far evaporare più acqua dal suolo di quanto non ne cada con la pioggia stessa. Si tratta di fenomeni complessi che possono avere un impatto differente nelle diverse regioni del pianeta e che nel Mediterraneo, per nostra sfortuna, portano ad un aumento significativo della siccità.
Come in tutto ciò che sta accadendo al nostro clima, che la causa prima sia opera dell’uomo non è in discussione. Rimane la meraviglia sulla totale mancanza di risposte efficienti di fronte alle dimensioni di ciò che accade. Nonostante decenni di allarmi la Sicilia si trova a dover chiedere alle Forze Armate navi cisterna e dissalatori. Cosa accadrà all’agricoltura, all’industria, o al turismo di tutte quelle regioni che non potranno garantire un’adeguata quantità di acqua? E ciò che vive oggi la Sicilia non è che l’anteprima di ciò che accadrà nei prossimi anni in gran parte d’Italia. Quanto del fiume di miliardi del Pnrr è stato investito nel migliorare lo stato dei nostri acquedotti colabrodo? Quanto in invasi collinari? O in dissalatori? Garantiamo l’acqua al sud del nostro paese o, quando sarà pronto, il ponte sullo stretto non servirà ad altro che a scappare.