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Se Conte, non il Pd, assolve Emiliano

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Nel momento in cui lancia la sua crociata moraleggiante contro il Pd, il leader del M5S stringe una sorta di patto con il maggior indiziato di aver costruito un sistema di potere in chiaroscuro
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Ci fu un tempo lontano in cui il Pci aveva l’autorità e la forza politica per restituire legittimità a personaggi pubblici che per un motivo o per l’altro l’avevano persa. Ci si avvicinava al partito di Togliatti o dei suoi successori e certi peccati politici della vita precedente venivano più che perdonati. I nuovi “cresimati” conoscevano una seconda giovinezza e insperati onori. Solo il vecchio Pci era in grado di operare una simile magia, a riconoscimento del ruolo che esso aveva assunto nella società del Dopoguerra, pur rimanendo all’opposizione.

È lecito domandarsi se la stessa funzione, sia pure in sedicesimo, non sia esercitata oggi dai Cinque Stelle di Conte. Il caso Emiliano dimostra che è così. L’affare pugliese andava riconosciuto per tempo dal Pd. Non è stato fatto, e non per responsabilità esclusiva della segretaria Schlein. A un certo punto, come tutti hanno visto, l’iniziativa è stata assunta dal capo dei 5S, che senza tanti complimenti ha cominciato a spiegare a quello…

Ci fu un tempo lontano in cui il Pci aveva l’autorità e la forza politica per restituire legittimità a personaggi pubblici che per un motivo o per l’altro l’avevano persa. Ci si avvicinava al partito di Togliatti o dei suoi successori e certi peccati politici della vita precedente venivano più che perdonati. I nuovi “cresimati” conoscevano una seconda giovinezza e insperati onori. Solo il vecchio Pci era in grado di operare una simile magia, a riconoscimento del ruolo che esso aveva assunto nella società del Dopoguerra, pur rimanendo all’opposizione.

È lecito domandarsi se la stessa funzione, sia pure in sedicesimo, non sia esercitata oggi dai Cinque Stelle di Conte. Il caso Emiliano dimostra che è così. L’affare pugliese andava riconosciuto per tempo dal Pd. Non è stato fatto, e non per responsabilità esclusiva della segretaria Schlein. A un certo punto, come tutti hanno visto, l’iniziativa è stata assunta dal capo dei 5S, che senza tanti complimenti ha cominciato a spiegare a quello che dovrebbe essere il suo alleato politico come si affronta la “questione morale”. E fin qui l’operazione è stata valutata dai commentatori.

Del resto, erano mesi che Conte si adoperava per sfiancare il partner, con l’eccezione del voto in Sardegna, dove era in campo una sua candidata. Purtroppo dalle parti del Nazareno c’era chi si illudeva e minimizzava lo scenario, rifiutandosi di accettare l’amara verità di un Conte pronto a tutto per danneggiare e se possibile disarticolare l’alleanza.

Il salto di qualità è avvenuto nelle ultime ore e siamo ben oltre l’uso della “questione morale” come carburante elettorale per le liste dei 5S a danno di quelle democratiche. È accaduto che nelle ore della massima tensione tra Emiliano e la dirigenza romana del Pd, il presidente della Puglia abbia rilasciato un’intervista al giornale ufficioso dei 5S, in cui si è letta la conferma che egli è stato assolto, in termini politici, e pienamente rilegittimato da Conte.

Vale a dire che nel momento in cui lancia la sua crociata moraleggiante contro il Pd, il cosiddetto “avvocato del popolo” stringe una sorta di patto con il maggior indiziato di aver costruito un sistema di potere in chiaroscuro.

Astuti entrambi: Conte per aver attuato con notevole prontezza di riflessi una manovra letale contro i suoi avversari che dovrebbero essere invece i suoi alleati; Emiliano per aver trovato un porto sicuro in cui ancorarsi. E soprattutto Conte si considera ormai in grado di dispensare assoluzioni e fornire salvacondotti. Gioca il fatto che Emiliano è un ex magistrato con un curriculum importante, per cui si chiude il cerchio.

Il partito, il M5S, considerato più vicino ad alcune procure, scatena la “questione morale” in campagna elettorale e al tempo stesso rimette all’onor del mondo il magistrato chiacchierato, forse ingiustamente, e ora alleato nella guerra politico-mediatica alle cosche. Il tutto mentre il Pd fatica a capire qual è la partita che si sta giocando.

Ora non sappiamo come finiranno le elezioni europee e quelle regionali. Potrebbe verificarsi il sorpasso dei 5S sul Pd, oppure no. Quel che conta è la capacità dei primi di prendere l’iniziativa e, come si dice in politichese, dettare l’agenda agli alleati. Fino a proteggere gli esponenti del Pd, come Emiliano, caduti in disgrazia.

Dopo il voto di giugno, quando riprenderanno i rapporti, il partito di Elly Schlein rischia di essere irrilevante. Con la leadership del centrosinistra che si è trasferita nelle mani di Conte. E questo anche se il M5S si trovasse ad avere meno voti del Pd. Il trasferimento del potere sembra essere in corso, a meno di una controffensiva di idee e iniziative.

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