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La Nato del Medio Oriente

Il cielo sopra Gerusalemme ieri notte (reuters)

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Dopo l’attacco a Israele
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Ci sono state due dichiarazioni, nelle drammatiche e angoscianti ore successive al massiccio attacco di droni e missili iraniani a Israele, che sembrano disegnare gli scenari, complessi e pieni di incognite, che si configurano nel quadrante mediorientale.

La prima, e sicuramente la più innovativa, quasi rivoluzionaria, dal punto di vista delle alleanze diplomatiche ma anche militari nella regione, è quella del ministro del Gabinetto di guerra Benny Gantz, che è stato per due volte in passato ministro della Difesa. “Costruiremo — ha detto Gantz — una coalizione regionale ed esigeremo un prezzo nel modo e nel momento che ci conviene”.

La seconda è venuta dal ministro degli Esteri iraniano Hossein Amir Abdollahian, secondo il quale la rappresaglia di Teheran all’attacco israeliano al consolato di Damasco, che ha eliminato alcuni alti ufficiali dei Guardiani della rivoluzione, è finita, salvo che ci siano “nuove aggressioni” da parte di Israele. Ha anche rivelato che gli Stati Uniti eran…

Ci sono state due dichiarazioni, nelle drammatiche e angoscianti ore successive al massiccio attacco di droni e missili iraniani a Israele, che sembrano disegnare gli scenari, complessi e pieni di incognite, che si configurano nel quadrante mediorientale.

La prima, e sicuramente la più innovativa, quasi rivoluzionaria, dal punto di vista delle alleanze diplomatiche ma anche militari nella regione, è quella del ministro del Gabinetto di guerra Benny Gantz, che è stato per due volte in passato ministro della Difesa. “Costruiremo — ha detto Gantz — una coalizione regionale ed esigeremo un prezzo nel modo e nel momento che ci conviene”.

La seconda è venuta dal ministro degli Esteri iraniano Hossein Amir Abdollahian, secondo il quale la rappresaglia di Teheran all’attacco israeliano al consolato di Damasco, che ha eliminato alcuni alti ufficiali dei Guardiani della rivoluzione, è finita, salvo che ci siano “nuove aggressioni” da parte di Israele. Ha anche rivelato che gli Stati Uniti erano stati informati “nelle prime ore della notte” dell’imminente “vendetta” iraniana, che, nonostante un “cocktail” micidiale di droni esplosivi, cruise e missili balistici, ha fatto danni limitati. E questo è un’ulteriore spiegazione della posizione molto netta assunta pubblicamente dalla Casa Bianca, che, secondo il New York Times, ha convinto Benjamin Netanyahu ad annullare una ritorsione immediata. John Kirby, il portavoce del Consiglio nazionale per la sicurezza, ha poi confermato che Biden “farà di tutto per impedire che ci sia una guerra regionale su larga scala”.

Il riferimento di Gantz alla “coalizione regionale” è la rivelazione che, nella notte tra sabato e domenica, è stata “ufficialmente inaugurata”, per usare l’espressione di The Times of Israel, la Mead, acronimo di Middle East Air Defence, che è la versione militare degli Accordi di Abramo, firmati nel 2020 da Israele con alcuni Stati arabi e che, se non ci fosse stato il massacro di Hamas del 7 ottobre, avrebbero potuto estendersi all’Arabia Saudita (ed è un’ipotesi che Hamas, in intesa con Teheran, abbia agito proprio per boicottare questa estensione). Perché in aiuto di Israele per fermare l’ondata di droni e missili partita dall’Iran — ed è la prima volta che il regime degli ayatollah attacca direttamente, anziché usare i suoi “proxies” — sono venuti non soltanto tre Paesi della Nato, Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia, ma anche un Paese arabo, che contro Israele ha combattuto tre guerre tra il 1948 e il 1973, prima di firmare un trattato di pace nel 1994.

L’intervento giordano a fianco di Israele è così rivoluzionario, appunto, per i futuri scenari mediorientali che Al Jazeera lo ha definito “scioccante”, mentre da Teheran hanno minacciato di fare di Amman “il prossimi obiettivo”. Ma non è un caso che sia stato Benny Gantz a parlare di una “coalizione regionale” perché, secondo alcune fonti, la Mead, questa sorta di “piccola Nato” mediorientale, è opera sua, costruita dopo la firma degli Accordi di Abramo con successivi accordi di sicurezza con Giordania, Marocco, Bahrein, e altri Stati che per ora “non possono essere rivelati”.

È molto probabile che nella creazione di questa coalizione ci sia la mano degli Stati Uniti. La linea diplomatica della Casa Bianca, con un presidente che si occupa di politica estera da quando entrò appena trentenne al Senato, è proprio quella di rafforzare, o favorire, alleanze regionali per contrastare le mire politiche e le ambizioni di aspiranti superpotenze militari o di “Stati canaglia”. È dei giorni scorsi la notizia della possibile adesione all’Aukus, il patto di sicurezza tra Australia, Gran Bretagna e Stati Uniti creato nel 2021, di Giappone e Canada. L’obiettivo è il contenimento della Cina (che difatti si è infuriata) e delle sue intimidazioni verso Taiwan, le Filippine, lo stesso Giappone.

Ed è anche probabile che dietro la relativa “moderazione” di cui ha fatto mostra nella sua dichiarazione il ministro degli Esteri di Teheran ci sia la consapevolezza che gli equilibri militari nella regione sono in evoluzione. E che l’“Asse della resistenza” (Hezbollah, le milizie sciite in Siria e Iraq, gli Houti dello Yemen e Hamas) con il quale l’Iran mira a soffocare Israele e minare l’influenza regionale degli Stati Uniti a favore di Russia e Cina, cominci a incontrare un’opposizione decisa da parte dei Paesi arabi sunniti, come ha dimostrato l’intervento “scioccante” della Giordania a fianco di Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia.

Ma l’evoluzione di questi scenari è, come sempre in Medio Oriente, appesa a un filo. E questo filo, al momento, è in gran parte nelle mani di Israele e da “quanta forza” deciderà di mettere nelle risposta all’attacco iraniano.

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