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Dall’Aisi al G7. E il caso Cirielli

Bruno Valensise, nuovo direttore dell'Agenzia informazioni e sicurezza interna (Aisi) (ansa)

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Bruno Valensise sarà in carica dal 19 aprile: giusto in tempo per completare l’organizzazione del vertice di giugno in Puglia. Saranno settimane di massimo impegno per i servizi di sicurezza e le forze dell’ordine
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La giornata di ieri (martedì 9 aprile) è stata segnata dalla nomina del nuovo direttore dell’Aisi, l’agenzia d’intelligence dell’interno. La scelta caduta per la prima volta su un “civile”, non proveniente quindi dai ranghi delle forze armate, è già una novità e non di poco conto. L’alto funzionario è Bruno Valensise, che succede al generale dei Carabinieri, poi prefetto, Mario Parente, in carica da otto anni, a conferma della stima che ha sempre circondato la sua figura.

Anche Valensise è un nome che gode di considerazione trasversale sul piano istituzionale e politico. Stretto collaboratore della direttrice del Dis, l’ambasciatrice Belloni, e in ottimi rapporti con il sottosegretario Mantovano, si è distinto per l’equilibrio e la riservatezza con cui ha svolto via via i suoi incarichi.

È un uomo a cui è difficile rivolgere critiche sul piano professionale: ciò significa che in questi frangenti di confusione dovrebbe fornire tutte le garanzie del caso. Come si usa dire, la persona gi…

La giornata di ieri (martedì 9 aprile) è stata segnata dalla nomina del nuovo direttore dell’Aisi, l’agenzia d’intelligence dell’interno. La scelta caduta per la prima volta su un “civile”, non proveniente quindi dai ranghi delle forze armate, è già una novità e non di poco conto. L’alto funzionario è Bruno Valensise, che succede al generale dei Carabinieri, poi prefetto, Mario Parente, in carica da otto anni, a conferma della stima che ha sempre circondato la sua figura.

Anche Valensise è un nome che gode di considerazione trasversale sul piano istituzionale e politico. Stretto collaboratore della direttrice del Dis, l’ambasciatrice Belloni, e in ottimi rapporti con il sottosegretario Mantovano, si è distinto per l’equilibrio e la riservatezza con cui ha svolto via via i suoi incarichi.

È un uomo a cui è difficile rivolgere critiche sul piano professionale: ciò significa che in questi frangenti di confusione dovrebbe fornire tutte le garanzie del caso. Come si usa dire, la persona giusta al posto giusto. Non a caso Valensise siederà sulla poltrona dell’Aisi a partire dal 19 aprile: giusto in tempo per completare l’organizzazione del G7 di giugno in Puglia. Saranno settimane di massimo impegno per i servizi di sicurezza e le forze dell’ordine.

Le minacce non sono forse mai state così incombenti come in questi mesi. Il G7 rischia di subire attacchi, anche in forme imprevedibili, al pari delle Olimpiadi che prenderanno il via a Parigi di lì a poche settimane. S’intende, l’eccesso di pessimismo non serve, anzi è di pessimo auspicio. Ma l’ottimismo rischia di essere un lusso che nessuno oggi può permettersi.

Aver cominciato a sistemare gli assetti dei servizi, sembra un atto di saggezza che deve però trovare varie conferme strada facendo. In pratica, garantire la tranquillità di tutti gli ospiti e gli invitati sarà già un impegno gravoso. Ma farlo senza allarmare gli italiani, cioè senza stravolgere le vite di molti, equivarrà a scalare una ripida parete. Ed è proprio quello che ci si aspetta.

Ancora una volta la politica estera (compresi i temi della difesa) irrompe nella cronaca quotidiana. Fino a questo momento il governo Meloni ha fatto leva proprio sul quadro internazionale per acquisire credibilità e legittimarsi presso gli alleati e i vari partner commerciali. Le sue scelte si sono rivelate per lo più azzeccate. E ora al G7 si misureranno i risultati del lavoro fatto.

Ecco perché suscita qualche interrogativo senza risposta quel che è successo nelle ultime ore. In un convegno nell’ambito di Fratelli d’Italia, convocato per parlare dei 75 anni dell’Alleanza Atlantica, si sono ascoltate parole del viceministro degli Esteri, Cirielli, che hanno suscitato perplessità.

S’intende, ogni tesi è legittima, ma il problema è che Cirielli ha abbracciato un punto di vista alquanto eterodosso rispetto al solco della nostra politica estera. Dire, in sintesi, che l’imperialismo della Nato ha favorito la violazione del diritto internazionale da parte della Russia, significa allontanarsi dall’interpretazione che Giorgia Meloni ha sempre fatto sua, fino alla recente visita in Usa.

Insistere con l’argomento che «se tu fai una politica imperialista, gli altri si irrigidiscono», per cui «se avessimo fatto un’altra politica nei confronti della Russia, avremmo probabilmente evitato la guerra in Ucraina», significa mettersi sulla lunghezza d’onda di Orbán, non della Farnesina.

Sarebbe interessante capire se Cirielli parlava dopo essersi consultato con la premier, perché lei si è sempre mossa su un altro piano. Solo un abbaglio? A meno che lei non voglia, per interposta persona, lasciare uno spiraglio aperto verso il fronte trumpiano e le manovre di Salvini in quella direzione. Un gioco pericoloso e forse perdente.

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